SEUL — Poco prima dell’una di lunedì (le 5:51 in Italia) il genio sudcoreano ha fatto brillare le mine nordcoreane trovate nella zona smilitarizzata di Paju, città a nord-ovest di Seul. Poche ore dopo, al ministero della Difesa di Yongsan, lo Stato maggiore congiunto ha presentato i risultati finali dell’inchiesta: sono «mine antiuomo di plastica posate dalla Corea del Nord a sud della linea di demarcazione militare con il pretesto della cosiddetta opera di fortificazione del confine», ha detto il vicecapo di Stato maggiore, generale Kwon Dae-won. Seul chiede a Pyongyang «sincere scuse» e la rimozione immediata di tutte le altre.Le mine erano esplose il 21 settembre sotto i piedi di tre ufficiali in ricognizione su un sentiero quasi mai battuto da decenni, aperto per verificare come i lavori nordcoreani stessero cambiando il terreno. Due sono gravi, con le caviglie devastate; uno ha perso un piede e resta ricoverato. Il terzo ha ferite lievi. La linea di demarcazione militare è il confine fissato dall’armistizio del 1953, mai seguito da un trattato di pace, e corre in mezzo alla zona smilitarizzata, una striscia larga 4 chilometri.Il caso di Seul si regge su rilievi fatti insieme al Comando delle Nazioni Unite, la struttura multinazionale a guida americana che vigila sull’armistizio. I gps hanno collocato i due punti di scoppio, e una terza mina ancora attiva scoperta il 29 settembre, circa 10 metri a sud della linea. I periti della polizia scientifica nazionale hanno trovato tracce di tritolo e di resina termoindurente; i frammenti estratti dai feriti, riferisce l’Afp, sono identici a quelli delle mine nordcoreane di plastica già recuperate nel fiume Imjin, involucro marrone con un reticolo in rilievo.Le mine erano interrate a pochi centimetri e, secondo il Comando Onu, da oltre un anno. Non ordigni «vaganti» trascinati dalle piene, come era accaduto altre volte, ma «un tipico campo minato nordcoreano». Il Comando aveva già parlato il 30 settembre di «violazione dell’Armistizio», da gestire «attraverso i meccanismi previsti». Lo Stato maggiore ha aggiunto che «continuerà le operazioni di sminamento» se il Nord non provvederà da sé.La replica di PyongyangAi risultati finali Pyongyang, alla chiusura di questo pezzo, non ha risposto. Aveva risposto alle accuse di settembre, e con durezza. Kim Yo-jong, sorella di Kim Jong-un e dirigente del Partito del lavoro, in due dichiarazioni diffuse dall’agenzia di Stato Kcna il 30 settembre e il 2 ottobre ha parlato di «farsa auto-organizzata» e di accuse «basse e sporche»: «i nostri soldati non hanno mai attraversato il confine». Se il Sud sparerà ai militari impegnati nella fortificazione, «le nostre unità di frontiera reagiranno con rappresaglia immediata e spietata».Il muro al confine, ha spiegato, serve a «chiudere la porta per sempre, perché neppure le bestie selvatiche passino». E ha chiesto: «perché mai dovremmo immischiarci con la Corea del Sud?». Dal 2023 Pyongyang definisce le due Coree «due Stati ostili» e non più una nazione da riunificare. Del presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha detto che rappresenta «il culmine della farsa».Una dichiarazione che rende ancora più stridente la linea di Seul. Lee, in carica dal giugno 2025, ha rovesciato la politica del predecessore Yoon Suk-yeol offrendo colloqui senza precondizioni; il 1° ottobre, nel discorso per la Giornata delle Forze armate, ha detto di sperare che il Nord «si unisca ora al cammino di ripristino della fiducia e ripresa del dialogo». Il ministro dell’Unificazione, Chung Dong-young, ha proposto un incontro per rimisurare insieme la linea, poco visibile sul terreno, e il suo ministero ha ribadito di non avere «alcuna intenzione ostile». Con lo sminamento di oggi Seul ha tolto da sé ciò che chiedeva a Pyongyang di togliere: sul tavolo resta soltanto la richiesta di scuse.Il precedente è del 2015, nello stesso settore di Paju: mine nordcoreane a scatola di legno mutilarono due soldati del Sud, e la crisi finì con la riaccensione degli altoparlanti di propaganda lungo il confine. Christopher Green, consulente dell’International Crisis Group, ha detto alla Bbc che il Nord «ha deliberatamente cercato di irrigidire il confine ed eliminare le relazioni intercoreane», e che oggi manca perfino la comunicazione di basso livello che allora esisteva.I numeri dello Stato maggiore sudcoreano misurano la distanza. Gli sconfinamenti di soldati nordcoreani a sud della linea sono stati oltre 50 dall’inizio dell’anno. L’anno scorso erano stati 17; due anni fa, 9.