RD Congo. Nuovi attacchi nel Nord Kivu riaccendono la guerra delle miniere

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di Giuseppe Gagliano – Almeno venti persone sono morte negli attacchi condotti tra il 12 e il 16 luglio dalle Forze Democratiche Alleate (ADF), gruppo jihadista affiliato allo Stato Islamico, nel territorio di Beni e nell’area di Mangina, nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Le vittime comprendono civili e militari congolesi, mentre numerosi abitanti sono stati costretti ad abbandonare i propri villaggi.Gli assalti confermano il persistente deterioramento della sicurezza nel Nord Kivu e nell’Ituri, dove le operazioni congiunte avviate dal 2021 dagli eserciti congolese e ugandese non sono riuscite a eliminare la minaccia jihadista. Le ADF continuano a privilegiare attacchi contro la popolazione civile, sfruttando l’assenza di un controllo stabile del territorio e la debolezza delle istituzioni statali.La situazione è aggravata dalla presenza di altri gruppi armati, tra cui il Movimento del 23 marzo (M23), sostenuto dal Ruanda, che costringe Kinshasa a disperdere le proprie forze su più fronti, limitando l’efficacia delle operazioni militari.L’instabilità è strettamente legata alla competizione per le immense risorse minerarie del Paese. La Repubblica Democratica del Congo detiene alcuni dei principali giacimenti mondiali di cobalto, rame, coltan, oro e litio, materie prime strategiche per l’industria tecnologica, automobilistica e della difesa. Il controllo delle aree estrattive alimenta traffici illeciti, finanzia i gruppi armati e rafforza reti criminali che operano oltre i confini nazionali.Sul piano internazionale, la crisi si inserisce nella competizione tra Stati Uniti e Cina per l’accesso ai minerali strategici. Washington sostiene nuovi programmi di sicurezza e investimenti destinati a proteggere le infrastrutture minerarie, mentre Pechino mantiene una posizione dominante nel settore estrattivo congolese. Anche Emirati Arabi Uniti, Uganda e Ruanda perseguono interessi economici e strategici nella regione.A rendere ancora più fragile il quadro contribuisce la diffusione dell’Ebola, che ostacola le attività economiche e la logistica nelle aree minerarie. Il protrarsi dell’instabilità rischia così di ripercuotersi sulle catene globali di approvvigionamento di materie prime essenziali, confermando come il conflitto nell’est del Congo rappresenti una questione di rilevanza geopolitica ed economica ben oltre i confini africani.