Berlino decide di contrastare l’attività sotto soglia di Mosca abbassando la propria “soglia” e attribuendo, ufficialmente e pubblicamente, le operazioni ostili al loro mandante. Così, operazioni clandestine, sabotaggi e intimidazioni possono avvicinarsi progressivamente alla soglia militare.A dirlo è stato Martin Jäger, direttore del Bundesnachrichtendienst (Bnd), il servizio d’intelligence esterno tedesco, durante l’audizione pubblica annuale dei vertici dei servizi davanti al Parlamentarisches Kontrollgremium del Bundestag, il comitato parlamentare incaricato di vigilare sull’intelligence federale. L’audizione del 5 ottobre ha riunito, oltre a Jäger, il capo del controspionaggio interno Sinan Selen e la direttrice del servizio di sicurezza militare Martina Rosenberg. Il Bundestag ha sintetizzato la valutazione comune dei tre servizi in termini piuttosto netti: la Russia rappresenta oggi la principale sfida alla sicurezza della Germania.“La Russia conduce una guerra ombra contro di noi”, ha riferito Jäger. Una guerra non dichiarata che, secondo il capo del Bnd, non rientra facilmente nelle categorie tradizionali del conflitto militare e del diritto. Il quadro descritto comprende attività di intelligence, operazioni di influenza, intimidazione e azioni violente condotte direttamente o attraverso intermediari. “Da nessun altro Paese proviene attualmente una minaccia così diretta, ampia e concreta nei confronti della Germania”.Jäger ha richiamato in particolare il tentato attacco all’aeroporto di Lipsia dello scorso agosto, dove era stato individuato un drone carico di esplosivo. Le autorità tedesche hanno indicato la pista russa nell’ambito delle indagini sull’episodio. Per il presidente del Bnd, il rischio di nuovi attacchi contro obiettivi sul territorio tedesco rimane “reale e presente”. Anche Sinan Selen, a capo del Bundesamt für Verfassungsschutz, ha indicato un perimetro che va ormai oltre lo spionaggio tradizionale e comprende sabotaggi e pianificazione di azioni violente.Secondo il direttore del Bnd, Mosca potrebbe ricorrere ad “attività militari di basso livello”, soprattutto negli Stati baltici. Operazioni limitate, provocazioni e persino azioni sotto falsa bandiera potrebbero essere impiegate per misurare tempi di reazione e coesione politica degli alleati senza arrivare immediatamente a un conflitto convenzionale. “Non possiamo aspettare fino al 2029”, è stata la sintesi del capo del Bnd.Tallinn porta la difesa verso il confineÈ in questo contesto che assume un peso diverso la contemporanea scelta dell’Estonia di modificare il proprio dispositivo militare sul confine orientale. Secondo il Financial Times, Tallinn sta trasferendo stabilmente parte delle proprie forze più vicine alla Russia e rafforzando le capacità di attacco a lunga distanza nell’ambito di quella che le forze armate estoni definiscono una dottrina di difesa attiva.La Prima Brigata estone, la principale formazione da combattimento del Paese, sarà trasferita da Tapa a Jõhvi, circa cinquanta chilometri dal confine russo, dove sono in costruzione nuove infrastrutture militari. A Narva, città direttamente affacciata sulla frontiera, Tallinn sta inoltre realizzando una struttura capace di ospitare circa duecento militari in permanenza e fino a mille uomini in caso di crisi. Parallelamente il Paese sta aumentando le proprie capacità di fuoco a distanza, anche attraverso sistemi americani Himars e sudcoreani Chunmoo.Anche a Tallinn, tuttavia, la valutazione non è quella di un’offensiva russa imminente contro l’intera Nato. I vertici militari e d’intelligence estoni citati dal Financial Times non ritengono probabile una guerra su vasta scala con l’Alleanza almeno nei prossimi due anni. Il timore riguarda piuttosto un’azione più limitata, concepita per verificare fino a che punto gli alleati siano pronti a reagire e, in ultima analisi, quanto sia credibile l’articolo 5.La coincidenza tra le valutazioni di Berlino e il cambio di postura di Tallinn restituisce così un quadro meno lineare della tradizionale alternativa tra pace e guerra. Il rischio che preoccupa oggi i servizi europei si colloca, infatti, in uno spazio intermedio, occupato da sabotaggi, operazioni clandestine, cyberattacchi, pressioni sulle infrastrutture e possibili azioni militari circoscritte. Fatti che, se presi singolarmente, non superano la soglia del conflitto armato. Da qui, resta da comprendere – e decidere – dove fissare una nuova soglia oltre la quale una azione clandestina cessa di essere tale.