Golfo Persico. La crisi di Hormuz trascina le economie della regione verso la recessione

Wait 5 sec.

di Giuseppe Gagliano – L’insicurezza nello Stretto di Hormuz continua a pesare sulle economie del Golfo, mettendo in discussione le strategie di diversificazione economica perseguite negli ultimi anni dalle monarchie della regione. Secondo un’indagine condotta da Reuters tra il 7 e il 16 luglio, gli economisti prevedono una crisi più profonda del previsto, con effetti destinati a protrarsi a causa delle persistenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.I Paesi più colpiti dovrebbero essere Kuwait e Qatar, per i quali si stima una contrazione del prodotto interno lordo dell’8,1% nel 2026, ben superiore alle previsioni formulate nei mesi scorsi. Entrambi dipendono in larga misura dalle esportazioni di petrolio e gas che transitano attraverso Hormuz, rendendoli particolarmente vulnerabili alle interruzioni del traffico marittimo.Anche il Bahrein dovrebbe registrare un peggioramento delle prospettive economiche, mentre gli Emirati Arabi Uniti limiterebbero la contrazione grazie a un’economia maggiormente diversificata, pur continuando a risentire dell’incertezza regionale e del rallentamento degli investimenti.Le prospettive risultano invece relativamente più favorevoli per Arabia Saudita e Oman. Riad può contare sull’oleodotto Est-Ovest, che collega i giacimenti orientali al porto di Yanbu sul Mar Rosso, riducendo la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. L’Oman beneficia invece della posizione dei propri terminali petroliferi, situati al di fuori dell’area più esposta alle tensioni. Le previsioni indicano quindi una moderata crescita economica per entrambi i Paesi, seppure inferiore alle attese precedenti.La crisi dimostra come la sicurezza delle rotte marittime rappresenti un fattore decisivo per la stabilità economica dell’intera regione. L’aumento dei costi assicurativi, il rallentamento dei traffici commerciali e le difficoltà nelle esportazioni energetiche incidono direttamente sui bilanci pubblici delle monarchie del Golfo, fortemente dipendenti dalle entrate petrolifere per finanziare spesa pubblica, infrastrutture e programmi di sviluppo.Gli analisti prevedono un possibile recupero nel 2027, subordinato però alla normalizzazione della situazione nello Stretto di Hormuz e alla ripresa delle esportazioni. L’elevata variabilità delle stime conferma tuttavia che l’andamento economico della regione dipenderà soprattutto dall’evoluzione della crisi geopolitica più che dai tradizionali indicatori macroeconomici.La vicenda evidenzia infine come il controllo delle rotte energetiche resti il principale fattore strategico del Golfo. Nonostante gli investimenti in finanza, turismo e nuove tecnologie, la prosperità delle monarchie continua a dipendere dalla possibilità di esportare petrolio e gas attraverso uno dei passaggi marittimi più delicati del commercio mondiale.