Allora, l’Odissea di Christopher Nolan. Parliamone, dopo averlo visto e dopo le mille (giustificate, a questo punto) polemiche.È un film grandioso, si vede bene che Nolan è e resta un grande regista, capace di rappresentare scene in modo spettacolare, tenere incollati alla sedia per tre ore e di dare una stura all’immaginario collettivo sull’Odissea.Premettendo che non ho fatto il liceo classico e non conosco a memoria l’opera di Omero (anche se l’Odissea è una di quelle storie che sappiamo tutti fin da bambini, dunque le basi le abbiamo tutti), vi suggerisco cinque motivi per vederlo e cinque per non vederlo.Perché vederloI cinque motivi per vederlo e apprezzarlo, meglio delle precedenti trasposizioni cinematografiche:1. I paesaggi: fra Grecia e Sicilia abbiamo dei paradisi terrestri, come è noto. Nolan ha saputo valorizzarli al meglio, tagliando fuori ogni parvenza di civiltà successiva al XII Secolo a.C. e ci è riuscito senza CGI. Sullo schermo vediamo davvero un mondo primitivo, quasi pre-umano.2. La recitazione: si può essere d’accordo o meno con la scelta di Matt Damon per Ulisse (per me una scelta fisicamente sbagliata) e di Anne Hathaway per Penelope, ma i due primeggiano per davvero. Anche tutti gli altri attori, noti e meno noti, sono perfettamente calati nella parte e ti rendono agevole il lungo viaggio. Grande anche Pattinson nella parte di un viscido Antinoo.3. Polifemo: il più “bello” e realistico della storia del cinema. E soprattutto: è un mostro fisico, meglio di quelli di Carlo Rambaldi.4. Sirene, Scilla e Cariddi: sempre nel capitolo mostri e mostruosità naturali, anche la scena del “ti vedo-non-ti vedo e soprattutto ti sento” con le Sirene e quella della lotta con Scilla e Cariddi è forse la più bella nella storia cinematografica dell’Odissea, avvincente e terrificante.5. Circe: come rappresentare un incantesimo di metamorfosi in modo realistico, con una maga assolutamente convincente, pratica e anche saggia.Perché non vederloMa ora veniamo ai cinque punti dolenti per i quali capisco benissimo le polemiche che hanno preceduto il film.1. Il cast multi-etnico: dà fastidio come vedere un’Aida ambientata ai giorni nostri da qualche sceneggiatore d’avanguardia. Non è razzismo affermare che un nero con i dreadlocks che fa il cantore, soldati e marinai neri e asiatici, non solo non c’entrano nulla col mondo che vuoi rappresentare, ma sono anche inutili ai fini della trama (molti di loro non hanno nemmeno una riga di testo da recitare, sono lì solo per farsi vedere).2. Elena, oggetto di mille polemiche per aver scelto un’attrice africana per interpretare Elena “dalle bianche braccia”: le polemiche non sono sufficienti. Infatti il problema non è solo nella pelle nera dell’attrice, ma anche nella sua rappresentazione di Elena, trasformata in una sorta di Oprah Winfrey dell’età del bronzo: polemica, pasionaria e capace di sfasciare famiglie reali. Inguardabile.3. Agamennone: più che Batman, a volte pare Darth Vader. Quando le porte di Troia si aprono e lui appare dal buio con la sua corazza nera, ti aspetti che sfoderi la spada laser rossa fiammeggiante e così avrebbe rifatto la scena finale di Rogue One completamente fuori contesto. E fuori di testa.4. Le corazze e le navi: oltre alla fantasiosa corazza nera sagomata di Agamennone, tutte le armature di questo film sono assurde, sia per come sono fatte che per come vengono usate. Non ti metti ai remi in corazza, tanto per dirne una. Quanto alle navi: i greci avevano delle gran belle navi, anche nell’età del bronzo. Perché, allora, farli navigare su navi vichinghe? Perfettamente ricostruite, per altro, ma di un’altra epoca storica. Boh, mistero di Nolan.5. Le libere aggiunte di Nolan: con l’Odissea hai già una sceneggiatura perfetta, perché aggiungere episodi che non ci sono e dialoghi che non sono nemmeno concepibili come omerici? Perché aggiungere una trama di un tentativo di agguato a Telemaco? Perché far recitare a Ulisse un monologo in cui si pente del sacco di Troia?L'articolo L’Odissea di Nolan: cinque motivi per vederlo e cinque per non vederlo proviene da Nicolaporro.it.