Patrimoniale, il campo largo fa flop a Montecitorio

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Alle 15 di lunedì 13 luglio nella Sala Berlinguer di Montecitorio era in programma un appuntamento che, nelle intenzioni dei promotori, avrebbe dovuto segnare l’inizio di una stagione politica. Sul tavolo la presentazione del libro del giornalista Riccardo Staglianò, «Tassare i milionari. Prendere ai ricchi per dare ai poveri», con ospiti d’onore Chiara Appendino del M5S, Maria Cecilia Guerra del Pd ed Elisabetta Piccolotti di Avs, moderati dalla giornalista Eva Giovannini. Il campo largo al gran completo, insomma, la stessa coalizione fotografata all’Osteria di Campo de’ Fiori, riunita per mettere un altro tassello nel programma comune. Assenti i centristi, ma su questo nessuno si è stupito.Il problema è che, oltre ai relatori e a qualche cronista, in sala non c’era praticamente nessuno. Niente deputati, niente senatori, platea semideserta. Sarà stato il caldo, sarà stato il lunedì, giornata in cui l’attività parlamentare è quasi sempre fiacca: fatto sta che l’evento pensato per lanciare quella che diversi esponenti del campo largo considerano già una delle bandiere della campagna elettorale del 2027 non è riuscito a richiamare nemmeno i propri simpatizzanti. Quanto sia stato imbarazzante il flop, del resto, nessuno potrà mai raccontarlo con certezza assoluta, perché l’evento non è stato trasmesso dalla web tv della Camera, ma solo in streaming sul canale YouTube dei deputati Pd, di cui oggi non resta più traccia online.A rendere la scena ancora più paradossale ci ha pensato lo stesso autore del libro, che ha aperto i lavori con una dichiarazione destinata a restare impressa: «Ho deciso di non pronunciare la parola patrimoniale». Persino chi ha scritto un intero pamphlet per proporla, dunque, preferisce evitarne il nome davanti a un pubblico che, va detto, era comunque troppo esiguo per farsene un’idea precisa.Il tema del campo largo per il 2027Eppure la patrimoniale, comunque la si voglia chiamare, non è un tema qualunque per la coalizione che va dal Pd al M5S fino ad Avs. È uno dei pochi terreni su cui i tre partiti sembrano trovare una sintesi, ed è per questo che diversi dei suoi esponenti la considerano un possibile collante programmatico in vista delle prossime elezioni politiche. I tre parlamentari presenti in Sala Berlinguer si sono infatti esercitati, con toni diversi, sulla proposta di Oxfam di un’imposta rivolta allo 0,1% della popolazione, circa 50mila persone con un patrimonio superiore ai 5,4 milioni di euro, esclusa la prima casa.La più prudente è apparsa Maria Cecilia Guerra, la cui cautela riflette del resto le perplessità che circolano anche dentro il Nazareno: «Di tasse patrimoniali in Italia ce ne sono almeno quattro, tutto il patrimonio è tassato ma quelle tasse andrebbero riformate e comunque una tassa sui patrimoni milionari non riguarda il ceto medio che è particolarmente tassato, almeno quello sotto Irpef». Sollecitata da Giovannini sul livello di condivisione della battaglia dentro il Pd e nell’intero campo progressista, Guerra non si è sbilanciata: «Il programma della coalizione e dei singoli partiti è in costruzione, è un processo in corso». Una risposta che suona come un rinvio a quando i leader del campo largo si siederanno davvero a scrivere la piattaforma comune per il 2027.Più netta la posizione di Chiara Appendino, che pure preferisce non usare la parola incriminata e le sostituisce l’espressione inglese «millionaire tax», evidentemente ritenuta meno spaventosa per l’elettorato: «Perché in Italia il sistema, i giornali e un pezzo del Paese si infervorano per proteggere i super paperoni? Cosa c’è di difficile nel chiedere a Elkann o Caltagirone o Angelucci un contributo sui patrimoni giganteschi che hanno accumulato? Siamo di fronte a una lotta di classe al contrario, dall’alto verso il basso. Non è il 99% del popolo che lotta contro l’1% più potente, ma è quell’1% di casta intoccabile che lotta contro il popolo, e sta vincendo. E allora diciamolo che è ora che anche i super paperoni paghino il conto».A spingersi oltre tutti è stata Elisabetta Piccolotti, convinta che il tema possa risultare addirittura decisivo alle urne del 2027: «Io sono convinta che la patrimoniale ci può far vincere le prossime elezioni». Nei pochi sguardi rimasti in sala, secondo la ricostruzione, sarebbe passato più di un moto di perplessità. La parlamentare di Avs ha comunque insistito, citando sondaggi a sostegno della propria tesi: «Voi ce lo vedete un multimilionario che ha 6, 7, 8 milioni di euro di patrimonio a cambiare la residenza, trasferirsi in un altro Paese per non pagare poche migliaia di euro. Tutti i sondaggi ci stanno dicendo che tra il 54 e il 75% della popolazione italiana è favorevole alla patrimoniale».Resta però da spiegare come si concili tanto entusiasmo con una sala semideserta, senza un solo parlamentare in platea oltre ai relatori, e senza nemmeno una diretta