Marocco. ‘Rabat spiò Lecornu’: scandalo durante la visita del premier francese

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di Alessandra Fabbretti / Dire * – Il Marocco sin dal 2017 avrebbe utilizzato il software di intelligence Pegasus per spiare ministri francesi, tra cui l’attuale primo ministro Sébastien Lecornu, che proprio oggi si trova a Rabat in missione diplomatica: lo afferma il consorzio giornalistico Forbidden Stories citando nuove prove, che confermerebbero “tracce di compromissione” da parte di Pegasus sui telefoni di 7 ministri che in quegli anni formavano il governo.Questo sarebbe avvenuto inoltre mentre Parigi valutava di acquistare Pegasus, un’operazione a cui poi lo stesso Macron ha detto no. Si tratta di accuse che causano non poco imbarazzo tra i governi di Parigi e Rabat. Atterrato nella serata di ieri, Lecornu si trova infatti in Marocco insieme ad altri 12 ministri per rilanciare la cooperazione in ambito commerciale, di difesa e sicurezza, e soprattutto confermare che i rapporti tra Francia e Marocco sono tornati buoni, dopo due anni di gelo. In queste ore l’inchiesta del consorzio – a cui partecipa anche Le Monde – sostiene invece tra le altre cose che nel 2019 il governo del Marocco avrebbe spiato le email e l’I-Phone dell’attuale premier, che allora era ministro per gli Enti locali. L’obiettivo sarebbe stato quello di reperire comunicazioni di oppositori politici interni al regno nordafricano. Le nuove rivelazioni di Forbidden Stories si fondano sulle testimonianze inedite di ex funzionari della Direzione Generale per la Sorveglianza Territoriale (Dgst), l’agenzia di intelligence interna marocchina. Secondo l’inchiesta, gli ex 007 hanno contribuito a svelare i meccanismi impiegati dalla Dgst per spiare attivisti e dissidenti, tra cui il giornalista Omar Radi, il primo a denunciare ad Amnesty di essere “tenuto sotto sorveglianza”. Una ricostruzione che, come conclude il consorzio, illustrerebbe “una tattica di repressione ben orchestrata” dai servizi segreti di Rabat. Mentre dal governo marocchino negano qualsiasi coinvolgimento, chiedendo di fornire “prove” di tali accuse, dall’ufficio del presidente Macron e del primo ministro Lecornu hanno preferito non commentare, così come affermano i media francesi.D’altronde, per Parigi il viaggio di Lecornu è più che importante: dopo anni di gelo, causati dal rifiuto della Francia di riconoscere le rivendicazioni di Rabat sul Sahara Occidentale – lingua di terra tra Marocco, Mauritania e Algeria rivendicata dal popolo saharawi rappresentato dal Fronte Polisario col sostegno dell’Algeria – nel 2024 ha infine ceduto, complice anche il bisogno di ritrovare alleati nell’Africa nord-occidentale, dopo l’allontanamento di vari Paesi del Sahel. A far riavvicinare la Francia al Marocco c’è il bisogno di trovare amici anche rispetto all’espansione commerciale e/o militare di Cina, Russia e Turchia in Africa. Il Marocco è un candidato perfetto: politicamente stabile e con istituzioni solide, sta anche registrando ottime performance economiche: agiungo la Banca Mondiale lo ha indicato al primo posto in Africa per industrializzazione. L’inchiesta del 2021 di Forbidden Stories e Amnesty International getta però lunghe ombre sulle condizioni dello Stato di diritto e delle libertà democratiche. I due organismi sono stati infatti i primi a svelare che il governo del Marocco – insieme a molti altri nel mondo – impiegò il malware dell’azienda israeliana Nso Group per “spiare” gli smartphone di politici, ma anche giornalisti, attivisti e difensori dei diritti umani, rubando contatti telefonici, foto, video e arrivando persino ad ascoltare le conversazioni, in chiamata e non. Uno scandalo a cui l’Ue ha reagito istituendo una Commissione d’inchiesta sull’uso di Pegasus e approvando una serie di norme per regolamentare l’uso dei software di spionaggio venduti da Paesi terzi. * Fonte: agenzia Dire.