Il premier spagnolo Pedro Sanchez è tornato a giocare la carta delle elezioni anticipate per tentare di rimanere alla Moncloa per un quarto mandato consecutivo. Per il leader socialista, che ha abituato gli spagnoli ai colpi di scena, quella dell’autunno sarà la partita più difficile per restare alla guida del Paese. Sanchez, che ha sciolto le Cortes e annunciato il voto per il 29 novembre, punta a capitalizzare lo scontento della piazza per la bocciatura al Congresso dei deputati dei due decreti contro l’emergenza abitativa approvati dall’esecutivo a seguito dell’ondata di proteste scatenata dallo sfratto dell’87enne Maricarmen Abascal. Il premier spagnolo, specializzato nella sopravvivenza e autore del noto ‘Manuale di resistenza’ pubblicato nel 2019, ha ritenuto questo il momento più propizio per poter mobilitare l’elettorato di sinistra. Gli scenari alle urne, i sondaggi Non è detto che le proteste favoriscano però i socialisti alle urne e dai sondaggi si prevede che il Partito popolare e Vox incasseranno la maggioranza assoluta. Tuttavia nulla è mai scontato con Sanchez, che ha dimostrato più volte di avere un ottimo fiuto politico, come nel 2023, quando convocò le elezioni anticipate dopo la batosta dei socialisti alle elezioni regionali e comunali, riuscendo a rimanere alla Moncloa. Gli alti e bassi di Sanchez al governoIl percorso politico di Sanchez, economista madrileno classe ’72, non è mai stato lineare. Da quando è diventato segretario generale del Partito socialista nel 2014 ha fatto fronte ad alti e bassi, riuscendo a rialzarsi dopo batoste non da poco. L’impresa di ottenere, come ha chiesto, un’ampia maggioranza progressista al Parlamento è dura, ma Sanchez non si è mai dato per vinto, memore delle svolte inaspettate che hanno segnato la sua carriera. Nel 2016 si dimise da segretario generale del Psoe, in disaccordo con l’apparato del partito, per poi tornare ad assumere l’incarico battendo alle primarie la favorita Susana Díaz. Nel 2018, con una mozione di censura contro il popolare Mariano Rajoy, è diventato premier. Dopo la sconfitta alle elezioni regionali in Andalusia, feudo socialista, ha deciso di indire elezioni anticipate nel 2019. Una scommessa che ha vinto, con il Psoe primo partito, ma subito dopo ha vissuto un’altra battuta d’arresto con il fallimento dei negoziati con Podemos, guidato allora da Pablo Iglesias. Gli spagnoli tornarono al voto nello stesso anno. Il Psoe perse terreno e alla fine, in un paio di giorni, arrivò a un accordo con Podemos, che ha dato vita al primo governo di coalizione della recente storia democratica spagnola. Dopo la sconfitta alle elezioni regionali e comunali del 28 maggio, Sanchez ha deciso di rigiocare la carta delle elezioni anticipate. Una mossa coraggiosa, in parte inaspettata, che ha permesso ai socialisti di rimanere al potere dopo un sudato accordo con gli indipendentisti catalani di Junts, il partito di Carles Puigdemont. Il terzo governo Sanchez è iniziato in salita e più volte è stato in bilico. Ad aprile del 2024, dopo che il sito di notizie El Confidencial pubblicò la notizia dell’apertura di un’indagine preliminare a carico della moglie Begoña Gomez, Sanchez annunciò un periodo di riflessione di 5 giorni per decidere se dimettersi o meno. Dopo aver tenuto la Spagna con il fiato sospeso, il leader socialista annunciò l’intenzione di andare avanti “con più forza di prima”, denunciando una “macchina del fango” contro di lui e la moglie, messa in moto da una “galassia” politica, mediatica e giuridica “della destra e dall’estrema destra”. L’anno successivo, nell’estate del 2025, per Sanchez arrivò un altro colpo, l’arresto dell’ex numero 3 del Psoe, Santos Cerdan, sospettato di tangenti, dopo un altro arresto, quello dell’ex braccio destro José Luis Abalos, sempre per corruzione. Allora il premier ribadì l’intezione di rimanere alla guida del Paese. “Il capitano della nave non si tira indietro quando il mare è in tempesta”, disse, mentre il Psoe era travolto dagli scandali. La crisi a Ceuta di quest’estate, con l’ingresso in massa di 80mila persone nell’exclave spagnola, ha aperto una nuova crisi nell’esecutivo, con le sinistre nonché le opposizioni che hanno rimproverato a Sanchez di essere debole con il Marocco, ritenuto responsabile dell’accaduto. In una plenaria del Congresso tesa a settembre il premier era tornato a difendere ancora una volta il suo operato e nelle ultime interviste rilasciate alla tv pubblica Tve e a Cadena Ser aveva ribadito la volontà di portare a termine la legislatura, fino all’estate del 2027. Ma dopo lo scoppio delle proteste per l’accesso alla casa lo scenario è cambiato. I socialisti hanno visto uno spiraglio per rimontare nei sondaggi, che danno la sinistra, incluso Sumar, in calo, e Sanchez ha scelto il colpo di scena sciogliendo le Cortes. Il 29 novembre sarà un nuovo test per mettere alla prova la sua rinomata abilità nella “sopravvivenza politica”.Questo articolo Crisi Spagna, Sanchez e la carta del voto anticipato per restare al governo proviene da LaPresse