Ecco chi sono i veri buoni samaritani, chi paga il conto

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Il comportamento da tenere nei confronti degli emigranti illegali che approdano sulle coste italiane è quello del buon samaritano della parabola del Vangelo: vanno accolti e ospitati. Lo si sente affermare spesso. Lo ha detto anche il Papa, durante la sua visita a Lampedusa il 4 luglio.Il Buon SamaritanoE invece, proprio dal punto di vista di chi sostiene il dovere di accoglienza, il buon samaritano non è affatto un esempio. Lui ha soccorso una persona in difficoltà, l’ha portata in una locanda, si è accertato che fosse al sicuro, curata e assistita, ha lasciato all’albergatore del denaro perché provvedesse ai suoi bisogni, promettendo di rifonderlo in seguito nel caso avesse speso di più, e poi se n’è andato, a casa o a riprendere quel che stava facendo prima di imbattersi nel poveretto.Il samaritano non sapeva niente dell’uomo aggredito, salvo che in quel momento aveva bisogno di aiuto. Si può immaginare che non lo abbia mai più incontrato. La parabola risponde alla domanda rivolta a Gesù da un dottore della legge “chi è il mio prossimo?”, dopo che Gesù gli aveva ricordato che per ereditare la vita eterna bisogna amare il prossimo come se stessi.La risposta è che il nostro prossimo è ogni essere umano. La formulazione di questo principio ha rappresentato un punto di svolta, uno spartiacque nella storia dell’umanità. È diventato un cardine fondante della civiltà occidentale. Ha ispirato la Dichiarazione universale dei diritti umani adottata nel 1948 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. È il principio che ha portato alla creazione delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative istituite per soccorrere, assistere e tutelare, ovunque nel mondo, le vittime di guerre, persecuzioni, discriminazioni, violenzaL’UnhcrNon sempre questi organismi internazionali hanno lavorato e lavorano al meglio, non sono esenti da errori, scelte discutibili, persino scandali, ma hanno soccorso centinaia di milioni di persone che altrimenti sarebbero state prive di aiuto, molte delle quali non sarebbero sopravvissute. E continuano a farlo.Una delle maggiori agenzie umanitarie Onu è l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr, l’acronimo inglese) che, con l’aiuto di altre agenzie Onu – Fao, Unicef, Oms, Ocha… – e di migliaia di organizzazioni non governative, si occupa dei veri rifugiati, dei richiedenti asilo con pieno diritto e dei profughi, o sfollati, le persone cioè che, incalzate da guerra, violenza, persecuzione, fuggono, ma rimangono entro i confini dei loro Paesi.Nel 2025 da solo l’Unhcr ha preso in carico quasi 112 milioni di persone: 35,6 milioni di rifugiati, 68,7 milioni di sfollati e circa nove milioni di richiedenti asilo. Presente in 137 stati, con quasi 19.000 dipendenti, l’Unhcr sostiene di essere in grado di mobilitarsi e prestare i primi soccorsi entro pochi giorni dall’insorgere di una crisi, in certe situazioni persino in poche ore.Se necessario, allestisce in breve tempo dei campi in cui far confluire e ospitare i profughi per garantire loro sicurezza, cibo, alloggio, cure mediche. In seguito, nel caso di permanenze prolungate, i campi vengono dotati di scuole, laboratori, negozi e altre strutture. L’Unhcr provvede a identificare i rifugiati e a dotarli di documenti di identità, fornisce loro assistenza legale e si incarica della loro riallocazione in altri Paesi, se lo richiedono, e del loro rientro in patria, del loro reinserimento nella vita economica e sociale dei Paesi di origine.Finanziamenti occidentaliL’intera assistenza ai profughi è possibile grazie ai contributi forniti da governi, organismi intergovernativi, privati cittadini, imprese e fondazioni. Nel 2025 l’agenzia ha avuto a disposizione 10,6 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali provenienti da Paesi occidentali: in testa gli Stati Uniti con 867,7 milioni di dollari, seguito dall’Unione europea con 364,4 milioni. I 15 Paesi maggiori finanziatori sono tutti occidentali, ad eccezione del Giappone e della Repubblica di Corea. L’Italia da 70 anni figura tra i Paesi più generosi. Nel 2025 ha versato all’Unhcr in totale 120,2 milioni di dollari, così ripartiti: 85,2 milioni di fondi governativi e 34,9 milioni di offerte di privati.Anche i fondi delle altre agenzie umanitarie Onu provengono in gran parte da Paesi occidentali e dall’Unione europea. Il bilancio 2026-2027 dell’Oms, ad esempio, è di 4,2 miliardi (ne aveva chiesti 5,3). Gli Stati Uniti vi contribuiscono con 751,5 milioni di dollari, seguiti dalla Commissione europea con 461,6 milioni. L’Italia si è impegnata a versare 65,7 milioni.Il maggior contributo privato è quella della Gates Foundation (ex Bill & Melinda Gates Foundation) che ha offerto 761 milioni. Quanto alle organizzazioni non governative, alcune accettano solo donazioni di privati. Una delle più importanti, Medici senza frontiere, ha circa 45.000 collaboratori ed è attiva in più di 80 Paesi. Nel 2024 ha ricevuto 2,3 miliardi di euro da oltre 7,1 milioni di donatori privati: individuali per il 98 per cento e per il resto aziendali.I veri buoni samaritaniI buoni samaritani non sono le Ong che trasportano emigranti illegali attraverso il Mediterraneo e coloro che li accolgono sulle coste europee. Non sono nemmeno, o non solo, le centinaia di migliaia di addetti delle agenzie Onu e delle Ong umanitarie, non tutti motivati da spirito di carità e piuttosto dalla prospettiva di un lavoro ben retribuito (anche molti dei volontari in realtà non prestano la loro opera del tutto gratuitamente).I buoni samaritani del XXI secolo sono i cittadini che finanziano, direttamente e tramite i loro governi, le organizzazioni umanitarie, grazie ai quali persone a loro sconosciute, che non avranno modo di ricambiare, e quasi mai di ringraziarli, ricevono il conforto materiale dell’assistenza di cui hanno bisogno e quello altrettanto prezioso di non sentirsi sole, di sapere che in qualche lontana parte del mondo qualcuno ha a cuore il loro destino.L'articolo Ecco chi sono i veri buoni samaritani, chi paga il conto proviene da Nicolaporro.it.