Ulisse e il cavallo di Troia su Focus: quanto c’è di vero nel mito?

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Alla vigilia dell’arrivo nei cinema italiani di The Odyssey di Christopher Nolan, Focus ha dedicato la prima serata di lunedì 13 luglio a Ulisse e al mistero della guerra di Troia. I due docufilm trasmessi in prima visione assoluta hanno provato a separare la storia dalla leggenda, raccontando da una parte l’umanità dell’eroe omerico e dall’altra le ipotesi formulate dagli studiosi sull’esistenza del celebre cavallo di legno.Foto: ufficio stampaFocus racconta Ulisse oltre la leggendaLa serata è iniziata con Ulisse: il primo eroe, documentario prodotto dalla casa francese Ah! Productions. Al centro del racconto non c’è un guerriero invincibile o una creatura dotata di poteri soprannaturali, ma un uomo costretto a fare affidamento soprattutto sulla propria intelligenza.Ulisse è il re di Itaca, un’isola piccola e poco ricca rispetto ai grandi regni protagonisti della guerra di Troia. È un marito che desidera tornare dalla moglie Penelope, un padre che ha lasciato il figlio Telemaco ancora bambino e un combattente destinato a trascorrere altri dieci anni lontano da casa dopo la fine del conflitto.Il documentario trasmesso da Focus ha riletto le tappe del suo viaggio come prove non soltanto fisiche, ma anche psicologiche. Il Ciclope, Circe, le Sirene, le tempeste e l’ostilità degli dèi diventano ostacoli attraverso i quali l’eroe deve imparare a controllare il desiderio, la paura, l’orgoglio e la curiosità. Ne emerge un personaggio fallibile e contraddittorio, più vicino all’uomo moderno di quanto possa sembrare.La seconda parte della serata è stata invece affidata a La mossa di Ulisse – La vera storia del Cavallo di Troia. Il docufilm, prodotto da Blink Films, è partito da una domanda ancora irrisolta: dietro il racconto della città conquistata grazie a un gigantesco cavallo di legno potrebbe nascondersi un evento realmente accaduto? Focus ha trasmesso i due documentari a pochi giorni dall’uscita italiana di The Odyssey, il nuovo film di Christopher Nolan, prevista per giovedì 16 luglio 2026.Foto: upi mediaL’Odissea di Christopher Nolan senza influencer: perché Universal ha scelto i critici e non i content creatorLa città di Troia è esistita davveroUn primo punto può essere considerato certo: Troia non è soltanto un luogo inventato dalla poesia. Le sue rovine sono state individuate sulla collina di Hisarlik, nella parte nord-occidentale dell’attuale Turchia, non lontano dallo stretto dei Dardanelli. L’identificazione del sito viene spesso attribuita interamente all’archeologo tedesco Heinrich Schliemann, che iniziò gli scavi nel 1870. In realtà, prima di lui, studiosi come Charles Maclaren e Frank Calvert avevano già collegato la collina di Hisarlik all’antica città. Fu proprio Calvert, proprietario di alcuni terreni nella zona, a convincere Schliemann a scavare in quel luogo.Le ricerche mostrarono che sotto la collina non si trovava una sola città, ma una successione di insediamenti costruiti uno sopra l’altro nel corso di migliaia di anni. Gli archeologi hanno classificato queste fasi con i nomi di Troia I, Troia II e così via, fino a Troia IX. Il sito conserva fortificazioni, edifici amministrativi e resti di una città bassa sviluppatasi intorno alla cittadella. L’area archeologica, oggi riconosciuta come Patrimonio mondiale dell’UNESCO, testimonia oltre tremila anni di insediamenti e i rapporti tra l’Anatolia, il mondo egeo e i Balcani.Il problema è stabilire quale di queste città possa aver ispirato il racconto omerico. Schliemann credette di aver trovato la Troia del re Priamo in uno degli strati più antichi, ma gli studi successivi dimostrarono che quel livello precedeva di circa mille anni il periodo nel quale sarebbe potuto avvenire un conflitto con i Micenei.Le fasi oggi considerate più compatibili con un eventuale nucleo storico del mito sono Troia VI e Troia VII, risalenti alla tarda Età del Bronzo. In quel periodo la città possedeva mura imponenti ed era collocata in una posizione strategica per i commerci e i collegamenti tra il mar Egeo e il mar Nero.Foto: ufficio stampaLa guerra di Troia è realmente avvenuta?L’archeologia dimostra quindi che la città esisteva, che era fortificata e che alcune sue fasi terminarono con distruzioni. Non dimostra, però, che sia avvenuta esattamente la guerra narrata da Omero, né che il conflitto sia durato dieci anni o sia stato provocato dal rapimento di Elena da parte di Paride.Un elemento importante proviene dai testi degli Ittiti, il potente popolo che dominava gran parte dell’Anatolia durante il II millennio a.C. Alcune tavolette menzionano una città chiamata Wilusa, nome che molti studiosi collegano a Ilios, altra denominazione greca di Troia. Nei documenti compare anche il popolo di Ahhiyawa, spesso associato dagli storici al mondo miceneo e agli Achei ricordati nei poemi omerici.Una tavoletta allude inoltre a una disputa riguardante Wilusa, mentre un trattato ittita cita un sovrano chiamato Alaksandu, nome sorprendentemente vicino ad Alexandros, il secondo nome del troiano Paride. Si tratta di indizi affascinanti, ma non di una prova definitiva. Mostrano che nella tarda Età del Bronzo esistevano tensioni politiche e militari tra l’Anatolia e il mondo egeo, senza permettere di identificare uno di questi scontri con la guerra descritta nell’Iliade.