Il capo dei servizi segreti tedeschi al Bundestag: «La Germania rischia un conflitto violento con la Russia»

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BERLINO — Martin Jäger guida il Bundesnachrichtendienst, il servizio segreto estero tedesco, da poco più di un anno, e di norma risponde ai deputati solo a porte chiuse. Lunedì mattina ha parlato al Bundestag in seduta pubblica, nell’audizione annuale dell’organismo parlamentare che vigila sull’intelligence, e ha detto una frase che un capo dei servizi tedesco non pronuncia quasi mai: «La Germania rischia di essere coinvolta in un conflitto violento con la Russia».«Il confronto con la Russia ha assunto una qualità nuova, più pericolosa», ha detto Jäger, riferisce l’agenzia tedesca dpa. «Il tentato attacco di Lipsia è solo un esempio.» Il riferimento è al drone esplosivo che ad agosto ha colpito, senza detonare, un cargo ucraino all’aeroporto di Lipsia/Halle, in Sassonia, lo scalo usato dagli americani e dagli alleati della Nato per le forniture a Kiev. «Nessun altro Paese», ha aggiunto, «rappresenta oggi una minaccia così diretta, globale e concreta per la Germania».Accanto a lui sedevano Sinan Selen, presidente dell’Ufficio per la difesa della Costituzione, il controspionaggio interno, e Martina Rosenberg, a capo del controspionaggio militare. Tutti e tre hanno sostenuto l’ampliamento dei poteri del Bnd, anche in chiave offensiva, voluto dal governo del cancelliere Friedrich Merz, e hanno chiesto più mezzi per i propri uffici. L’allarme cade così nel momento in cui l’intelligence tedesca chiede al Parlamento fondi e strumenti nuovi.Jäger ha parlato di «una guerra dell’ombra», non dichiarata, che sfugge alle categorie militari e a quelle giudiziarie, condotta da servizi «molto professionali e spregiudicati». «La minaccia di attentati contro obiettivi in Germania resta reale e attuale», ha detto. Il Bnd si aspetta altri sabotaggi contro stabilimenti e logistica dell’industria della difesa. Selen ha confermato che Mosca ha capacità e intenzione di compiere sabotaggi mirati e omicidi, e che alcuni piani sono già stati sventati.Il presidente del Bnd non vede però indizi di un attacco russo su larga scala al territorio della Nato. Il pericolo che descrive è un altro: «azioni militari a bassa intensità» soprattutto nel Baltico, operazioni sotto falsa bandiera, uomini armati senza mostrine come gli «omini verdi» comparsi in Crimea nel 2014, per saggiare la reazione dell’Alleanza senza assumersene la responsabilità. «Non abbiamo cercato questo confronto, è la Russia a imporcelo», ha detto, «perché ci opponiamo ai tentativi russi di intimidire i nostri alleati nei Paesi baltici».Il drone di LipsiaL’episodio citato da Jäger risale alla notte fra il 4 e il 5 agosto. Un piccolo drone con una carica da circa 800 grammi ha colpito l’ala di un Antonov An-124 ucraino, vicino al serbatoio. L’aereo, arrivato dalla Francia con munizioni già trasferite su un altro volo, era vuoto; l’ordigno non è esploso, lo scalo è rimasto chiuso per ore e sono intervenuti i robot artificieri. A fine agosto una fonte dell’intelligence americana ha detto ad ABC News che esplosivo e struttura del congegno erano «tipici» del Gru, il servizio militare russo, e che l’innesco era scollegato. La polizia federale tedesca ha parlato solo di indagini in corso.Mosca respinge le accuse di sabotaggio in Europa. Sul caso di Lipsia il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, citato da Rt, emittente statale russa, ha parlato di una «provocazione messa insieme in fretta» che serve «esclusivamente agli scopi di Kiev e dell’ala militarista della classe politica europea»; a suo dire è «evidente che la Germania persegue un ulteriore corso di escalation». Il servizio di intelligence estera russo aveva accusato politici tedeschi e media europei di aver tratto le conclusioni «senza nemmeno attendere i risultati preliminari dell’indagine». La stessa Rt osserva che Berlino non ha reso pubbliche prove del legame con Mosca. All’audizione di lunedì il Cremlino, nel primo pomeriggio, non aveva ancora risposto.Ad agosto Merz aveva promesso che le agenzie avrebbero presentato «a breve» i risultati dell’inchiesta. Due mesi dopo, Jäger ha portato Lipsia in Parlamento come esempio: «Chi non si sottomette diventa avversario: questa è la lettura di Mosca».