Pechino alza la posta alla vigilia del confronto con Bruxelles

Wait 5 sec.

La pressione sale e non potrebbe essere altrimenti. A meno di 72 ora dalla delicatissima trasferta del commissario Maroš Šefčovič a Pechino, per tentare di strappare alla Cina un accordo che ponga fine allo squilibrio commerciale tra Dragone ed Europa, partono le prime azioni di disturbo da est. Tanto per ricordare a Bruxelles che dazi, act intrisi di made in Europe e restrizioni varie, non fermeranno la Cina. La quale, almeno nella logica del partito, continua ad avere il coltello dalla parte del manico. Poche ore fa, per esempio, le autorità cinesi hanno avviato formalmente un’indagine antidumping sulle importazioni di p-nitrotoluene, un composto chimico utilizzato in coloranti e prodotti farmaceutici dalla stesse imprese europee.Il ministero del Commercio cinese ha dichiarato in un comunicato che l’indagine è stata avviata in seguito a una denuncia da parte della stessa industria nazionale cinese della chimica. Secondo le prime evidenze, i prezzi del p-nitrotoluene proveniente dall’Ue sarebbero infatti diminuiti di quasi il 60% complessivamente tra il 2022 e il 2025. L’accusa, insomma , è che del p-nitrotoluene, sostanza è utilizzata per la fabbricazione di coloranti, prodotti farmaceutici e pesticidi, a basso prezzo proveniente dall’Ue stia inondando il mercato cinese.Il procedimento ha l’inevitabile retrogusto della rappresaglia, dal momento che arriva dopo un’indagine avviata dall’Ue a settembre scorso sulle importazioni di polivinilcloruro da vari Paesi, tra cui la Cina. Pechino ha sempre negato che la competitività dei suoi produttori derivi dal sostegno statale e ha minacciato contromisure contro le mosse dell’Europa per bloccare le sue imprese. Adesso però la testa va inevitabilmente al prossimo 8 ottobre, quando una delegazione di Bruxelles volerà a Pechino per co-presiedere una sessione del Consiglio per il commercio e gli investimenti Ue-Cina e incontrare il ministro del Commercio Wang Wentao, proprio nei giorni della scadenza fissata da Palazzo Berlaymont lo scorso giugno.Bruxelles, non è certo un mistero, esige rassicurazioni sul fatto che la Cina ridurrà le esportazioni verso l’Ue, allentando la pressione sulla manifattura del Vecchio continente. Il Dragone, però, è pronto a prendere in seria considerazione eventuali rappresaglie contro l’Europa, qualora i colloqui fallissero. Come raccontato da questo stesso giornale, Pechino ha intenzione di rispondere “con fermezza per salvaguardare i legittimi diritti e interessi delle industrie cinesi se l’Ue insisterà nell’introdurre restrizioni discriminatorie contro le aziende o i prodotti cinesi”.Un atto d’accusa rivolto proprio contro quegli Stati membri dell’Unione che starebbero redigendo un documento congiunto che chiede alla Commissione europea di accelerare lo sviluppo di una versione europea dello strumento statunitense detto Sezione 301 (norma americana che permette al presidente di imporre dazi o sanzioni contro le pratiche commerciali sleali di Paesi stranieri).