La nuova Via della seta spaziale: come la Cina sta conquistando il riutilizzo dei vettori

Wait 5 sec.

di Alessandro Pompei – Il 10 luglio la Cina ha compiuto un’impresa storica, riuscendo a recuperare per la prima volta il primo stadio del vettore riutilizzabile Long March 10B. Lanciato dall’isola tropicale di Hainan, il booster è atterrato alle 12:15 locali (le 6:15 italiane) direttamente sulla nave di recupero Linghangzhe (il cui nome significa Pioniere o Navigatore), che lo attendeva in mare aperto a circa 300 chilometri di distanza.Questo straordinario sistema si basa su un’imponente nave appoggio lunga 144 metri, larga 50 e con un dislocamento di oltre 25.000 tonnellate. Pilotata da remoto, l’imbarcazione raggiunge in autonomia le coordinate stabilite, dove sfrutta sofisticati propulsori direzionali (sistema DP2) per rimanere perfettamente immobile e contrastare il moto ondoso durante le delicate fasi di rientro.La vera rivoluzione di questo metodo di cattura risiede nell’ottimizzazione del vettore: non dovendo supportare il peso e l’ingombro delle tradizionali gambe di atterraggio estensibili (tipiche del Falcon 9 di SpaceX) il razzo beneficia di una sensibile riduzione della massa a vuoto, traducibile in una maggiore capacità di carico utile da immettere in orbita.I primi, storici tentativi cinesi di recupero del primo stadio risalgono alla fine del 2025, in una doppietta di test ravvicinati conclusi con un impatto al suolo. Il primo ha visto protagonista l’azienda privata LandSpace che, il 3 dicembre 2025, ha lanciato il suo vettore pesante Zhuque-3 (ZQ-3); nonostante il corretto inserimento in orbita di un simulatore di massa, un’anomalia nella fase di riaccensione dei propulsori ha causato la perdita del booster durante la discesa. Appena venti giorni dopo, il 23 dicembre, è stata la volta del Long March 12A che, replicando esattamente lo scenario del gemello diverso, ha completato con successo la missione orbitale primaria per poi schiantarsi a terra a causa di problemi ai motori in fase di rientro.La svolta sembrava dover arrivare il 1° giugno 2026 con il debutto del Long March 12B. Tuttavia, trattandosi del volo inaugurale di un vettore inedito e, soprattutto, avendo a bordo un carico operativo pagante anziché un simulatore di massa, i tecnici hanno preferito non rischiare: si è optato per un rientro controllato distruttivo, rimandando il recupero del primo stadio a voli futuri. La missione è stata comunque un successo pieno, avendo immesso in orbita polare i primi due satelliti della costellazione Qianfan (nota anche come Spacesail). Questa mega-costellazione rappresenta la risposta di Pechino a Starlink: un ambizioso network che, dopo i recenti lanci estivi del 2026, ha ormai superato i 200 satelliti attivi in orbita, marciando spedito verso il completamento della prima fase da 1.296 unità. Sarà proprio il Long March 12B, una volta ottimizzato il recupero, a farsi carico della maggior parte dei lanci per completare la costellazione, che punta all’incredibile traguardo di 15.000 satelliti entro il 2030.La famiglia di vettori spaziali Long March 10 (CZ-10) è composta da sistemi di lancio medio-pesanti che, a seconda della configurazione, si posizionano nella stessa classe dei Falcon 9 e Falcon Heavy di SpaceX. Di questo vettore esistono attualmente tre versioni: una pesante, predisposta per il lancio in un sistema modulare a tre corpi (configurazione analoga al Falcon Heavy) e dotata di tre stadi per le missioni lunari abitate; e due versioni a singolo modulo (core unico) e doppio stadio, il Long March 10A (CZ-10A) ed il Long March 10B (CZ-10B).Queste ultime due varianti differiscono tra loro per la tipologia di propulsione del secondo stadio e per la categoria di missione: il Long March 10A è il vettore “istituzionale” di Stato, destinato al volo umano e al supporto della stazione spaziale Tiangong (come il lancio della navetta Mengzhou), mentre il Long March 10B è la versione commerciale, ottimizzata per abbattere i costi e lanciare i satelliti delle megacostellazioni civili come Qianfan.L’intera famiglia dei vettori Long March 10 condivide la medesima architettura di base per il primo stadio, strutturato su moduli da 5 metri di diametro spinti da sette propulsori YF-100K a cherosene e ossigeno liquido. Nelle versioni a singolo modulo (10A e 10B) il primo stadio conta quindi sette motori complessivi, mentre nella variante pesante lunare i moduli diventano tre affiancati, portando il totale a 21 propulsori al decollo. L’intera famiglia dei vettori Long March 10 condivide la medesima architettura di base per il primo stadio, strutturato su moduli da 5 metri di diametro spinti da sette propulsori YF-100K a cherosene e ossigeno liquido. Nelle versioni a singolo modulo (10A e 10B) il primo stadio conta quindi sette motori complessivi, mentre nella variante pesante lunare i moduli diventano tre affiancati, portando il totale a 21 propulsori al decollo.Il secondo stadio, invece, è destinato a venire perduto alla fine