Un caso recente dal Canada illumina con cruda evidenza la natura profondamente inumana della maternità surrogata, una pratica che nemmeno il più autentico spirito liberale e libertario dovrebbe avallare.La vicenda: una coppia gay canadese ha citato in giudizio la madre surrogata che aveva portato in grembo il loro figlio (loro?), chiedendo un risarcimento di circa 600 mila dollari. Il motivo? Il feto presentava una malformazione congenita labiopalatoschisi (volgarmente detto labbro leporino, una problematica ormai ampiamente risolvibile attraverso un intervento chirurgico): la coppia aveva dunque chiesto l’aborto, ma la donna si era rifiutata dopo ulteriori accertamenti che confermavano una condizione compatibile con una vita più che dignitosa.Il bambino è nato e oggi la coppia accusa la surrogata di averli tenuti all’oscuro, causando loro “forte stress”. Praticamente un bimbo viene trattato alla stregua di un elettrodomestico che, arrivando a casa lievemente danneggiato, legittima i proprietari a richiedere un cambio o un rimborso.Siamo al baratro dell’umano. Peraltro in Canada la legge proibisce espressamente il pagamento alla madre surrogata: la gestazione deve essere altruistica, con un rimborso soltanto delle spese documentate. Pagare per un bambino è reato, punibile con multe salatissime o peggio con il carcere.Eppure, nella pratica, il meccanismo è identico a una transazione commerciale. Si seleziona una donna come contenitore, si impiantano embrioni creati in laboratorio, si monitora il prodotto e, se non risponde agli standard di perfezione attesi, si pretende di scartarlo e si chiede persino un lauto risarcimento. Letteralmente come al mercato: si tocca, e se c’è un difetto si butta via. Solo che qui non si tratta di una mela ammaccata, ma di un essere umano.Questo episodio è l’ennesima dimostrazione di quanto questa pratica sia un abominio vero e proprio. La madre surrogata non è e non sarà mai una semplice portatrice: cede letteralmente il suo corpo, essendo ridotta a incubatrice a noleggio.Quando rifiuta di abortire, esercitando un diritto elementare sulla vita che porta in grembo, viene trascinata in tribunale. I committenti, che si erano detti pronti ad accogliere il bambino dopo rassicurazioni mediche, ora pretendono danni per lo stress emotivo.La donna, dal canto suo, ha chiesto invece il rimborso delle spese sostenute, finendo sola con un neonato che i genitori “intenzionali” (anche questo, un paradosso: come possono due genitori essere “intenzionali” attraverso un corpo non loro?) sembravano pronti a rifiutare.Dunque, benché in Canada legalmente non si possa pagare un bimbo, questa rimane evidentemente una brutta storia di soldi davanti al miracolo di una nuova vita. L’evidenza empirica che anche dove la legge vieta il compenso esplicito, la dinamica rimane quella di una compravendita.Le coppie pagano agenzie, cliniche, viaggi, embrioni. La donna offre il proprio utero e la propria salute in cambio di un rimborso. E il bene scambiato è il bambino stesso. Ma come può essere un figlio paragonabile a un servizio? La possibilità di “ordinare” un bambino e pretendere di eliminarlo se imperfetto trasforma la procreazione in un atto inqualificabile.E infatti è stata proprio la madre a salvare il bambino e a scegliere di non abortire. Si spera per innato istinto di protezione materna e non perché altrimenti, come in un qualsiasi procedimento industriale, abortendo avrebbe dovuto ricominciare tutto da capo… Chi ha ancora un briciolo di umanità non potrà mai arrendersi alla seconda ipotesi.Certamente l’utero in affitto, sebbene nel tempo edulcorato e smussato attraverso l’utilizzo di parole più dolci come “gestazione per altri”, rimane uno squallore disumano, soprattutto per la donna che nella pratica viene equiparata a una fattoria su gambe. Eppure le femministe tacciono o peggio concordano e promuovono questa pratica. Per quale ragione?Alessandro Bonelli, 16 luglio 2026L'articolo Il bimbo non è “perfetto”, la madre surrogata non vuole abortire: coppia gay le fa causa per 600mila euro proviene da Nicolaporro.it.