La proposta del generale Vannacci di suddividere, a scuola, le classi in base al rendimento degli studenti, va contro quella che è l’essenza più profonda dell’istruzione. Vannacci sostiene che una scuola basata sul “merito” sarebbe più inclusiva ed efficace.A mio parere, invece, è una proposta sbagliata e controproducente. Ecco perché. Innanzitutto, l’obiettivo principale della scuola dovrebbe essere quello di far trovare a ciascun giovane la propria strada nella vita. Siamo sicuri che a 14 anni si possa parlare di “merito”, quando magari uno studente o una studentessa non ha ancora semplicemente trovato l’ambito di studio in cui rendere al meglio?La proposta di Vannacci è infatti illogica fin dalla propria formulazione tecnica. In essa si parla di classi distinte in base al “merito” per l’istruzione secondaria di secondo grado. Vannacci dimentica che in tutti i licei ci sono materie che alle scuole medie non sono minimamente contemplate.Non gli sfuggirà, dunque, che la soluzione da lui proposta non farebbe altro che discernere le abilità didattiche sulla base di studi mai effettuati, precludendo la possibilità di eccellere in quello che, ancora inconsapevolmente, potrebbe essere l’ambito realizzativo della vita di un giovane.Questa “nuova” visione della scuola, poi, prescinde del tutto da quel concetto di osmosi intellettuale, sociale e culturale che dovrebbe essere alla base della nostra istruzione pubblica. Il che non significa assenza di regole e valori, o mancata tutela delle diversità, tutt’altro. Si tratta di una valorizzazione reciproca delle qualità, uno “scambio”.Il fatto che a scuola vi siano differenze nel livello di studio, nel modo di intendere la vita e nel relazionarsi con gli altri, fa sì che gli studenti e le studentesse si mettano in discussione, capiscano quali sono i propri punti di forza e i propri limiti. E magari, perché no, anche che cosa imparare dai più bravi. Ma il problema sorge proprio qui, nel tentativo di comprendere in base a quali parametri si individuino i “più bravi”, a scuola.Limitarsi alle medie dei voti sarebbe davvero riduttivo. Nei giovani, quelli volenterosi, esistono qualità infinite, spesso indeterminate e ancora incomprese. Sta alla scuola “educare”, termine la cui etimologia significa proprio “tirare fuori”, questi valori. Spesso alcuni ragazzi nascono in famiglie in cui lo studio non viene presentato come la cosa più importante. Il che è più che legittimo. Ma perché negare a questi giovani, col tempo, di scoprirsi degli abilissimi “studiosi”? Questo dovrebbe essere il senso della scuola come “ascensore sociale”.Leggi anche: Educazione sessuale: il labile confine tra libertà delle famiglie e della scuolaVannacci non è il problema: è il segnale di una cosa che nessuno vuole vedereOvviamente, vi sono anche studenti che non hanno voglia di impegnarsi, o che sono spontaneamente maleducati ed oppositivi. La domanda è: risolverebbe qualcosa metterli tutti insieme in una classe, senza far passare il messaggio che tramite la scuola ci si possa sempre “riscattare” e migliorare? Le classi separate non farebbero altro che giustificare e portare all’estremo tali comportamenti, creando anche fenomeni di scarsa autostima o vittimismo, svilendo ragazzi e docenti che si ritrovino a lavorare nelle classi dei “meno bravi”.Il punto cruciale, per il quale la proposta delle classi separate sarebbe deleteria, è che nelle nuove generazioni vi è sempre più carenza di menti versatili, “poliedriche”, che abbinino in modo sano le qualità didattiche a quelle umane, sociali, pratiche. È forse “forte” da dire, ma con la proposta del generale Vannacci ci ritroveremmo, spesso, con classi di soli “nerd” esasperati e iper-competitivi, o con classi di soli studenti poco inclini allo studio, se non addirittura oppositivi e indisciplinati.Di entrambe le categorie, la società, non se ne fa davvero nulla. La scuola deve essere anzitutto una scuola di vita. Una scuola in cui gli studenti possano davvero capire come far fruttare l’imprescindibile cultura imparata, nell’immenso, difficile, campo della vita. E soprattutto come mettere la propria coscienza al servizio del presente.Flavio Maria Coticoni, 18 luglio 2026L'articolo Classi divise “per merito”, stavolta Vannacci ha detto una castroneria proviene da Nicolaporro.it.