La Camera ha approvato l’emendamento che rivoluziona la Circoscrizione Estero. Al Senato nascerà un collegio unico mondiale, mentre alla Camera le quattro ripartizioni saranno ridotte a due: Europa e Resto del Mondo.Rappresentanti della maggioranza di Governo spiegano si tratti di una razionalizzazione del sistema. Per i Partiti dell’opposizione e, in particolare per il Partito Democratico, invece, è l’esatto contrario: un autentico stravolgimento della rappresentanza degli italiani nel mondo.Dalle dichiarazioni dei parlamentari Dem eletti all’estero emerge un giudizio unanime e durissimo. La riforma viene descritta come un’operazione che non punta a migliorare il voto o a renderlo più sicuro, ma a ridisegnare Collegi e Circoscrizioni per ottenere quel consenso che, secondo l’opposizione, non si riesce a conquistare nelle urne. L’accusa è semplice quanto pesante: dove mancano i voti, si cambiano le regole.Secondo i deputati del Pd, accorpare comunità lontanissime tra loro significa cancellare il rapporto diretto tra eletti ed elettori, mettendo nello stesso contenitore realtà che hanno storie, problemi e priorità completamente diverse. Seguendo questa logica, viene da chiedersi perché fermarsi agli italiani nel mondo. Tanto varrebbe creare un unico collegio nazionale mettendo insieme Lombardia, Molise, Valle d’Aosta, Basilicata e Umbria. Un capolavoro geografico, forse. Di certo non della rappresentanza.Per l’opposizione, milioni di italiani residenti all’estero rischiano così di trasformarsi da cittadini con un territorio di riferimento, a semplici numeri da redistribuire sulla carta, sacrificando oltre vent’anni di rappresentanza costruita con la Circoscrizione Estero.La conclusione più dura arriva dal deputato Nicola Carè, che lancia un messaggio politico destinato a far discutere: «Gli italiani all’estero non dimenticheranno e ve la faranno pagare democraticamente. Hanno la penna per farvi pagare la vostra arroganza.»La risposta, dunque, non arriverà in Aula, ma nelle urne. Sempre che, ironizzano i più critici, nel frattempo non cambi ancora la geografia del voto. (Pier Francesco Corso)