FAIRFORD — «Possiamo riconoscere ora che tutti i bombardieri americani schierati a Raf Fairford sono rientrati nelle loro basi negli Stati Uniti». Lo ha detto domenica il Pentagono in una nota, dopo giorni in cui si era rifiutato di confermare i movimenti degli aerei «per ragioni di sicurezza operativa». Dalla base della Royal Air Force nel Gloucestershire, 145 chilometri a ovest di Londra, gli ultimi B-1 sono partiti nel fine settimana: una dozzina in tutto, secondo un funzionario americano.Il ritiro non è stato un normale avvicendamento. Secondo il New York Times, che cita un alto funzionario, la decisione è stata giudicata così urgente che alcuni equipaggi sono decollati mentre le cisterne volanti per il rifornimento in volo venivano ancora mobilitate. All’origine c’è un’informativa di intelligence di metà settembre su possibili attacchi di matrice iraniana, con droni, contro installazioni americane in Europa, Fairford compresa. Israele ha allertato anche la Germania sulle basi di Ramstein e Spangdahlem.Il Wall Street Journal aggiunge il contenuto del piano: colpire i bombardieri e uccidere il personale militare della base. Un ramo dei Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione, avrebbe reclutato cittadini britannici per un’operazione a più tappe, con un diversivo nel quartiere vicino. In luglio Teheran aveva avvertito che le basi britanniche usate dagli americani sarebbero state «un obiettivo legittimo».La vicenda è emersa nella notte tra il 26 e il 27 settembre, quando un agricoltore della zona ha segnalato alla polizia tre furgoni bianchi e un gruppo di uomini mascherati nei pressi della base. I furgoni portavano il logo di una società di carburanti, ma le marcature erano contraffatte e gli uomini non avevano alcun legame con l’azienda. Cinque londinesi poco più che ventenni sono stati arrestati per reati legati a esplosivi e terrorismo. Esplosivi non ne sono stati trovati. Il 27 settembre la polizia ha dichiarato il «major incident», l’emergenza grave, e ha piazzato posti di blocco armati intorno al perimetro.Il sesto arresto a WestminsterGiovedì 1 ottobre è arrivato un sesto arresto, a Westminster: un venticinquenne con doppia cittadinanza britannica e iraniana, fermato per preparazione di atti terroristici. Sabato la polizia antiterrorismo ha annunciato il suo rilascio su cauzione, come già per gli altri cinque, con «condizioni rigorose». Nessun nome è stato reso pubblico. «Stiamo esaminando tutte le angolazioni possibili, compreso un eventuale coinvolgimento di uno Stato straniero», ha fatto sapere la polizia, difendendo la cauzione come «una decisione investigativa, fondata sull’esperienza».Donald Trump non l’ha presa bene. «Sono sorpreso che li abbiano rilasciati, io avrei detto di non concedere la cauzione», ha detto lunedì 28 settembre nello Studio Ovale. Sull’Iran: «Conosco la risposta, posso essere molto preciso, ma preferisco non dirlo». La sera stessa il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di «una situazione molto seria» e di un «attore straniero» coinvolto. Mercoledì il primo ministro britannico Andy Burnham ha citato «una forte indicazione» che l’Iran «abbia avuto un ruolo». Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato, in un’intervista alla stampa britannica, di aver fornito ai servizi di Londra l’intelligence che ha contribuito a sventare l’attacco.Fairford è l’unica base in Europa attrezzata per i bombardieri pesanti americani, grazie a piste abbastanza lunghe per aerei a pieno carico. In marzo l’allora premier Keir Starmer aveva autorizzato Washington a usarla per «operazioni difensive specifiche verso l’Iran»; da allora vi hanno stazionato B-1 e B-52, questi ultimi già rientrati da settimane. Con la partenza degli ultimi B-1, Londra resta senza il bersaglio e senza il ruolo di scalo che aveva accettato all’inizio della guerra. Il ministero della Difesa britannico ha rifiutato di commentare.Teheran respinge tutto. Giovedì il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatore britannico Hugo Shorter per protestare contro le accuse, e domenica la dirigenza iraniana ha smentito anche l’esistenza di un piano contro la base. L’ambasciata a Londra «respinge categoricamente e condanna con forza le speculazioni infondate e malevole di alcuni individui e media britannici che tentano di collegare l’Iran all’arresto di cinque sospetti nei pressi di Raf Fairford».