L’attrice protagonista del Giffoni Film Festival parla del ruolo sociale del cinema, del successo di Lidia Poët, della terapia, delle donne nell’industria cinematografica e della necessità di dare più spazio ai giovani.Matilda De Angelis conquista il pubblico del Giffoni Film Festival con un incontro intenso, sincero e ricco di riflessioni. L’attrice bolognese ha dialogato con i giovani giurati delle sezioni Generator +13, +16 e +18, ripercorrendo la propria carriera e affrontando temi che vanno ben oltre il cinema: dall’impegno sociale alla libertà di espressione, dal rapporto con il successo fino alla rappresentazione della disabilità e al ruolo delle donne nel settore cinematografico. Un confronto senza filtri, accolto con grande entusiasmo dai ragazzi, che ha mostrato il lato più autentico di una delle interpreti italiane più apprezzate della sua generazione.Foto: Ufficio StampaMatilda De Angelis a Giffoni racconta il suo cinema tra impegno e libertàTra i temi centrali dell’incontro c’è stata la funzione del cinema nella società contemporanea. Tornando sulle parole pronunciate durante l’ultima edizione dei David di Donatello, l’attrice ha chiarito cosa intendesse quando aveva parlato della necessità di un ritorno al cinema politico.«Quando ai David di Donatello ho parlato di un ritorno al cinema politico, intendevo il termine nel suo senso più letterale: ciò che attiene alla polis, alla società. Il cinema deve tornare a raccontarla», ha spiegato. Secondo De Angelis, l’impegno civile non è incompatibile con l’intrattenimento. «Spesso si associa il cinema politico alla noia, ma può essere anche intrattenimento. Grandi film della nostra storia hanno raccontato la società anche attraverso la commedia. Anche una storia d’amore può essere politica e sociale: Romeo e Giulietta racconta due famiglie accecate dalla lotta per il potere», ha aggiunto.Matilda De Angelis alla Milano Fashion Week Uomo: il look Armani che conquista tuttiFoto: Ufficio StampaLidia Poët, il ruolo che ha cambiato Matilda De AngelisGrande spazio è stato dedicato anche a Lidia Poët, la serie Netflix che racconta la storia della prima donna italiana iscritta all’Ordine degli avvocati. Un personaggio che, come ha spiegato l’attrice, le ha lasciato molto anche dal punto di vista personale.«Mi ha lasciato l’importanza di essere militanti, di battersi per i propri ideali e di lottare per la libertà collettiva, quella che ci permette di progredire come società. Dobbiamo ringraziare le persone che prima di noi hanno combattuto perché certi diritti diventassero realtà», ha raccontato.L’attrice si è detta particolarmente felice del riscontro ricevuto dalle giovani spettatrici. «Sono felice che Lidia Poët vi sia piaciuta, specialmente alle giovani donne che crescono con un modello di possibilità, capace di far immaginare ciò che per lungo tempo è stato ritenuto impossibile», ha affermato.Parlando del proprio metodo di lavoro, De Angelis ha spiegato di affidarsi soprattutto all’istinto e all’empatia. «Interpretare un personaggio è un esercizio di empatia. Parto sempre da me stessa perché sono il termometro dei miei personaggi. Tutti viviamo paure, fragilità e drammi comuni e riconoscerli evita di costruire personaggi bidimensionali».Foto: Ufficio StampaPer Matilda De Angelis il cinema italiano deve dare più spazio ai giovaniL’attrice ha poi rivolto uno sguardo critico all’industria cinematografica italiana, soffermandosi sulle difficoltà incontrate dai giovani autori.«Trovo oltraggioso considerare giovane regista chi firma un’opera prima a quarant’anni. Lo slancio creativo e la forza vitale appartengono ai vent’anni ed è uno spreco quando questa energia si perde in un buco nero di rimpianti», ha dichiarato.Per De Angelis, anche gli attori devono assumersi maggiori responsabilità creative. «Non possiamo limitarci a essere passivi. Dobbiamo iniziare a scrivere il cinema che vorremmo vedere», ha spiegato, invitando le nuove generazioni a diventare protagoniste del cambiamento.Matilda De Angelis ed Enrico Borello fotografati insieme: un nuovo amore per l’attriceFoto: Ufficio StampaLa rappresentazione dell’autismo e il valore dell’autenticità sul grande schermoTra gli argomenti affrontati anche il film La vita da grandi, nel quale interpreta la sorella di una persona nello spettro autistico. L’attrice ha raccontato di essersi battuta affinché il personaggio di Omar fosse interpretato da una persona realmente appartenente allo spettro autistico.«È fondamentale restituire verità e dare spazio a chi, a telecamere spente, continua a convivere con quelle complessità quotidiane», ha spiegato, ribadendo quanto la rappresentazione autentica sia importante per costruire un cinema più inclusivo e rispettoso della realtà.Foto: Ufficio StampaLa terapia, il successo e le pressioni vissute fin da giovanissimaNel dialogo con i ragazzi, Matilda De Angelis ha affrontato anche aspetti molto personali della propria esperienza. Ha raccontato di essere entrata nel mondo dello spettacolo a soli diciotto anni e di aver dovuto fare i conti molto presto con la notorietà.«Dai 18 anni in poi ho vissuto sotto i riflettori. A quell’età ci si sente grandi, ma a trent’anni capisci quanto fossi ancora giovane. Essere esposta così presto al giudizio del pubblico e alle pressioni sul mio corpo è stato difficile e mi ha costretta a una crescita prematura», ha confessato.Da sette anni segue un percorso di terapia che considera fondamentale. «Per me è importante avere uno spazio privato e libero da implicazioni affettive in cui potermi esprimere. Ho imparato a lasciare andare il controllo su ciò che non posso gestire, come la percezione che gli altri hanno di me, concentrandomi solo su ciò che è in mio potere», ha raccontato.Sul lavoro nei set cinematografici ha inoltre sottolineato l’importanza della figura degli intimacy coordinator. «Sono figure fondamentali che tutelano la decenza e l’umanità sul set», ha spiegato.Matilda De Angelis: “Per interpretare Diana in Citadel ho affrontato un addestramento da spia”Foto: Ufficio StampaLe donne nel cinema italiano e un cambiamento ancora in corsoL’attrice ha dedicato una riflessione anche alla presenza femminile nell’industria cinematografica italiana, sottolineando come il percorso verso una piena parità sia ancora lungo.«Il cinema resta un ambiente maschiocentrico, con poche registe donne e ruoli non sempre gratificanti. Abbiamo la responsabilità di farci valere e scrivere storie che ci rappresentino. Fortunatamente il cambiamento è in atto e ci sono registe capaci di dimostrare il proprio valore assoluto», ha osservato.Foto: Ufficio StampaIl Giffoni Award chiude una giornata di emozioniAl termine dell’incontro, Matilda De Angelis ha ricevuto il Giffoni Award e il riconoscimento speciale dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, assegnatole «per aver dato voce con autenticità e intensità a una nuova generazione di interpreti capaci di raccontare la complessità del presente».Con la spontaneità che la contraddistingue, l’attrice ha scherzato davanti al pubblico: «È un premio bellissimo, farà un figurone a casa mia», prima di salutare i ragazzi con un caloroso «Grazie di cuore, è stato bellissimo come sempre».Foto: Ufficio Stampa| Da Rumors.it