di ogni missione, poiché l’eccessiva velocità orbitale e l’assenza di uno scudo termico ne rendono impossibile il rientro controllato nell’atmosfera. La motorizzazione di questo stadio superiore varia sensibilmente tra i due modelli a core singolo: il Long March 10A monta due propulsori YF-100M sempre a ossigeno-cherosene per garantire la massima affidabilità nei voli con equipaggio, mentre il secondo stadio del Long March 10B è equipaggiato con un singolo propulsore YF-219 a metano e ossigeno liquido (Methalox). Quest’ultimo è affine ai propulsori Raptor di SpaceX per l’utilizzo degli stessi propellenti ecologici e puliti, anche se adotta un ciclo a generatore di gas meccanicamente più semplice ed economico rispetto al complesso sistema a flusso completo del motore americano.La Cina sta investendo massicciamente nei vettori riutilizzabili attraverso tre principali programmi statali, affiancati da diverse iniziative private fortemente sostenute dal governo. Al momento, la corsa al riutilizzo è guidata da due storici istituti pubblici: la CALT (che insieme alla sua sussidiaria China Rocket gestisce la variante commerciale del Long March 10B) e la SAST, produttrice del più piccolo Long March 12. Quest’ultimo è un lanciatore medio a due stadi sviluppato per il mercato commerciale e declinato in tre varianti: la versione base a perdere (operativa dal 2024) e due evoluzioni destinate al recupero del primo stadio: il Long March 12A (con diametro di 3,8 metri e propulsione Methalox) e il Long March 12B (con diametro di 4,2 metri e propulsione Kerolox basata sui motori YF-102R).Il progetto più ambizioso resta però il Long March 9 (Chángzhēng jiǔhào o CZ-9), un lanciatore super-pesante interamente riutilizzabile, omologo per categoria e prestazioni al gigantesco Starship di SpaceX. Sviluppato e prodotto dalla CALT, questo vettore ha subito una drastica revisione concettuale: se fino al 2021 era prevista una configurazione affine all’SLS americano, nel 2022 si è optato per una formula orientata al recupero totale. Si tratta di un gigante alto complessivamente circa 114 metri, con un diametro di 10,6 metri e una capacità di carico di 150 tonnellate in orbita bassa terrestre (LEO), che diventano 54 per le missioni di inserzione lunare.Il debutto del Long March 9 è programmato per il 2033. Il suo impiego non si limiterà alla costruzione della International Lunar Research Station (ILRS), la base permanente che Cina e Russia intendono realizzare sul suolo lunare, ma supporterà anche l’assemblaggio di stazioni spaziali orbitali e la messa in orbita delle prime centrali solari spaziali, progettate per trasmettere l’energia a terra tramite fasci di microonde o fasci laser.Il Long March 9 sarà inoltre il pilastro logistico per le ambizioni marziane di Pechino: l’agenda prevede una fase di esplorazione con equipaggio entro la fine degli anni ’30, a cui seguiranno lo sbarco e la realizzazione di una base permanente tra gli anni ’40 e i primi anni ’50. In quest’ottica, appare particolarmente significativa la scelta cinese di puntare su propulsori a metano e ossigeno liquido (Methalox) per il secondo stadio. Questa opzione garantisce una maggiore pulizia dei motori e, soprattutto, apre alla possibilità di produrre il propellente direttamente su Marte tramite la reazione di Sabatier, sfruttando l’anidride carbonica che domina l’atmosfera marziana.Oltre ai programmi statali, il settore privato cinese sta vivendo una fase di straordinario fermento, operando in stretta sinergia con le filiere pubbliche e beneficiando di un forte sostegno economico e logistico da parte di Pechino.Oggi si contano circa una dozzina di aziende private attive nella corsa allo spazio, tra le quali spicca una vera e propria triade di leader: LandSpace, Deep Blue Aerospace e Space Pioneer (Tianbing Aerospace). Sebbene queste realtà si trovino ancora un passo indietro rispetto ai due storici colossi istituzionali (la CALT e la casa madre CASC), ciascuna di esse ha già conquistato primati di rilievo internazionale.La capofila LandSpace, ad esempio, ha scritto una pagina fondamentale nella storia dell’astronautica mondiale: con il successo del suo vettore Zhuque-2 nel luglio 2023, è diventata la prima azienda in assoluto a portare in orbita un razzo alimentato esclusivamente a metano e ossigeno liquido (Methalox). Questa tecnologia d’avanguardia ha spianato la strada allo sviluppo del successivo Zhuque-3, il loro mastodontico vettore riutilizzabile in acciaio inossidabile.Fonti e Bibliografia:SpaceNews (China Space Section): spacenews.com (Cronaca internazionale dei lanci e aggiornamenti industriali)Ars Technica (Space): arstechnica.com/space (Analisi tecnica e approfondimenti di volo)China Aerospace Studies Institute (CASI): airuniversity.af.edu/CASI (Analisi strategiche istituzionali)Dongfang Hour: youtube.com/@DongfangHour (Video-analisi specializzate sul NewSpace cinese)AstronautiNEWS (ISAA): astronautinews.it (Divulgazione, cronologia dei lanci e report in lingua italiana)