ufficiale a certificare l’evento per i posteri. Se davvero tra il 54 e il 75% degli italiani fosse così favorevole alla patrimoniale, come sostenuto da Piccolotti, ci si aspetterebbe una fila fuori da Montecitorio.Leggi anche:Il quartetto patrimonialePatrimoniale e tassa extraprofitti: gli autogol di Schlein e LandiniPatrimoniale, Ruffini bombarda il campo largoBruxelles offre la spondaIl mantra del campo largo trova peraltro una sponda internazionale comoda. Nelle raccomandazioni del Semestre europeo la Commissione Ue torna infatti a ripetere che l’Italia trarrebbe vantaggio da un sistema fiscale più equo e più favorevole alla crescita, sostenendo che esisterebbe «margine per spostare parte del carico fiscale relativamente elevato che grava sul lavoro verso altre basi imponibili attualmente sottoutilizzate, tra cui il patrimonio e le successioni». È lo stesso ritornello che da anni arriva anche da Ocse e Fmi, e non stupisce che la segretaria del Pd Elly Schlein lo abbia raccolto quasi subito, sostenendo che «non può essere un tabù capire come fare a livello europeo ad introdurre una tassazione sui miliardari».Il problema è che questa teoria continua a scontrarsi con la realtà, e i precedenti internazionali lo dimostrano con una certa chiarezza. Il caso di scuola resta quello francese. Per decenni l’Impôt de Solidarité sur la Fortune (ISF) è stato il grande laboratorio europeo della tassa sui grandi patrimoni, ma il risultato è stato l’esatto contrario di quanto promesso. Secondo i dati dell’amministrazione fiscale francese, tra il 2000 e il 2016 centinaia di contribuenti facoltosi hanno lasciato ogni anno il Paese, dirigendosi soprattutto verso Belgio, Svizzera, Regno Unito e Lussemburgo. L’economista Éric Pichet ha stimato una fuga di capitali nell’ordine dei 200 miliardi di euro, calcolando che per ogni euro incassato con l’ISF lo Stato francese ne perdeva circa due sotto altre forme di tassazione. Non a caso Emmanuel Macron l’ha abolita nel 2018, sostituendola con un prelievo limitato ai soli patrimoni immobiliari: da allora l’espatrio fiscale si è drasticamente ridotto.La lezione non è servita a tutti. Nel Regno Unito la progressiva abolizione del regime dei cosiddetti non-dom avrebbe dovuto portare miliardi di sterline di nuove entrate, e invece è successo l’opposto: Londra ha vissuto una delle più grandi fughe di milionari della sua storia recente, e molti di loro hanno scelto proprio l’Italia, attratta dal regime dei neo-residenti, mentre altri si sono spostati verso Svizzera ed Emirati Arabi. Nemmeno le tasse su presunti extraprofitti hanno prodotto altrove i risultati sperati: quando l’Australia introdusse nel 2012 la Minerals Resource Rent Tax per colpire i super-profitti minerari, le grandi imprese reagirono congelando gli investimenti, il gettito fu una frazione minima delle previsioni e la tassa venne abolita appena due anni dopo. Un precedente utile a chi, come Schlein, propone di «tassare gli extraprofitti delle società energetiche» come se fosse una misura a costo zero.Un Paese già pieno di patrimoniali che non si chiamano cosìC’è poi un problema più semplice, che né Bruxelles né il campo largo sembrano voler considerare fino in fondo: l’idea che l’Italia non tassi già abbastanza il patrimonio non corrisponde alla realtà. Il nostro Paese è disseminato di patrimoniali, grandi e piccole, che semplicemente non vengono chiamate con questo nome, un po’ come lo stesso Staglianò ha evitato di chiamarla in Sala Berlinguer. C’è l’Imu sulle seconde case, che vale circa 22 miliardi di euro l’anno. C’è l’imposta di bollo sui conti correnti. C’è il prelievo dello 0,2% annuo su dossier titoli, fondi e investimenti finanziari, che è a tutti gli effetti una patrimoniale permanente sul risparmio. Ci sono infine Ivafe e Ivie sui patrimoni detenuti all’estero. Nel complesso, il gettito delle imposte patrimoniali italiane si colloca tra i 25 e i 27 miliardi di euro l’anno: tutto tranne che una base imponibile «sottoutilizzata».Se il mantra elettorale non riempie nemmeno una salaTra le raccomandazioni di Bruxelles, i precedenti internazionali che si sono rivelati fallimentari e un evento romano che nemmeno i suoi promotori sono riusciti a riempire, l’impressione è che il campo largo stia costruendo la propria bandiera per il 2027 su un tema che, nei fatti, fatica a smuovere persino chi dovrebbe esserne il primo pubblico. A giudicare dall’affluenza di lunedì, in Italia avrebbe forse più seguito una proposta di ritorno al feudalesimo che una vera patrimoniale.Se non si presentano manco amici e parenti, vuol dire che di tasse tutti gli italiani ne anno proprio le scatole piene. A parte quei residenti delle Ztl che prendono un megastipendio pubblico e che votano per il campo largo, ma che in un caldo pomeriggio di luglio certo non escono di casa né abbandonano i luoghi di villeggiatura…Enrico Foscarini, 14 luglio 2026L'articolo Patrimoniale, il campo largo fa flop a Montecitorio proviene da Nicolaporro.it.