La partita giudiziaria sul delitto di Garlasco potrebbe presto spostarsi anche a Brescia. La difesa di Alberto Stasi, condannato definitivamente a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, sta infatti esaminando la grande quantità di materiale riemersa con le nuove indagini della Procura di Pavia per capire se esistano i presupposti per presentare una richiesta di revisione della sentenza.Gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis non sembrano intenzionati ad accelerare i tempi. Prima di rivolgersi alla Corte d’Appello di Brescia vogliono completare l’analisi degli atti prodotti e acquisiti nel corso dell’inchiesta che coinvolge Andrea Sempio. Un lavoro che, secondo la difesa, starebbe facendo emergere nuovi elementi e passaggi delle vecchie indagini meritevoli di un ulteriore approfondimento.Il documento emerso dagli archivi del RisÈ dentro questa rilettura complessiva del caso che si inserisce una delle carte più singolari tornate alla luce nelle ultime settimane. Il 10 settembre, attraverso una richiesta rivolta al Ris di Parma, la Procura di Pavia ha acquisito un documento di tredici pagine dedicato alla figura di Alberto Stasi. Non si tratta di un atto che aveva fatto parte del procedimento conclusosi con la sua condanna: il testo, infatti, non risulta essere stato formalmente inserito nel fascicolo giudiziario dell’epoca.A rendere ancora più anomala la vicenda sono le caratteristiche materiali della relazione. Il documento non presenta una sottoscrizione autografa e non contiene una data che permetta di collocarne con precisione la redazione. Le pagine prendono in esame alcuni comportamenti e dichiarazioni dell’allora fidanzato di Chiara Poggi, formulando giudizi particolarmente severi sulla sua personalità.Dai verbali dell’agosto 2007 alle valutazioni su StasiLa relazione sarebbe stata costruita prendendo come riferimento gli interrogatori e le dichiarazioni rese da Stasi nell’estate del 2007, nei giorni immediatamente successivi all’omicidio. Tra il materiale considerato ci sarebbero i verbali del 13 e del 17 agosto, quando Stasi venne sentito dagli investigatori, oltre a quello del 22 agosto, quando si presentò spontaneamente dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati.Da quelle dichiarazioni l’autore del documento ricava un ritratto psicologico molto marcato. Nel testo Stasi viene definito, tra l’altro, “calcolatore“, “manipolatore” e “fortemente concentrato su se stesso“. Un’altra parte della relazione interpreta alcuni suoi atteggiamenti come indice di un distacco molto accentuato rispetto alla vittima. A suscitare interrogativi è soprattutto l’origine stessa del documento: non è chiaro chi ne abbia disposto la preparazione, quale utilizzo dovesse avere e per quale ragione non sia poi comparso tra gli atti ufficiali del procedimento.Il nome di Alessandra Bramante (che smentisce)Nell’intestazione compare il nome della psicologa e criminologa clinica Alessandra Bramante, che però ha preso pubblicamente le distanze da quella relazione. Intervenendo durante la trasmissione “Ore 14”, Bramante ha negato di avere realizzato quel profilo su Stasi: “Non ho mai fatto nessun profilo, se faccio relazioni metto data e firma“. Una dichiarazione che aggiunge un ulteriore interrogativo alla storia di quelle tredici pagine: chi abbia effettivamente scritto il documento e in quale contesto sia stato prodotto.Le nuove indagini tornano sui passaggi chiave del 2007L’interesse della Procura di Pavia per questa relazione rientra in un’attività più ampia di ricostruzione delle indagini svolte quasi vent’anni fa. I magistrati stanno verificando anche alcuni passaggi legati agli accertamenti scientifici effettuati all’epoca. Tra questi c’è nuovamente la questione dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi, uno degli elementi discussi fin dalle prime fasi dell’inchiesta. Le nuove acquisizioni documentali avrebbero permesso di ricostruire una sequenza di analisi non sempre coincidenti nei risultati. A un primo accertamento che aveva segnalato materiale genetico attribuito a Chiara Poggi sarebbero seguiti ulteriori esami con risultati differenti. Proprio la gestione e la trasmissione di questi dati è ora oggetto di approfondimento. L’attenzione degli investigatori riguarda anche i cosiddetti raw data, cioè i dati grezzi prodotti durante gli accertamenti scientifici. Non è escluso che persone che parteciparono alle indagini nel 2007 possano essere nuovamente ascoltate per chiarire come vennero gestite quelle informazioni e quali risultati arrivarono effettivamente agli inquirenti dell’epoca.La difesa prepara le proprie mossePer i legali di Stasi, tutto questo materiale potrebbe assumere rilevanza nel percorso verso la revisione della condanna. Bocellari e De Rensis stanno valutando non un singolo elemento, ma l’insieme delle novità emerse dalla nuova inchiesta: documenti recuperati, testimonianze, accertamenti scientifici e ricostruzioni dei passaggi investigativi originari. La richiesta alla Corte d’Appello di Brescia, quindi, dovrebbe arrivare soltanto una volta terminato questo lavoro. Sul tavolo resta inoltre un ulteriore elemento che la difesa ha anticipato senza ancora renderne noto il contenuto. I legali hanno parlato di una novità destinata a produrre “scalpore” e “rumore”, precisando però che non si tratterebbe né di una nuova consulenza tecnica né di un documento.Il caso Garlasco si allarga su più frontiParallelamente prosegue l’inchiesta pavese che coinvolge Andrea Sempio, mentre continuano a essere esaminati anche atti provenienti da altri procedimenti collegati alla vicenda. Tra questi figura il materiale trasmesso da Brescia a Pavia dopo l’archiviazione della posizione dell’ex procuratore aggiunto Mario Venditti. In questo quadro sono comparsi anche riferimenti all’avvocato Federico Soldani, allo stesso Sempio e all’ex responsabile della polizia giudiziaria pavese Silvio Sapone, nell’ambito di verifiche che dovranno ora essere valutate dagli inquirenti competenti.L'articolo Garlasco, spunta pure il dossier “fantasma” su Stasi: mai depositato e senza un autore certo proviene da Nicolaporro.it.