“Il problema”. Così viene definita la questione di Cipro sin dal 1974, anno in cui in risposta ad un tentato golpe greco la Turchia ha bombardato l’isola, occupandone il 37%. Al momento la parte meridionale di Cipro è un Paese membro dell’Ue, mentre la parte settentrionale si è autoproclamata repubblica turco-cipriota del nord, ma non è riconosciuta dalla comunità internazionale perché figlia di una invasione armata. La Commissione europea ha deciso di assegnare il dossier cipriota al vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, al fine di trovare una soluzione potabile non solo per entrambe le parti, ma evidentemente anche per la geopolitica continentale, dal momento che non ci sono solo la politica e la storia che si intrecciano nell’isola che diede i natali ad Afrodite, ma anche il dossier energetico. Per questa ragione la Commissione si pone come obiettivo una “soluzione globale, funzionale e sostenibile”.Il dossier energeticoAl largo dell’isola infatti sono stati scoperti i più grossi giacimenti di gas dell’intero Mediterraneo orientale. Si pensi a Glaukos, individuato nel 2019 nel Blocco 10 della Zona Economica Esclusiva (Zee) capace di contenere oltre 3.7 trilioni di piedi cubi di gas. Un mese fa il consorzio ExxonMobil (60% di quota) e QatarEnergy (40%) ha firmato un accordo storico con il governo di Nicosia che dichiara ufficialmente commercializzabile il gas di Glaukos e del vicino giacimento di Pegasus. Entro il 2033 partirà la produzione e il gas estratto dovrebbe essere inviato tramite un gasdotto sottomarino in Egitto, per poi subire il processo di liquefazione negli impianti di Damietta e Idku, quindi essere immesso nei mercati europei.O si pensi al giacimento di gas naturale Aphrodite, scoperto nel 2011, con circa 129 miliardi di metri cubi di gas: è gestito da un consorzio guidato da Chevron (35%), Shell (35%) e NewMed Energy (30%). Per cui come rappresentante speciale della Commissione per Cipro Fitto lavorerà per il cosiddetto processo di risoluzione della questione nel quadro delle Nazioni Unite, in stretta collaborazione con l’inviata personale del Segretario generale dell’Onu per Cipro, María Ángela Holguín Cuéllar.Le rivendicazioni marittime e l’interesse dell’UeLa questione cipriota, al fine di essere analizzata nella sua completezza e compresa all’interno di una cornice che non si limiti solo alla diarchia “Grecia-Turchia”, deve gioco forza abbracciare il perché le Zee di Grecia, Turchia, Cipro, Egitto, Libano e Israele è un corpo geopolitico unico, che presenta numerose intersezioni sia con l’Ue che con il Medio oriente. La domanda vera (retorica) è se la definizione di un inviato speciale poteva essere decisa prima.Oggi Fitto dovrà affrontare una serie di aspetti interconnessi, come le mappe delle alleanze in quegli specchi d’acqua, l’accesso industriale collegato allo sviluppo energetico, le interferenze esterne, gli impegni continentali e la capacità dei soggetti coinvolti di fare tutti un passo indietro per compierne due in avanti. Basti pensare che ai giacimenti scoperti a Cipro vanno idealmente sommati Tamar e Leviathan al largo di Israele, Zohr al largo dell’Egitto. Facile comprendere come c’è chi potrà sviluppare una strategia di iper sfruttamento, chi deciderà di ovviare su altre rotte (come l’accordo sulla Zee tra Libia e Turchia), chi vorrà esercitare una pressione per mutare gli equilibri, chi come Israele Cipro e Grecia si è già organizzato per un sistema difensivo comune.Ma al netto di tutto ciò, e quindi delle rivendicazioni marittime note ormai da tempo, spicca un altro elemento che l’inviato speciale dovrà tenere conto: alla luce dei recenti sviluppi di carattere internazionale, come la crisi a Hormuz, l’uso geopolitico del Mar Nero (già testato nella crisi del grano con l’Ucraina) e i riflessi della guerra tra Iran e Israele nell’intero bacino mediterraneo, l’Ue ha bisogno di rafforzarsi e, conseguentemente, sanare le proprie criticità. Quella più evidente nel fronte sud-orientale è proprio Cipro, che è diventata oltremodo strategica anche come polo di difesa e osservazione europea e atlantica verso l’intero quadrante mediorientale. Lo dimostra la decisione di costruire una base per sottomarini nucleari e i discorsi sulla possibile adesione di Nicosa alla Nato.