“Negli USA non lo avrebbero condannato, anzi lo avrebbero pure ringraziato.” Due casi a caso, degli ultimi anni.Il caso di Jerome ErslandSiamo nel 2009. Un farmacista subisce in Oklahoma una rapina da parte di due giovani. Ersland ne ferisce uno alla testa, mettendolo fuori combattimento, mentre l’altro complice fugge in strada. Ersland insegue brevemente il fuggitivo, poi torna dentro e spara altri 5 colpi al rapinatore ferito e ormai inerme a terra: secondo l’autopsia, a uccidere il rapinatore sono quei 5 colpi all’addome.Ersland sostiene la legittima difesa, ma i giurati americani lo condannano all’ergastolo per omicidio di primo grado, stabilendo che una volta finita la minaccia, l’uso della forza letale diventa un’esecuzione. Pensate che all’ergastolo vengono condannati anche due complici dei rapinatori, identificati in seguito, perché per una legge dell’Oklahoma, se in una rapina avviene un omicidio, vengono condannati all’ergastolo tutti i partecipanti alla rapina. Anche se a morire è uno dei rapinatori.Il caso di Min Sik KimSiamo nel 2016, nello stato di Washington. Kim vive in uno stato di forte stress e paura perché, solo un mese prima, sua moglie è stata ferita a colpi di pistola durante un tentativo di rapina nel loro negozio. Quando un ragazzo, Jakeel Mason, di 21 anni, entra per compiere una rapina, Kim reagisce. Dopo una breve colluttazione, Mason desiste e fugge di corsa fuori dal negozio. Kim lo insegue e gli spara alle spalle, uccidendolo.L’esito giudiziario è chiaro: nonostante il gravissimo trauma psicologico subito da Kim a causa del ferimento della moglie un mese prima, argomento usato intensamente dalla difesa, il tribunale ha stabilito che sparare alle spalle a un uomo disarmato in fuga fosse oggettivamente irragionevole. Kim è stato incriminato e condannato a 8 anni di prigione per omicidio.Guglielmo Mastroianni, 17 luglio 2026L'articolo Quel “caso Roggero” negli Usa: condannati all’ergastolo anche i complici del ladro morto proviene da Nicolaporro.it.