Case green: l’ultima boiata dell’Europa

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Qui al bar pensiamo che se l’Europa non ci fosse dovrebbero inventarla: nella Storia, si trovano pochi esempi, forse nessuno, di tale elefante burocratico che, come il dio Crono, divora i propri figli e che fa di tutto per danneggiare sé stesso, come se il masochismo lo avesse messo in Costituzione (una Costituzione che, in senso stretto, nemmeno ha). La sapete l’ultima? Ha dell’incredibile: l’Ue ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti di tutti (tutti!) i Paesi membri, per il mancato recepimento della direttiva sulle case green del 2024. Il testo fissava allo scorso 29 maggio il termine ultimo per accoglierla negli ordinamenti nazionali. Già per la prima scadenza, che riguardava la consegna dei Piani nazionali di ristrutturazione edilizia, soltanto 8 Paesi su 27 si erano presentati in tempo con le bozze. Adesso il ritardo riguarda tutti, nessuno escluso, nemmeno i più ecologisti come la Spagna. A riprova che qualcosa non va. Che a Bruxelles si varano regole impossibili da seguire. La trafila del Green deal è stata, da un certo punto di vista, il capolavoro di questa Europa tafazziana amministrata tragicamente da grigi funzionari avviluppati in logiche kafkiane: sono stati imposti obiettivi da maoismo ambientalista, da grande balzo in avanti verde; poi, sono stati ridimensionati perché ci si è resi conto che erano semplicemente fuori dalla realtà; ma intanto, il solo fatto di averli sanciti è bastato a demolire l’industria automobilistica, ultimo fiore rimasto nell’occhiello logoro del Vecchio continente; e alla fine, siccome le normative sono inattuabili, la Commissione sanziona tutti, pur di non rimangiarsi le proprie assurdità e confessare il suo smacco epocale. Non sappiamo nemmeno più come commentare. Ci limitiamo a trangugiare un caffè che, oggi, è particolarmente amaro.L'articolo Case green: l’ultima boiata dell’Europa proviene da Nicolaporro.it.