Perché le scintille nelle icone della IA?

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Se apri Google Gemini, Instagram, Whatsapp, Canva... puoi vedere spuntare, tra le varie funzioni dei menu, l'iconcina con le scintille o le stelline a quattro punte: nel design digitale questo elemento è diventato lo standard visivo per rappresentare l'Intelligenza Artificiale e per fornire in modo immediato l'informazione che, usando la funzione contrassegnata con quel simbolo, si può attivare un "aiuto" automatico, basato su IA.. Molti designer la chiamano informalmente "AI sparkle icon": quel grappolo di scintille (in gergo tecnico sparkles) che un tempo associavamo più ai concetti di magia o, al limite, di pulizia (spesso li trovavamo nelle foto di certi prodotti per pulire la casa o i capi di abbigliamento!). Ma come mai i giganti del tech — inclusi Meta e Adobe — hanno scelto simboli così simili? La risposta affonda le radici nella storia del software e, in qualche modo, nella fantascienza.La "Terza Legge" di Clarke e il concetto di magiaLo scrittore e divulgatore scientifico britannico Arthur C. Clarke, considerato uno dei padri della fantascienza moderna, autore insieme a Stanley Kubrick del romanzo "2001: Odissea nello spazio"  scrisse che "qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia". E forse molti designer della Silicon Valley stanno adottando, in modo più o meno inconsapevole, questa visione per dare un volto alla IA.. L'Intelligenza Artificiale generativa è astratta: non ha un corpo né una forma fisica. Rappresentarla con un robot sarebbe risultato probailmente un po' anacronistico; richiamare il cervello umano, invece, avrebbe forse scenari di fantascienza inquietanti. Le scintille invece annunciano (forse!) una trasformazione immediata: come a dire "clicca qui, userai un comando che, automaticamente, ti fornirà il risultato che cerchi". «Le sparkles funzionano perché sono semanticamente aperte: non rappresentano un robot, un cervello o un algoritmo», conferma Giuliano M. Guarini, cofondatore di Caffè Design, un progetto dedicato al mondo del design, dell'innovazione e della creatività. «Suggeriscono semplicemente che sta accadendo qualcosa di automatico, quasi magico, attraverso un linguaggio visivo più vicino alla creatività che all'ingegneria».Dalla "Bacchetta Magica" di Photoshop agli EmojiIl simbolo ha radici profonde. Nei primi anni '90 Adobe introdusse nel suo Photoshop lo strumento Bacchetta Magica che permetteva di selezionare automaticamente parti di un'immagine. Fu forse uno dei primi esempi di "automazione complessa" resa comprensibile visivamente attraverso il simbolo di un "metafora magica".. Recentemente, l'emoji ✨ è diventato un simbolo universale per indicare una modalità per "migliorare" o "rendere brillante" qualcosa, una foto o un testo: un miglioramento rapido, fluido e quasi impercettbile.Verso uno standard visivo globaleQuesto perché, oltre alla filosofia, c'è (ovviamente!) pure un motivo pratico: per chi disegna app e siti web è fondamentale usare simboli che gli utenti già conoscono. E se un utente impara che le stelle indicano "funzioni intelligenti" in un'app, cercherà lo stesso simbolo nelle altre.Secondo Guarini, la diffusione delle scintille ricorda il processo attraverso cui simboli come la lente d'ingrandimento per la ricerca, la casa per la homepage o il triangolo del "play" sono diventati convenzioni condivise. «L'intelligenza artificiale è ancora una tecnologia nuova, complessa e spesso invisibile: convergere verso un codice visivo comune permette ai brand di ridurre lo sforzo cognitivo degli utenti».Così Google ha trasformato il logo di Gemini in una stella a quattro punte. Microsoft utilizza le scintille come simbolo centrale di Copilot. Anche Meta, pur avendo scelto un logo circolare per la sua IA, adotta le scintille come pulsante universale per attivare le funzioni creative e di editing, per esempio per creare immagini su WhatsApp o per aggiungere effetti nelle Stories di Instagram. Apple sfrutta "effetti sparkle" per identificare visivamente le sue funzioni "spinte" dalla sua IA, Apple Intelligence.Questa uniformità potrebbe però essere soltanto una fase transitoria. «La convergenza è efficace per educare gli utenti, ma rischia di produrre un'omologazione estetica», sottolinea Guarini. «Oggi scintille, gradienti e bagliori servono a dire "qui c'è l'IA"; quando la tecnologia sarà diventata familiare, i brand avranno probabilmente bisogno di codici più distintivi per tornare a essere riconoscibili».Per adesso sembra che le scintille stanno diventando per l'IA quello che l'icona del floppy disk (per i più giovani: un dischetto che si usava per memorizzare dati nei computer) fu per il comando "salva", che oggi continua ad avere un significato chiarissimo e immediatamente riconoscibile, anche se il contesto tecnologico originale è completamente cambiato..