Kasia Smutniak e Pietro Taricone, dall’amore al viaggio in Nepal: la loro storia rivive in Mustang

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Nel 2003 Kasia Smutniak e Pietro Taricone si conoscevano da pochi mesi quando decisero di partire, zaino in spalla e con una piccola telecamera, per il Mustang, una delle regioni più remote del Nepal. Da quel viaggio sono passati ventitré anni e molte delle immagini girate allora, rimaste a lungo parte della loro memoria privata, sono oggi diventate Mustang, il nuovo documentario diretto dall’attrice e presentato in concorso nella sezione Progressive Cinema alla 21ª Festa del Cinema di Roma.In mezzo c’è una parte importante della vita di Smutniak: la nascita della figlia Sophie, la morte di Pietro nel 2010, i ritorni in Nepal insieme alla bambina e la decisione di mantenere la promessa che la coppia si era fatta durante quel primo viaggio, quando entrambi avevano immaginato di tornare un giorno per fare qualcosa di concreto per le persone incontrate in quella terra. Un proposito che negli anni ha portato alla costruzione di una scuola e che adesso trova nel film un modo per ricongiungere ciò che è accaduto allora con tutto quello che è venuto dopo.«Quando metti insieme dei frammenti e li guardi tutto d’un fiato, succede qualcosa. Una storia prende vita», ha scritto Smutniak sui social, dove nelle ultime settimane ha iniziato a mostrare alcune delle immagini raccolte nel documentario. Frammenti nei quali torna anche Pietro, giovanissimo, durante quel viaggio del 2003, ma attraverso i quali emerge soprattutto una storia che non si esaurisce nel ricordo: a raccontarla è oggi la voce di Sophie, che ha riscoperto le registrazioni dei suoi genitori e quelle dei successivi viaggi compiuti da bambina insieme alla madre.Foto: pexelsKasia Smutniak e Pietro Taricone, l’incontro sul set di Radio WestQuando si incontrano, Kasia Smutniak e Pietro Taricone sembrano provenire da due traiettorie molto diverse. Lei, nata in Polonia e arrivata giovanissima in Italia, aveva lavorato come modella ed era diventata un volto conosciuto dal grande pubblico anche grazie alla pubblicità. Lui era stato travolto da una popolarità improvvisa dopo la partecipazione alla prima edizione del Grande Fratello, che lo aveva trasformato nel celebre “Guerriero” della televisione italiana.A farli incontrare è il cinema. I due si conoscono sul set di Radio West e dietro l’immagine pubblica di Taricone, costruita inevitabilmente anche intorno al personaggio televisivo, Kasia scopre qualcosa di diverso. Anni dopo lo avrebbe descritto come un uomo «molto profondo e fuori dagli schemi». La loro relazione cresce rapidamente, ma senza trasformarsi in una continua esposizione pubblica. Nel 2004 nasce Sophie, la loro unica figlia, e quella storia cominciata da poco diventa una famiglia. Prima ancora della sua nascita, però, Kasia e Pietro avevano già condiviso un’esperienza destinata a rimanere centrale nelle loro vite.Foto: IMdBPrimetime, la recensione: quando la giustizia diventa spettacoloIl viaggio di Kasia Smutniak e Pietro Taricone in Mustang nel 2003Nel 2003, quando si conoscevano ancora da relativamente poco tempo, Kasia e Pietro partirono con gli zaini in spalla e una piccola telecamera per raggiungere il Mustang, remota regione del Nepal settentrionale al confine con il Tibet. All’epoca il viaggio era molto più complesso di quanto non sia oggi: per secoli il territorio era rimasto quasi inaccessibile e l’Upper Mustang, conosciuto anche come Regno di Lo, era stato aperto agli stranieri soltanto nel 1992. Ancora oggi l’accesso è regolato da permessi speciali.Kasia e Pietro non stavano realizzando un film. Registravano ciò che incontravano, quasi come si fa con un diario di viaggio, senza poter immaginare che quelle immagini sarebbero riemerse più di vent’anni dopo. In uno dei filmati recuperati si sente Taricone dire: «Ci aspettano 25 chilometri di camminata e non c’è niente».Il Mustang li colpisce profondamente. È un territorio arido, incastonato nell’Himalaya, nel quale lingua, architettura, monasteri e tradizioni conservano un legame fortissimo con la cultura tibetana. Il suo cuore è Lo Manthang, antica capitale fortificata circondata da mura di terra battuta, rimasta per secoli lontana dalle trasformazioni che hanno interessato altre zone della regione himalayana.Durante quel primo viaggio Kasia e Pietro si fanno una promessa: un giorno sarebbero tornati e avrebbero fatto qualcosa di concreto per proteggere quella cultura e aiutare chi viveva lì.Kasia Smutniak