Parte oggi il periodo di adesione all’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) di Poste Italiane su Tim, destinato a concludersi l’11 settembre. Con la pubblicazione del prospetto informativo approvato dalla Consob, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante ha delineato in maniera più chiara il futuro dell’ex monopolista delle telecomunicazioni, confermando che, in caso di successo dell’operazione, l’obiettivo è arrivare al delisting di Tim da Piazza Affari.L’operazione rappresenta uno dei principali dossier industriali e finanziari dell’anno e punta a dare vita a un campione nazionale capace di integrare servizi finanziari, assicurativi, logistici e di telecomunicazione, facendo leva sulla complementarità delle attività dei due gruppi.Il piano di Poste: delisting e integrazione di TimNel prospetto, Poste Italiane spiega che l’offerente «intende, tra l’altro, addivenire al delisting di Tim al fine di perseguire gli obiettivi di integrazione, di creazione di sinergie e di crescita del gruppo Poste». Si tratta della conferma più esplicita delle intenzioni del gruppo, che già detiene una quota superiore al 27% del capitale della società guidata da Pietro Labriola.Il documento precisa tuttavia che «l’offerente, alla data del documento di offerta, non ha assunto alcuna decisione in merito a eventuali future operazioni straordinarie relative all’emittente». Allo stesso tempo, Poste sottolinea di riservarsi la facoltà di rinunciare alla condizione che prevede una partecipazione finale non superiore al 66,67% del capitale sociale.La società aggiunge inoltre che, indipendentemente dal delisting, «non esclude di poter valutare in futuro, a sua discrezione, la realizzazione di eventuali diverse operazioni straordinarie e/o riorganizzazioni societarie e di business», sempre «al fine di garantire l’integrazione delle attività di Poste e di Tim, contemperando gli interessi di tutti gli stakeholder coinvolti».Nessun impatto sull’occupazioneUno dei temi più delicati affrontati nel prospetto riguarda il destino dei dipendenti. Su questo punto, Poste Italiane prova a rassicurare il mercato e le organizzazioni sindacali, evidenziando che «non si prevede che l’offerta abbia conseguenze negative dirette sul complessivo organico del gruppo Tim quanto a condizioni di lavoro o di impiego».Secondo il gruppo, la natura complementare delle due attività riduce sensibilmente il rischio di sovrapposizioni. «Tenuto conto della complementarità (e non sovrapposizione) dei business di Poste e Tim, alla data del documento di offerta, è ragionevole ritenere che in caso di perfezionamento dell’offerta non vi saranno impatti sul capitale umano e sui siti operativi esistenti di Poste Italiane e Tim», si legge ancora nel documento.La prospettiva delineata è quella di un’integrazione graduale, nella quale Tim manterrebbe comunque la propria identità societaria, preservando la continuità operativa e il valore costruito nei rispettivi mercati di riferimento.Sinergie per 700 milioni e focus sull’IAAlla base dell’operazione c’è la volontà di rafforzare il modello di “società piattaforma” perseguito da Poste Italiane. Il gruppo evidenzia come il comparto delle telecomunicazioni e dei servizi digitali sia caratterizzato da «repentine accelerazioni e cambi di paradigma tecnologico» e sottolinea che «la rivoluzione digitale e dell’Intelligenza Artificiale (agentic) in corso nel settore è destinata ad accelerare ulteriormente la domanda per i servizi forniti dall’emittente».Il prospetto mette anche nero su bianco le attese sinergie derivanti dall’integrazione. Poste stima un potenziale complessivo di almeno 700 milioni di euro annui ante imposte, di cui circa 500 milioni riconducibili a sinergie di costo e oltre 200 milioni a sinergie di ricavo. Le prime dovrebbero essere conseguite entro due anni dal completamento dell’offerta, mentre le seconde sono attese nell’arco di tre anni.Tra le principali aree di sviluppo figurano il rafforzamento dell’offerta per imprese e Pubblica amministrazione, il cross-selling di prodotti finanziari e assicurativi, l’integrazione tra Tim e PosteMobile e la creazione di una piattaforma dati capace di combinare le informazioni transazionali di Poste con quelle comportamentali di Tim.Nasce un gigante italiano da 26,9 miliardi di ricaviSecondo le simulazioni contenute nel prospetto, il gruppo combinato nascerebbe con ricavi aggregati per circa 26,9 miliardi di euro, un risultato operativo di 4,8 miliardi e una forza lavoro complessiva di circa 140 mila dipendenti.Il perimetro includerebbe anche il business brasiliano di Tim, definito nel documento «un pilastro strategico rilevante», grazie a un mercato caratterizzato da elevata redditività, significativa generazione di cassa e interessanti prospettive di crescita nei servizi dati e digitali.Con l’avvio dell’Opas entra dunque nel vivo un’operazione destinata a ridisegnare gli equilibri del settore italiano delle telecomunicazioni. Se gli azionisti aderiranno in misura significativa, il progetto di Matteo Del Fante potrebbe portare all’uscita di Tim dalla Borsa e alla nascita di una delle principali piattaforme integrate italiane nei servizi tecnologici, finanziari e logistici.Enrico Foscarini, 19 luglio 2026L'articolo Poste: domani al via l’Opas su Tim proviene da Nicolaporro.it.