di Giuseppe Gagliano – La Cina intensifica la pressione su Taiwan attraverso pattugliamenti permanenti della Guardia Costiera nelle acque a est dell’isola e il lancio sperimentale di un missile balistico strategico da un sottomarino nel Mar Cinese Meridionale. Le due iniziative confermano l’evoluzione della strategia cinese, orientata a rafforzare la propria presenza militare e la capacità di deterrenza senza oltrepassare la soglia di un conflitto aperto.Le pattuglie, avviate a maggio e condotte a circa cento chilometri da Taiwan, vengono presentate da Pechino come normali operazioni di controllo marittimo, mentre Taipei le considera una crescente minaccia alla sicurezza regionale. L’impiego della Guardia Costiera, anziché della Marina militare, consente alla Cina di consolidare la propria presenza nelle aree contese mantenendo un profilo meno apertamente militare e sperimentando una strategia di pressione nella cosiddetta “zona grigia”.La presenza continuativa nelle acque orientali dell’isola permette inoltre di monitorare le possibili rotte di intervento di Stati Uniti e Giappone e di acquisire esperienza operativa in vista di eventuali scenari di blocco navale.Parallelamente, il lancio di un missile balistico strategico da un sottomarino evidenzia i progressi della componente navale della deterrenza nucleare cinese. L’obiettivo è dimostrare la capacità di garantire una risposta anche in caso di primo attacco, rafforzando la credibilità della triade nucleare di Pechino e inviando un segnale a Stati Uniti e ai loro alleati nell’Indo-Pacifico.Le iniziative si inseriscono in un contesto di crescente cooperazione militare con la Russia, confermata anche dalle esercitazioni navali congiunte, e si accompagnano all’utilizzo della leva economica. Il controllo cinese della filiera delle terre rare continua infatti a rappresentare uno strumento di pressione nei confronti delle economie occidentali, fortemente dipendenti da queste materie prime strategiche.Nel complesso, Pechino sembra perseguire una strategia di lungo periodo basata sull’espansione graduale della propria influenza militare, economica e tecnologica. Più che preparare un confronto immediato, la leadership cinese punta a modificare progressivamente gli equilibri regionali, aumentando i costi politici e strategici per chi intendesse contrastarne l’ascesa.