Si intitola “Le reti” la prima tavola rotonda della nuova edizione de La Ripartenza, l’evento ideato da Nicola Porro, quest’anno per la prima volta a Maratea, in Basilicata, all’Hotel Santavenere. Protagonisti di questo confronto Agostino Scornajenchi (Amministratore Delegato di Snam), Pasqualino Monti (Amministratore Delegato Terna), Vincenzo Ranieri (Amministratore Delegato di E-Distribuzione) e Filippo Ghirelli (Founder & Executive Chairman INFRACORP).Riflettori accesi sull’energia elettrica, i numeri non lasciano grandi margini di interpretazione. “I numeri sono abbastanza noti e oggettivi”, la sottolineatura di Agostino Scornajenchi: “L’elettricità non è una fonte ma un vettore. Il resto è combustibile fossile. Se andiamo a vedere com’è fatta l’elettricità, il 50% è fatto col fossile. Del restante 50%, un terzo lo importiamo dalla Francia, un altro terzo lo produciamo con l’idroelettrico, il restante terzo è fotovoltaico”.“Il fossile ha un peso importante nell’economia del mondo, questo è un fatto. La media mondiale è all’86%, l’Europa è tra il 75 e l’80%. L’Italia è all’80%. Questi sono gli ordini di grandezza”, ha aggiunto, per poi invocare una riflessione seria e non ideologica sul dossier: “Bisogna conoscere questa composizione e bisogna saper integrare questi vettori. Altrimenti si cade nel dibattito calcistico. Ci vuole un mix di fonti equilibrato, legato da infrastrutture diverse”.“Noi abbiamo determinate fonti per creare l’energia. Bisogna fare un ragionamento pragmatico: abbiamo una necessità – il fabbisogno nazionale – e quella necessità va coperta. L’unica fonte programmabile di energia è il gas. Poi ci sono le fonti rinnovabili – che crescono e devono crescere – e hanno un impatto importante. Dobbiamo integrare le rinnovabili, è un obiettivo che deve camminare insieme con la capacità che Terna deve avere di rendere sicura questa integrazione”, è l’analisi di Pasqualino Monti, che sulla possibilità di distribuire solo rinnovabili a partire dal 2050 è categorico: “Fino al 70-80%, poi ci sarà gas o nucleare. Se non ci fosse il nucleare, sarebbe una sconfitta per il Paese”.Nel corso del suo intervento, Monti ha spiegato: “Nel breve e medio termine le fonti rinnovabili rappresentano una delle soluzioni per decarbonizzare il sistema elettrico e ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese. Grazie alla loro maturità tecnologica e alla competitività economica, le rinnovabili contribuiscono ad abbassare il prezzo dell’energia e a ridurne la volatilità”. E ancora: “Sul lungo termine, sebbene eolico e solare si confermino pilastri fondamentali della transizione energetica, per garantire un sistema sicuro e sostenibile anche dal punto di vista economico, sarà necessario affiancare alle fonti rinnovabili una quota limitata di generazione programmabile a basse emissioni, in grado di assicurare flessibilità e continuità del servizio anche in uno scenario a zero emissioni”“Noi siamo quelli che consumiamo”, l’esordio ironico di Filippo Ghirelli: “Noi lavoriamo in un’ottica di infrastrutture sistemiche: progettiamo, sviluppiamo e realizziamo infrastrutture vitali per qualsiasi forma di sviluppo. Noi andiamo sui progetti un po’ più complicati: prendiamo le cose che sono state abbandonate, per esempio come ricostruire una rete di aeroporti di fascia secondaria per collegare il Paese. Stiamo anche lavorando su come alimentare i data center. E crediamo tantissimo nel percorso dello spazio”. Ghirelli ha poi aggiunto: “La cosa più interessante è che tutto questo può essere raggruppato tramite un’infrastruttura totalmente digitale che si basa sulla sistemicità. Le infrastrutture vanno programmate e l’unico modo per poterlo fare è integrare tutti questi sistemi. L’approccio non è più ideologico: l’energia è quella che è, le rinnovabili non sono la risposta a tutto. Questo approccio ci consente di progredire in maniera sistemica e non emergenziale”.Massimo Balsamo, 17 luglio 2026L'articolo Non solo rinnovabili: senza gas e nucleare l’Italia resta al buio proviene da Nicolaporro.it.