C’è un dettaglio poco noto nella genesi di Artificial Intelligence, il film che Steven Spielberg avrebbe poi diretto nel 2001 a partire da un progetto lasciato incompiuto da Stanley Kubrick: tra il regista e i tre scrittori inglesi coinvolti nella sceneggiatura — Ian Watson, Sarah Maitland e Brian Aldiss, autore del racconto originale — il film non veniva mai chiamato “intelligenza artificiale”, ma “Pinocchio Project”, per l’ossessione di Kubrick nei confronti della storia del burattino di Collodi. È proprio da qui che parte “Stanley and Us”, il canale YouTube dedicato al lavoro dietro le quinte di Kubrick, con un primo episodio in quattro parti costruito su questo materiale inedito.A raccontarlo è chi quel materiale lo ha visto da vicino: trent’anni passati a studiare Kubrick, tra visite a casa sua e decine di collaboratori intervistati, danno a Federico Greco la possibilità di correggere un pezzo di leggenda che circola da anni, quella secondo cui Kubrick, poco prima di morire, avrebbe chiesto esplicitamente a Spielberg di dirigere al posto suo Artificial Intelligence, limitandosi lui stesso al ruolo di produttore. Non è così, spiega Greco: il progetto era nelle mani di Kubrick da decenni, ben prima che si ponesse il problema di chi l’avrebbe girato.Un lavoro ossessivo che Kubrick riservava anche ad altri progetti mai arrivati sullo schermo, a partire dal Napoleone a cui aveva dedicato — come ricorda Greco, reduce da un convegno tenuto proprio al Museo Napoleonico — un’intera biblioteca personale organizzata non per argomenti ma per anni, e ogni anno diviso in giorni: una ricostruzione tanto minuziosa da sapere “esattamente che cosa era successo ogni giorno della vita di Napoleone”. Eppure, chiarisce Greco, le sue sceneggiature — comprese quelle mai girate — non erano mai il cuore del suo lavoro: “come tutte le sceneggiature di Stanley Kubrick non era un granché, ma non perché lui non fosse un bravo scrittore, ma perché la sceneggiatura non gli serviva a niente”. Kubrick, che a parte l’esordio Paura e desiderio (rinnegato come un film da studente) ha sempre adattato romanzi, portava sul set i libri di partenza; la sceneggiatura restava una formalità burocratica per produttori e reparti.Il metodo si vedeva soprattutto nel modo in cui Kubrick trattava gli attori: capitava che al mattino chiedesse loro di imparare a memoria una pagina intera del romanzo di partenza entro sera, salvo poi concedere in realtà giorni per girare la stessa scena con 100-150 ciak. È un metodo che a Giorgio Bianchi, fotografo e documentarista, ricorda quello del fotografo di ritratti Arturo Ghergo, che rivoluzionò il genere trattando le grandi teste coronate come dive, tenendole in posa a chiacchierare a lungo prima di scattare, fino a “distruggere la sovrastruttura con l’attesa” e far emergere l’anima della persona sotto il personaggio: la stessa logica, ipotizza Bianchi, che porterebbe Kubrick a estenuare gli attori con i ciak ripetuti pur di farne uscire la vera interpretazione.Il principio di fondo regge anche con il celebre regista: Kubrick non sapeva mai in anticipo cosa cercasse da un attore — “non stai facendo algoritmo, non stai facendo Hollywood, stai facendo arte” — e agli attori che gli chiedevano indicazioni più precise rispondeva che avrebbe riconosciuto la performance giusta solo incontrandola. Lo stesso valeva per il film nel suo complesso: Eyes Wide Shut richiese un anno e mezzo di riprese anche perché le prime settimane di lavorazione venivano spesso buttate e rigirate da capo, in cerca dell’atmosfera esatta. Con Jack Nicholson su Shining, racconta Greco, Kubrick arrivò a rifiutarsi di ripetere a memoria una battuta detta settimane prima proprio per evitare che l’attore la “recitasse tra virgolette”, cioè la riproducesse meccanicamente invece di riviverla. E c’era un ultimo ostacolo da superare, quello della fama stessa degli attori: lavorando sempre con i più pagati e riconoscibili — Cruise, Nicholson, Ryan O’Neal — Kubrick sapeva di dover “azzerare” tutto ciò che il pubblico associava a loro, spingendo per esempio Cruise verso un’interpretazione il più lontana possibile da Top Gun o Mission Impossible.The post “Pinocchio Project”: il metodo Kubrick che restò celato per anni | Con Federico greco appeared first on Radio Radio.