È quindi possibile che il mito abbia conservato il ricordo di uno o più conflitti avvenuti nei secoli tra i regni micenei e le popolazioni dell’Asia Minore. Nel corso della trasmissione, il documentario ha mostrato elementi come fortificazioni, scorte alimentari, punte di freccia e resti riconducibili a una distruzione avvenuta intorno al 1200 a.C. Questi ritrovamenti rendono plausibile uno scenario di violenza, ma non consentono di ricostruire protagonisti, durata e cause di una specifica guerra.Odissea, Christopher Nolan svela le location del film: c’è anche un luogo italianoIl cavallo non è raccontato nell’IliadeContrariamente a quanto si pensa spesso, l’Iliade non racconta la caduta di Troia e non descrive il cavallo di legno. Il poema si concentra su un periodo limitato dell’ultimo anno di guerra e termina con i funerali di Ettore, molto prima della conquista della città.Nell’Odissea compaiono alcuni riferimenti allo stratagemma, ma la narrazione più celebre e dettagliata arrivata fino a noi è contenuta nell’Eneide di Virgilio, composta molti secoli dopo l’epoca nella quale sarebbe avvenuto il conflitto. Nel poema latino, i Greci fingono di abbandonare l’assedio e lasciano sulla spiaggia un enorme cavallo presentato come offerta religiosa. I Troiani lo trascinano dentro la città, ignorando gli avvertimenti di Cassandra e del sacerdote Laocoonte. Durante la notte, i guerrieri nascosti al suo interno escono, aprono le porte e permettono all’esercito greco di entrare.Non esistono però resti archeologici che dimostrino la costruzione o l’impiego di un simile cavallo. È anche difficile immaginare che una grande struttura di legno, capace di contenere numerosi soldati, potesse essere accolta senza sospetti all’interno di una città assediata per anni.Foto: Upimedia/ Matt Damon in THE ODYSSEYUn ariete, una nave o il simbolo di un terremoto?Proprio per spiegare l’origine del racconto, nel tempo sono state avanzate diverse interpretazioni. Una delle più note identifica il cavallo con una macchina d’assedio. Già autori antichi come Plinio il Vecchio collegavano il congegno costruito da Epeo a una struttura utilizzata per sfondare le mura, simile a un ariete. Il termine “cavallo” potrebbe essere stato il nome attribuito all’arma oppure un riferimento alle pelli animali usate per proteggerla dal fuoco.Un’altra interpretazione collega il mito a un terremoto. Troia VI subì infatti una distruzione che gli archeologi hanno associato a un evento sismico. Poiché Poseidone era considerato sia il dio del mare e dei terremoti sia una divinità legata ai cavalli, la figura dell’animale avrebbe potuto rappresentare simbolicamente la forza che aveva aperto una breccia nelle mura.Più recente è la teoria secondo la quale il cavallo sarebbe stato in origine una nave. Nel Mediterraneo antico esisteva un tipo di imbarcazione chiamata “hippos”, termine greco che significa anche “cavallo”, probabilmente per la testa equina scolpita sulla prua. Secondo questa ipotesi, durante la trasmissione orale del racconto il significato navale della parola sarebbe andato perduto, trasformando l’imbarcazione in un animale di legno.La teoria è suggestiva e renderebbe più credibile la possibilità di nascondere uomini all’interno della struttura, ma non è stata dimostrata. Anche le interpretazioni dell’ariete, del terremoto e della nave restano tentativi moderni di ricostruire un evento del quale non possediamo testimonianze dirette. Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Focus Mediaset (@focusmediaset)La forza di un mito che attraversa i secoliLa conclusione più corretta è che Troia sia stata una città reale e che il racconto della guerra possa conservare il ricordo di conflitti avvenuti durante la crisi della tarda Età del Bronzo. Non possiamo però affermare che Agamennone, Achille, Ettore, Elena e Paride abbiano agito esattamente come raccontano i poemi.Ancor meno possiamo considerare il cavallo di Troia un oggetto storico realmente esistito nella forma diventata celebre. Potrebbe essere la trasformazione poetica di un’arma, di una nave, di un terremoto o di un diverso stratagemma militare. Potrebbe anche essere una completa invenzione narrativa, creata per celebrare la caratteristica più importante di Ulisse: la capacità di vincere non con la forza, ma grazie all’intelligenza.È proprio questa incertezza a rendere il mito ancora affascinante. A più di tremila anni di distanza, la storia di Ulisse continua a ricordare che dietro ogni leggenda può nascondersi un frammento di realtà, ma anche che la poesia è capace di trasformare un’antica guerra in un racconto universale sull’ingegno, sull’ambizione e sul desiderio di tornare a casa.Can Yaman, Alessandro Borghi, Michele Morrone e Alessia Marcuzzi: Prime Video cala gli assi e presenta la stagione 2026| Da Rumors.it