Un profilo “personologico” di Alberto Stasi, risalente al 2007, mai autorizzato né depositato. Un documento di 13 pagine, senza data né firma, ma che nell’intestazione indica il nome della criminologa Alessandra Bramante. “Non ho mai fatto alcun profilo, se faccio relazioni metto data e firme”, risponde la professionista. Il delitto di Garlasco si arricchisce di nuovi dettagli, smentite e contro-smentite, mentre si attende il deposito delle contro-deduzioni della difesa di Andrea Sempio, dopo la chiusura delle indagini a suo carico, lo scorso 28 settembre, e il team dei legali di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per la morte di Chiara Poggi, il 13 agosto 2007, lavora in maniera certosina per preparare la richiesta di revisione del processo, puntando sulle ‘nuove prove’ che potrebbero scagionarlo. E i tempi non sembrano brevi, anche perché gli atti depositati lo scorso 28 settembre in Procura a Pavia, “sono particolarmente tanti”.Nel 2007, come riportato da “la Repubblica”, Bramante sarebbe stata incaricata dal Ris di Parma, durante le prime fasi delle indagini sulla morte della 26enne, di fare una analisi sulla personalità di Stasi, all’epoca già indagato per l’omicidio della fidanzata. Quella consulenza, però, non sarebbe stata richiesta dalla Procura di Vigevano, titolare dell’inchiesta del 2007, e che, oltre all’intestazione che conduce alla criminologa, non ha né la firma della professionista né la data. Nella valutazione sul carattere di Stasi, condotta sulla base di tre verbali di interrogatorio che il 42enne aveva già affrontato, si mettevano in luce la sua presunta “freddezza” e il suo profilo di “calcolatore” e “manipolatore”. Sul fronte delle nuove indagini sul delitto, che vedono Sempio indagato con l’accusa di omicidio aggravato, la Procura di Pavia potrebbe sentire ancora una volta ex componenti del Ris di Parma, che lavorarono al caso nel 2007. Anche per chiarire il presunto cortocircuito delle mancate comunicazioni alla pm Rosa Muscio, che conduceva la indagini, dell’esito delle analisi del dna effettuate sui pedali della bici di Stasi e che, il 20 settembre 2007, diedero risultato “nullo” – quindi assenza di un profilo genetico. Ma ai pm – è la spiegazione fornita da fonti informate – vengono consegnate “relazioni di sintesi”, non dati grezzi, ed è una procedura che fu seguita nel 2007 e che viene seguita anche oggi. Luongo: “Se qualcuno nell’Arma ha sbagliato, pagherà”In serata, ai microfoni del Tg1, il comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, si è espresso sul delitto di Garlasco. “Innanzitutto dobbiamo dire che abbiamo il dovere di rispettare il dolore delle famiglie che sono state coinvolte in questa tragica vicenda. Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione e di massima trasparenza, e anche assoluta fermezza. Eventuali errori o condotte illecite di singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di Carabinieri, né tantomeno il valore del Ris. Ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede, perché la tutela della legalità viene prima di ogni cosa”, ha affermato.Questo articolo Delitto di Garlasco, spunta un profilo personologico su Stasi. La criminologa: “Mai tracciato” proviene da LaPresse