dice addio al cinema: “Non voglio più fare l’attrice”La morte di Pietro Taricone e la promessa rimasta in sospesoIl corso della loro storia, però, cambia improvvisamente. Il 29 giugno 2010 Pietro Taricone muore a 35 anni, il giorno successivo al grave incidente avvenuto durante un lancio con il paracadute a Terni, e quella promessa di tornare insieme in Mustang rimane inevitabilmente sospesa.Eppure il legame con quella terra non si interrompe con la morte di Pietro. Negli anni successivi Kasia continua a tornare nella regione, questa volta portando con sé anche Sophie, e quello che era stato il luogo di un viaggio condiviso diventa progressivamente parte della storia della figlia e di un impegno che Smutniak decide di portare avanti.Molti anni dopo sarà proprio Sophie Taricone, ormai adulta, a riscoprire le registrazioni del 2003 e quelle dei viaggi successivi fatti da bambina insieme alla madre. Ed è la sua voce a guidare Mustang, creando un ponte tra una storia cominciata prima della sua nascita e tutto ciò che quella stessa storia ha generato negli anni successivi.collage: screenshot video Instagram @lasmutniakKasia Smutniak e la scuola in Nepal nata dalla promessa con PietroDurante i suoi ritorni in Mustang, Kasia incontra Kunzom, una donna del posto con la quale riesce a trasformare quella vecchia promessa in un progetto concreto. Nasce così la Ghami Solar School, costruita a circa 3.500 metri di altitudine per permettere ai bambini e ai ragazzi della regione di continuare gli studi senza essere costretti ad abbandonare le proprie famiglie.La scuola rappresenta forse il punto nel quale il passato di Kasia e Pietro smette definitivamente di essere soltanto memoria. Quel progetto immaginato durante un viaggio nel 2003 continua infatti a esistere attraverso una struttura che oggi accoglie decine di studenti. Anche il Mustang, nel frattempo, sta cambiando. Nuove strade hanno reso più accessibile un territorio rimasto a lungo isolato, mentre le trasformazioni climatiche stanno mettendo in difficoltà un’architettura tradizionale pensata per un ambiente storicamente molto secco. La stessa Smutniak ha raccontato negli ultimi mesi come le piogge sempre più intense stiano danneggiando anche la scuola, costruita con tecniche e materiali locali.Il rapporto con quella terra, dunque, non si è fermato alla realizzazione di un desiderio nato con Pietro, ma è diventato negli anni un impegno che Kasia continua a seguire e che inevitabilmente entra anche nel film.Foto: screenshot video Instagram @lasmutniakMustang, il film di Kasia Smutniak raccontato dalla figlia SophieSono serviti sette anni di lavoro e oltre vent’anni di vita perché tutto questo diventasse Mustang. «Ci ho messo tanto, ma ancora adesso mi sembra troppo presto», ha confessato Smutniak presentando le prime immagini. «Qui dentro c’è tutto quello che volevo che fosse questo film».Il documentario, scritto da Kasia Smutniak e Marella Bombini, segna il ritorno dell’attrice dietro la macchina da presa dopo Mur, vincitore del Nastro d’Argento Documentari 2024 per il Cinema del Reale. È prodotto da Fandango in associazione con Luce Cinecittà, con il contributo dell’Associazione Pietro Taricone e il sostegno dell’Unione Buddhista Italiana. Dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma, è prevista la distribuzione nelle sale a novembre.Ma ridurre Mustang a un documentario su Pietro Taricone significherebbe probabilmente perdere il senso del percorso che Kasia ha cercato di ricostruire. Al centro ci sono certamente Pietro e le immagini del 2003, ma ci sono anche Sophie, Kunzom, la scuola, i bambini che la frequentano e una regione che nel frattempo sta cambiando. C’è soprattutto ciò che è nato dopo quel viaggio, quando una promessa fatta da Kasia e Pietro è sopravvissuta al tempo e alla perdita, coinvolgendo altre persone e, soprattutto, la generazione successiva.«Mustang è il racconto di tante vite che si incontrano, si perdono, tornano. Di ciò che resta e di ciò che si trasforma», ha scritto Kasia. Non a caso il film arriva fino al concetto di Samsara, quel flusso incessante nel quale ogni cosa cambia e si trasforma.Mustang nasce così da una storia privata, ma negli anni ha finito per raccontare molto di più. Non soltanto ciò che Kasia e Pietro hanno vissuto insieme, ma quello che quel viaggio ha lasciato dopo di loro e il modo in cui, a distanza di oltre vent’anni, continua ancora a produrre effetti nel presente.La Maison des Femmes, al cinema il film sulla forza delle donne: il trailer e la storia vera| Da Rumors.it