Bari, blitz della GdF nel settore delle VLT e delle scommesse: sequestri per oltre 60 milioni di euro

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L’operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla Dda di Bari, ha portato a un’ordinanza nei confronti di 23 persone. Secondo gli investigatori, la criminalità organizzata avrebbe infiltrato il comparto delle sale da gioco elettronico, utilizzando società e ticket vincenti per riciclare denaro di provenienza illecita.L’operazione della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura della Repubblica di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia è scattata il 6 luglio. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Procura, ha emesso un’ordinanza di misure cautelari personali nei confronti di 23 persone e disposto sequestri per un valore complessivo superiore ai 60 milioni di euro nei confronti di 79 soggetti, nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio e violenza privata aggravati dal metodo mafioso, oltre a peculato, bancarotta fraudolenta e diversi reati tributari.Il provvedimento è stato eseguito dalle prime ore della mattina da circa trecento finanzieri del Comando Provinciale di Bari, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO).L’indagine, durata a lungo e caratterizzata da una complessa attività investigativa, ha acceso i riflettori sui presunti interessi della criminalità organizzata barese nel settore dei giochi e delle scommesse, con particolare riferimento alle apparecchiature elettroniche da intrattenimento. Secondo l’accusa, alcuni gruppi criminali avrebbero progressivamente acquisito il controllo, diretto o attraverso prestanome, di numerose società del settore, utilizzandole anche per reinvestire denaro di provenienza illecita.Al centro dell’inchiesta ci sarebbe un imprenditore barese ritenuto vicino a uno storico clan della criminalità organizzata locale. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo avrebbe sfruttato il proprio peso criminale e una rete di rapporti con altri gruppi mafiosi del territorio, ai quali sarebbero stati riconosciuti cospicui versamenti mensili, per consolidare una posizione dominante nel mercato dei giochi e delle scommesse.Le verifiche condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari, con la collaborazione dello SCICO, avrebbero permesso di ricostruire il funzionamento di un sistema basato, secondo gli inquirenti, sul riciclaggio di denaro attraverso le sale VLT riconducibili al gruppo societario finito sotto indagine.Gli investigatori ipotizzano che le sale siano state create anche attraverso il reimpiego di capitali di origine criminale, con il supporto di un professionista ritenuto vicino agli interessi del gruppo. Il meccanismo di riciclaggio sarebbe passato soprattutto dalla gestione dei ticket vincenti, trasformati in uno strumento per dare una parvenza lecita a somme di denaro provenienti da attività illecite.Una delle modalità contestate riguarda l’utilizzo di persone compiacenti alle quali sarebbero state intestate vincite ottenute da altri soggetti che volevano evitare l’identificazione. In cambio della disponibilità a figurare come vincitori, queste persone avrebbero ricevuto una percentuale della somma, mentre il reale vincitore avrebbe incassato il premio in contanti con una decurtazione.Un altro sistema ricostruito dagli investigatori riguarda la compravendita di ticket vincenti: soggetti interessati a trasformare denaro contante in somme apparentemente regolari avrebbero acquistato i tagliandi, successivamente inseriti nelle apparecchiature VLT attraverso la procedura “ticket-in/ticket-out”, per poi riscuotere il nuovo titolo vincente tramite i canali previsti dalla normativa antiriciclaggio.Secondo l’accusa, vi sarebbe stato anche un ulteriore utilizzo illecito dei ticket, intestati formalmente a persone riconducibili a gruppi criminali locali per giustificare disponibilità economiche di origine sospetta. In alcuni casi, gli investigatori ipotizzano che le procedure di identificazione previste dalla normativa antiriciclaggio siano state aggirate attraverso false sottoscrizioni della documentazione.L’inchiesta avrebbe inoltre fatto emergere un presunto sistema di evasione degli obblighi fiscali legati agli apparecchi da gioco. Attraverso accertamenti finanziari, gli investigatori ritengono di aver ricostruito la mancata corresponsione al concessionario di parte degli incassi destinati al pagamento del Prelievo Erariale Unico (PREU), oltre all’utilizzo di un sistema di fatture ritenute false per drenare profitti e reinvestire le somme in altre attività.Durante le indagini è stato infine approfondito un episodio avvenuto in carcere che vede coinvolto il principale indagato. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe cercato di impedire il percorso di collaborazione con la giustizia intrapreso da un altro detenuto, prima attraverso minacce verbali e poi con un’aggressione fisica, la cosiddetta “cappotta”, realizzata con il coinvolgimento di cinque detenuti ritenuti suoi sodali.L'articolo Bari, blitz della GdF nel settore delle VLT e delle scommesse: sequestri per oltre 60 milioni di euro proviene da La Verità.