Dalla Tunisia, Battar Zahani, ventunenne rimpatriato dall’Italia dopo aver teso un agguato a un rabbino per strada a Milano, racconta al Corriere della Sera la sua verità. In buona sostanza il ragazzo riferisce di essere stato espulso dal “suo” Paese per uno scherzo. Ventuno anni, nato a Como, volontario della Protezione civile e studente di ingegneria a Parma (alla faccia di chi dice che i figli dei migranti nel nostro paese non hanno alcuna possibilità…). Comunque, il 16 settembre, in piazzale Bande Nere, lui, il fratello e un amico marocchino hanno accerchiato e aggredito fisicamente il rabbino sessantenne Rav Tzemach Mizrachi, prendendolo a calci mentre ridevano di gusto e registravano tutto con uno smartphone. Ebbene, secondo il giovane “remigrato” tutto ciò rientrerebbe nel perimetro di una leggera bravata. Battar infatti dice di non nutrire alcun odio per Israele né tantomeno per gli ebrei. E poi si lancia in uno sdolcinato salamelecco verso l’Italia, dicendo che è qui che è cresciuto ed è qui che vuole vivere.Così il rampante Corriere gli costruisce attorno il ritratto del ragazzo integerrimo caduto in un equivoco, farcendo tutto con dettagli degni di una soap opera turca, fra la madre che piange al telefono, un arabo appena stentato vista l’abitudine a parlare in italiano e la paura del rimpatrio. Che dramma! A leggerla da questa prospettiva sembra quasi una serie infinite di disgrazie e non il fisiologico risultato derivato dal pensare di poter picchiare la gente per strada e rimanere impuniti.Quanto fatto da questi ragazzi invece è grave e ha meritato una severa punizione: uno dei tre compari è finito in arresto per violenza a sfondo religioso e oggi è libero in attesa di processo, mentre Battar e l’amico marocchino sono stati rimpatriati. Piantedosi ha parlato di un comportamento che in Italia non può essere tollerato, Meloni ha definito il gesto vile, tutta la comunità ebraica di Milano è fortemente preoccupata per il clima creatosi.Non basta che il povero Zahani dica di avere in Italia ogni interesse, ogni pezzo della propria vita. Non lo dimostra. E poi c’è il colmo dei colmi, perché nella bio di Facebook si vanta enormemente delle sue origini e si dice “tunisino nel sangue”. Capito? Poco importa evidentemente che sia cresciuto nel Lodigiano, che sia italiano nelle abitudini (si spera…). Se il signorino non si sente italiano perché finge?A un ventenne figlio di migranti il nostro paese ha dato ciò che a tante latitudini del mondo ancora nel 2026 è un sogno: scuola, sanità, università, diritti, libertà. E in cambio l’Italia non chiede nulla se non il rispetto delle più basilari regole di civiltà e non violenza. Questi, però, non ce la fanno. Accerchiare un un uomo per la sua religione, sfilargli il cappello, tirargli dei calci.Insomma Zahani racconta, senza volerlo, un dato chiarissimo: una buona porzione dei migranti di seconda generazione in Italia ci vive ma dall’Italia si distanzia scientemente, perché non si sente italiano. E questa è anche la dimostrazione che la cittadinanza italiana non chiude affatto il discorso, anzi…Alessandro Bonelli, 6 ottobre 2026L'articolo Aggredisce il rabbino, viene espulso e frigna: “L’Italia è il mio Paese”. Ma qualcosa non torna proviene da Nicolaporro.it.