Cina. Pechino sfida gli Stati Uniti e costruisce un’alleanza globale sull’intelligenza artificiale

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di Giuseppe Gagliano – La competizione tra Cina e Stati Uniti sull’intelligenza artificiale entra in una nuova fase strategica. Alla Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale di Shanghai, Pechino ha promosso la nascita dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale, sostenuta da ventinove Paesi, con l’obiettivo di consolidare una rete internazionale alternativa a quella guidata dagli Stati Uniti.L’iniziativa conferma la volontà cinese di estendere la propria influenza ben oltre la competizione tecnologica, proponendo ai Paesi emergenti sistemi di intelligenza artificiale più economici, meno soggetti ai controlli occidentali e adattabili alle esigenze locali. La strategia punta a rafforzare la presenza cinese in Asia, Africa, America Latina e Medio Oriente, dove il costo delle tecnologie rappresenta spesso un fattore decisivo.Gli Stati Uniti mantengono un vantaggio nella ricerca, nello sviluppo dei semiconduttori più avanzati e nella capacità di attrarre investimenti privati, mentre la Cina continua a ridurre il divario grazie al forte sostegno pubblico, alla disponibilità di enormi quantità di dati e a un’imponente capacità produttiva. Se i modelli cinesi continueranno a migliorare mantenendo costi inferiori, potrebbero conquistare quote crescenti dei mercati internazionali.La competizione riguarda anche la definizione degli standard globali. Attraverso la nuova organizzazione, Pechino mira infatti a influenzare le regole internazionali sulla sicurezza informatica, sulla gestione dei dati, sulla certificazione dei sistemi e sull’accesso ai mercati. Si confrontano così due modelli differenti: quello statunitense, fondato sull’iniziativa delle grandi aziende private, e quello cinese, caratterizzato da un ruolo centrale dello Stato nel coordinamento della ricerca e degli investimenti.L’intelligenza artificiale assume inoltre un’importanza crescente sul piano militare. Le nuove tecnologie vengono già impiegate nell’analisi delle immagini satellitari, nella guerra elettronica, nella difesa informatica, nella gestione dei sistemi senza pilota e nel supporto alle operazioni militari. Per Washington il controllo delle esportazioni di semiconduttori avanzati resta uno strumento fondamentale per rallentare lo sviluppo tecnologico cinese, mentre per Pechino raggiungere l’autosufficienza produttiva è ormai una priorità strategica.La sfida coinvolge anche energia, materie prime e infrastrutture. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale richiede infatti enormi capacità di calcolo, grandi quantità di elettricità, minerali strategici e investimenti nelle reti digitali, elementi destinati a ridefinire le catene globali di approvvigionamento e ad accentuare la competizione industriale.In questo scenario l’Europa continua a trovarsi in una posizione intermedia. Pur disponendo di importanti competenze scientifiche e industriali, resta dipendente dagli Stati Uniti per molte piattaforme digitali e dall’Asia per numerosi componenti essenziali. Senza un rafforzamento della propria capacità tecnologica e produttiva, rischia di rimanere soprattutto un mercato di destinazione per le tecnologie sviluppate dalle due principali potenze mondiali.La conferenza di Shanghai conferma infine che la competizione tra Washington e Pechino non riguarda più soltanto l’innovazione tecnologica, ma il controllo delle regole, delle infrastrutture e dell’influenza economica e politica che l’intelligenza artificiale eserciterà sull’ordine internazionale nei prossimi decenni.