ADDIS ABEBA — «È come se fossimo tornati al punto di partenza», dice Goitom, 37 anni, da Macallè, il capoluogo del Tigré dove sabato sono entrate le truppe federali. Lo racconta ad Al Jazeera lo stesso giorno in cui, ad Addis Abeba, la Camera dei rappresentanti dei popoli, la camera bassa del parlamento etiope, ha riconfermato Abiy Ahmed primo ministro per un nuovo mandato di cinque anni.Il voto, in seduta inaugurale trasmessa in diretta, chiude il percorso aperto dalle elezioni del 1° giugno: il Prosperity Party del premier ha ottenuto 438 dei 486 seggi in palio. Nel Tigré non si è votato affatto, in parti dell’Amhara e dell’Oromia il voto è stato disturbato. La riconferma arriva mentre Abiy ha riaperto due partite insieme, quella del nord con i ribelli tigrini e quella del mare con i vicini, e la seconda l’ha rilanciata dal podio del parlamento.«Abiy Ahmed è nominato primo ministro dell’Etiopia», ha scandito il nuovo presidente della Camera, Ahmed Shide. Le opposizioni denunciano arresti e restrizioni durante la campagna; il governo respinge le accuse. Nel discorso di investitura il premier, al potere dal 2018 e candidato unico, ha chiesto ai gruppi armati di deporre le armi.Poi il mare. L’accesso al Mar Rosso, ha detto Abiy in aula, è vitale per la «civiltà» etiope: «Sulla base del principio del dare e avere, lavoreremo con impegno perché l’Etiopia abbia uno sbocco sul mare». Il Paese lo perse nel 1993, con l’indipendenza dell’Eritrea. Domenica, a New Alamein, sulla costa egiziana, i rappresentanti di Egitto, Eritrea, Sudan e Somalia avevano messo nero su bianco che la governance del Mar Rosso spetta in esclusiva agli Stati costieri, avvertendo del rischio di un conflitto. Lunedì il ministero degli Esteri etiope ha replicato che Nilo e Mar Rosso vanno discussi tenendo conto della geografia, perché il Nilo Azzurro nasce in Etiopia, e si è detto impegnato al dialogo.Il ritorno a MacallèNel Tigré la cronaca corre più veloce della politica. Sabato il Fronte di liberazione del popolo del Tigré (Tplf) ha annunciato il ritiro «temporaneo» da Macallè, spostando altrove l’amministrazione regionale «per evaluare ulteriori distruzioni» e promettendo di combattere da altre posizioni. Lo stesso giorno le forze federali e la Tigray Peace Force, milizia filogovernativa, sono entrate in città, aeroporto compreso. Domenica una fonte miliziana, un operatore umanitario e un residente hanno confermato a Reuters che la città è sotto il loro controllo.«Venerdì notte sentivamo spari senza sapere cosa stesse succedendo», ricorda Goitom. Abraham Belay, ex presidente dell’amministrazione ad interim del Tigré, ha detto domenica a un’emittente vicina al governo che si prepara una nuova amministrazione provvisoria ed elezioni regionali entro qualche mese: «Stiamo lavorando per creare una struttura che permetta al popolo del Tigré di governarsi».Il fronte si è allargato anche fuori dal Paese. Giovedì 1° ottobre Addis Abeba ha chiuso la propria ambasciata ad Asmara e dichiarato persona non grata dieci diplomatici eritrei, con 48 ore per lasciare l’Etiopia e l’accusa di attività contro la sicurezza nazionale. Asmara ha risposto in giornata: «L’Eritrea non ha altra scelta che reciprocare e recidere tutti i legami diplomatici con l’Etiopia». Il governo eritreo nega di sostenere i ribelli tigrini, come negano Egitto e Sudan, e accusa a sua volta Addis Abeba di volere uno sbocco al mare attraverso il suo territorio. Sul voto e sul discorso di lunedì Asmara non ha commentato.Otto anni fa quella stessa ambasciata ad Asmara era stata riaperta nel riavvicinamento che valse ad Abiy il Nobel per la pace; i due eserciti combatterono poi fianco a fianco contro il Tplf nella guerra del 2020-2022, costata secondo i ricercatori dell’Università di Gand circa 500.000 civili tra violenze, carestia e collasso sanitario. L’accordo di Pretoria del novembre 2022, mediato dall’Unione africana, ha lasciato aperti lo status dei territori contesi, il rientro degli sfollati e il disarmo delle forze tigrine. A luglio il Tplf lo ha dichiarato di fatto collassato; il governo ha respinto. Il 1° ottobre esplosioni hanno colpito Addis Abeba, anche vicino al quartier generale militare, e i combattimenti si sono estesi all’Afar.La Commissione dell’Unione africana ha chiesto «massima moderazione» a Etiopia, Eritrea ed Egitto. Il Tplf ribadisce che la lotta continua da altre posizioni. A Scirè, nel Tigré occidentale, Berihu, 32 anni, guida un bajaj, il motocarro a tre ruote che fa da taxi: «Mi si spezza il cuore sapere che il Tigré è tornato alla guerra totale».