Lobito Corridor, la scommessa americana che può dare forza al Piano Mattei

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L’approvazione, nei giorni scorsi, da parte del Consiglio dei ministri della Repubblica democratica del Congo dell’accordo di concessione per il tratto congolese del Corridoio di Lobito rappresenta uno dei passaggi più concreti compiuti finora nell’ambito della Strategic Partnership Agreement tra Washington e Kinshasa.La concessione a Mota-Engil, sostenuta dalla US International Development Finance Corporation, dovrebbe ora essere formalizzata con la firma operativa finale, necessaria per avviare l’attuazione del progetto e completare il sostegno finanziario americano. Per gli Stati Uniti, la decisione segnala la volontà del governo congolese di proseguire lungo la linea concordata con Washington: attrarre investimenti statunitensi e alleati, diversificare il settore minerario della RDC e rendere più sicuri e affidabili i flussi di minerali critici.Lobito è il perno infrastrutturale di questa impostazione. Il corridoio è pensato per collegare le aree minerarie di rame e cobalto di Repubblica Democratica del Congo e Zambia al porto di Lobito, in Angola, rafforzando la connettività regionale e aprendo una via commerciale in entrambe Est-Ovest, tra l’Oceano Indiano e l’Atlantico. Nella lettura americana, il progetto dovrebbe facilitare nuovi investimenti, sostenere l’occupazione e ridurre i colli di bottiglia che limitano l’accesso ai mercati per i Paesi coinvolti.Il valore politico dell’operazione emerge con maggiore chiarezza dalle parole del sottosegretario Jacob Helberg. L’approvazione della concessione, ha osservato Helberg, conferma l’impegno della RDC verso l’accordo strategico firmato dal segretario Marco Rubio e mostra ciò che può produrre un modello fondato su investimenti sostenuti dagli Stati Uniti, trasparenza, Stato di diritto e mercati aperti.Più significativa è però la connessione esplicita tra Lobito e le catene di approvvigionamento destinate ad alimentare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Nel linguaggio dell’amministrazione Trump, il corridoio non appartiene più soltanto alla politica africana o allo sviluppo infrastrutturale, ma entra nel cuore della competizione industriale e tecnologica americana, dove l’accesso a rame, cobalto e altri minerali critici viene trattato come una componente della sicurezza economica.Le parole di Helberg, “l’architetto di Pax Silica”, alludono a un potenziale collegamento delle dinamiche del corridoio con l’iniziativa per strutturare una catena del valore tecnologica e industriale filo-occidentale, fondata su approvvigionamenti sicuri di minerali critici e su standard condivisi tra alleati.Lobito offre così una forma materiale alla strategia statunitense. Washington non si limita a cercare accordi sulle risorse, ma punta a costruire le condizioni logistiche e finanziarie necessarie per orientare investimenti, trasporti e flussi commerciali lungo reti considerate più trasparenti e più vicine agli interessi occidentali.Per la Repubblica democratica del Congo, il progetto può ampliare la platea dei partner e accrescere il proprio margine negoziale in un settore dominato dalle grandi potenze economiche. La promessa di commercio bidirezionale e investimenti lungo il percorso sarà tuttavia decisiva: la credibilità del corridoio dipenderà dalla capacità di produrre benefici che vadano oltre l’estrazione e il trasporto delle materie prime.Vista da Roma, l’approvazione congolese assume anche un significato più diretto. Il Corridoio di Lobito è una delle grandi direttrici strategico-infrastrutturali su cui si concentra il Piano Mattei. La sua progressiva trasformazione nella dorsale africana della politica americana sui minerali critici alza quindi il livello della scommessa italiana.Per il governo italiano, Lobito diventa un banco di prova operativo: non soltanto per rafforzare la presenza economica in Africa, ma per dimostrare che il Piano Mattei può collegare l’ambizione nazionale a una strategia occidentale più ampia sulle materie prime, sulle infrastrutture e sulla sicurezza delle catene di approvvigionamento.Lo spazio italiano si misura nella capacità di contribuire con strumenti diplomatici, industriali e finanziari, inserendo il Piano Mattei in un quadro già in movimento e su cui l’Italia ha già predisposto 250 milioni di euro tramite CDP e facilitato altri investimenti internazionali resi pubblici nel vertice tenuto a Villa Pamphili nel giugno 2025. La firma finale della concessione e l’avvio dei lavori diranno quanto rapidamente questa convergenza potrà produrre risultati. Per Washington, Lobito è ormai una componente della propria sicurezza economica. Per l’Italia, sarà il test più concreto della capacità del Piano Mattei di trasformare una cornice politica in presenza strategica.