C’è una start up italiana che vuole usare l’intelligenza artificiale per rivoluzionare la sanità (senza violare la privacy)

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«Ci siamo resi conto che la vera sfida non era sviluppare l’algoritmo, che diventa velocemente una commodity, ma avere accesso ai dati», racconta Daniele Panfilo a Open. «Molti dei dati che oggi potrebbero alimentare l’intelligenza artificiale sono dati personali e sensibili, e il GDPR ne limita correttamente l’utilizzo». È da questo paradosso che nasce Aindo, startup fondata a Trieste da ricercatori della Sissa, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, con l’obiettivo di permettere a ospedali, centri di ricerca e aziende farmaceutiche di utilizzare il patrimonio di informazioni raccolte negli anni senza compromettere la privacy dei pazienti. Quell’idea è poi diventata un’azienda che negli anni ha raccolto oltre 11 milioni di euro tra investimenti privati e fondi europei, arrivando a vincere anche l’European innovation council accelerator, uno dei programmi più competitivi dell’Unione europea per le startup innovative.Dati di pazienti che non esistonoIl principio alla base della tecnologia sviluppata da Aindo è tanto semplice da descrivere quanto complesso da realizzare. Partendo, ad esempio, dai dati di mille pazienti diabetici raccolti da un ospedale, il sistema genera una nuova popolazione composta da pazienti completamente fittizi ma con le stesse caratteristiche statistiche di quella originale. «L’asset non è il singolo dato, ma la statistica della popolazione», sintetizza Panfilo. «Quello che facciamo è estrarre questa statistica e trasferirla in una popolazione artificiale». A differenza dell’anonimizzazione tradizionale, che elimina nomi e identificativi, ma lascia comunque aperta la possibilità di risalire alle persone attraverso l’incrocio di più informazioni, la generazione sintetica rompe definitivamente il collegamento con il paziente reale.Nella sanità troppi dati non utilizzatiDopo una prima fase di sperimentazione in ambiti come finanza, assicurazioni e telecomunicazioni, la startup ha scelto di concentrarsi esclusivamente sulla sanità. Una decisione legata soprattutto al potenziale ancora inespresso del settore sanitario. «Circa il 97% dei dati raccolti dagli ospedali oggi non viene valorizzato, principalmente per questioni di privacy», spiega Panfilo. A differenza di altri settori, inoltre, chi raccoglie i dati e chi li utilizza sono spesso soggetti diversi perché gli ospedali producono informazioni preziose, mentre aziende farmaceutiche e centri di ricerca ne hanno bisogno per sviluppare nuovi trattamenti e monitorare quelli esistenti.Le possibili applicazioni Le applicazioni sono già numerose. Da una parte i dati sintetici vengono utilizzati per gli studi di real world evidence, le analisi sui farmaci già presenti sul mercato che le aziende farmaceutiche presentano a enti regolatori come Aifa, Ema e Fda. Dall’altra, la tecnologia potrebbe contribuire ad accelerare i trial clinici attraverso la creazione di gruppi di controllo parzialmente simulati. «Possiamo emulare parte del gruppo di controllo creando pazienti artificiali sulla base dei dati storici degli ospedali», racconta Panfilo. «Questo significa costi più bassi, studi più rapidi e un impatto etico minore». Il passo successivo guarda invece l’applicazione nella pratica quotidiana. In collaborazione con il Centro Cardiologico Monzino, Aindo sta lavorando a un assistente specializzato per la cardiologia capace di supportare il medico durante visite e diagnosi. «Non è un sistema che sostituisce il medico», precisa il fondatore della startup. «È un clinical decision support system che aiuta il professionista a verificare aderenza alle linee guida, validare prognosi e ridurre il rischio di errore».Una rivoluzione appena iniziataIl traguardo è ottenere entro il 2027 la certificazione europea come «medical device», entrando così tra le prime realtà del continente a portare sul mercato strumenti di questo tipo. In più l’ambizione di Aindo guarda già oltre i confini nazionali e si inserisce nel progetto dell’European health data space, il piano dell’Unione europea pensato per favorire la condivisione dei dati sanitari a fini di ricerca, innovazione e sviluppo di nuovi trattamenti. Per Panfilo, infatti, l’intelligenza artificiale rappresenta una trasformazione paragonabile all’elettricità o alla rivoluzione industriale, destinata a cambiare profondamente il modo in cui lavoriamo e prendiamo decisioni. «Non sarà l’intelligenza artificiale a rubare il lavoro alle persone», conclude. «Saranno le persone che sapranno usare l’intelligenza artificiale a sostituire quelle che non la usano». Una rivoluzione tecnologica che, secondo il fondatore di Aindo, renderà sempre più preziose proprio quelle caratteristiche che le macchine faticano a replicare come creatività, empatia, capacità relazionale e pensiero critico.L'articolo C’è una start up italiana che vuole usare l’intelligenza artificiale per rivoluzionare la sanità (senza violare la privacy) proviene da Open.