Si chiude con uno straordinario tutto esaurito la seconda edizione del Teatro Ostia Antica Festival – Il senso del passato, la rassegna estiva firmata dal Teatro di Roma che dal 25 giugno al 18 luglio ha riempito di arte, memoria e visioni contemporanee il millenario palcoscenico del Teatro Romano di Ostia.Anche questo secondo anno fa registrare un’eccezionale risposta da parte del pubblico, che ha affollato le serate dei 4 spettacoli in cartellone, per un totale di 8 rappresentazioni complessive, registrando un’affluenza totale di circa 8.328 presenze, con una media di più di 1.000 spettatori a replica.Il festival ha così consolidato la sua formula culturale e la sua visione strategica, trasformando il palcoscenico in un’agorà aperta, capace di far dialogare linguaggi, culture e generazioni differenti. Sotto la direzione artistica di Luca De Fusco, la rassegna ha dispiegato una programmazione di respiro sinfonico. Un mosaico in sequenza in cui il teatro, il mito e la danza contemporanea hanno indagato le complessità del nostro presente, attraverso la visione artistica di quattro maestri della scena internazionale, in grado di esplorare l’animo umano attraverso i grandi temi classici, dalle dinamiche del potere e della spiritualità fino alle storiche espressioni di protesta e di sacrificio.Il viaggio artistico si è aperto celebrando la radice dionisiaca e rituale della scena con Le baccanti di Euripide per la regia del maestro greco Theodoros Terzopoulos (25 e 26 giugno), una riflessione metafisica sull’archetipo dello “straniero” e del rifugiato. Da questo rigore arcaico si è passati all’energia civile di Lysistrata di Aristofane (4 e 5 luglio), presentata in prima nazionale dal regista greco Asterios Peltekis, una rilettura in cui lo sciopero del sesso delle protagoniste è diventato un manifesto di disobbedienza politica.La danza internazionale ha fatto poi il suo ingresso sul palcoscenico di Ostia con l’estetica visionaria del coreografo francese Angelin Preljocaj con il suo Requiem(s) (10 e 11 luglio): un’architettura di corpi sospesa tra finitudine umana ed eternità dell’arte, in cui l’elaborazione del lutto si è tramutata in una vibrante celebrazione della vita. A chiudere il Festival (17 e 18 luglio) è stata l’indagine sull’ambiguità dell’amore e del sacrificio racchiusa nel mistero dell’Alcesti di Euripide, riletta dal regista Filippo Dini con le trame sonore create dalle musiche di Paolo Fresu.Con questa seconda edizione, il Teatro Ostia Antica Festival si conferma uno spazio aperto di confronto, in cui la memoria del passato si fa specchio della sensibilità contemporanea, lasciando al pubblico l’eredità di una profonda riflessione collettiva.