Québec, gli indipendentisti vincono le elezioni ma senza maggioranza: il referendum dipende dai voti degli avversari

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MONTREAL — Paul St-Pierre Plamondon ha vinto le elezioni del Québec con la promessa di un referendum sull’indipendenza, ma per indirlo dovrà chiedere i voti ai partiti che si sono presentati alle urne proprio per impedirlo. Il Parti Québécois, la formazione sovranista che guida, è uscito primo dal voto di lunedì 5 ottobre: 59 seggi secondo le proiezioni della televisione pubblica CBC a notte fonda, cinque sotto i 64 che danno la maggioranza nell’Assemblea nazionale, il parlamento provinciale da 127 scranni.Sarà dunque un governo di minoranza, costretto a trattare con le opposizioni su ogni legge chiave e su ogni voto di fiducia. Con il 93 per cento delle sezioni scrutinate il partito era sotto il 30 per cento dei voti, «la quota più bassa mai ottenuta da un governo nella storia del Québec», scrive il Globe and Mail. E il referendum, ha ripetuto il vincitore, si terrà nel primo mandato ma non prima che Donald Trump lasci la Casa Bianca, cioè non prima del gennaio 2029.Dal palco di Montreal, davanti ai militanti, St-Pierre Plamondon ha parlato di un «enorme privilegio». Al primo ministro canadese Mark Carney ha promesso un rapporto «diretto e trasparente», poi è passato all’inglese per rivolgersi agli «amici anglofoni del Québec». Ha chiuso sul tema che definisce il suo partito da mezzo secolo: «Siamo l’unico popolo che dovrebbe poter decidere il proprio destino». Il Québec, ha aggiunto, può avere una discussione «serena» sul proprio futuro.I numeri raccontano una corsa a cinque decisa negli ultimi giorni di una campagna durata 39 giorni. I Liberali salgono a 40 seggi, i Conservatori entrano per la prima volta in epoca moderna con 19, Québec solidaire, la sinistra, ne tiene 9. La Coalition Avenir Québec, il partito autonomista che governava con 79 deputati, non ne elegge nessuno. Il Parti Québécois ne aveva 3 nel 2022 e non governava dal biennio 2012-2014.Il crollo della CoalitionChristine Fréchette, premier uscente e leader della Coalition, ha ammesso la sconfitta assumendosi «la piena responsabilità» di un «risultato difficile». I seggi avevano chiuso alle 20 (le 2 in Italia); due ore dopo il Parti Québécois era già avanti in 59 circoscrizioni e la partita era chiusa.Gli altri due vincitori della serata sono entrambi avversari del referendum. Éric Duhaime, il leader conservatore, aveva promesso in campagna di «bloccare qualsiasi progetto referendario» se avesse avuto l’ago della bilancia; uscendo dal seggio si è detto «molto, molto sereno». Charles Milliard, alla guida dei Liberali da febbraio, si è presentato come l’unico federalista in corsa e ha definito «rischiosa» la promessa di un referendum nel mezzo della guerra commerciale con gli Stati Uniti.Il nodo è procedurale prima che politico. Il testo del quesito referendario deve essere adottato dall’Assemblea nazionale, e con 59 seggi su 127 il governo non ha i voti per farlo da solo. St-Pierre Plamondon ha già messo a bilancio 20 milioni di dollari canadesi per una commissione itinerante incaricata di preparare una costituzione provvisoria del Québec.Ottawa e l’AlbertaCarney si è congratulato sui social con il «premier designato» e ha elencato i dossier su cui intende lavorare con lui: «sostenere imprese e lavoratori del Québec colpiti dai dazi, creare buoni posti di lavoro, porre fine ai senzatetto e costruire più case». Poi la frase che fissa la linea di Ottawa: «Costruire un Québec più forte è il cuore della nostra missione di costruire un Canada più forte».I dazi di Trump e la sua retorica sul Canada come «51° stato» hanno dominato il voto federale del 2025 che portò Carney al potere e hanno alimentato un nazionalismo canadese che complica l’argomento separatista. Il rinvio del referendum a dopo Trump serve a togliere ai federalisti l’arma più forte di questa campagna e a dare al Parti Québécois il tempo di governare prima di chiedere ai quebecchesi di scegliere.Daniel Béland, professore di scienze politiche alla McGill di Montreal, invita a non leggere il risultato come un’impennata secessionista: la vittoria, ha spiegato all’Associated Press, riflette la frammentazione del sistema dei partiti, mentre il sostegno all’indipendenza resta attorno al 30 per cento. Il calendario, osserva però lo stesso Béland, aggiunge un elemento: il 19 ottobre l’Alberta, la provincia petrolifera dell’Ovest, vota se tenere un referendum sulla propria secessione. «Vedere che un partito indipendentista ha vinto in Québec appena due settimane prima potrebbe suggerire all’amministrazione Trump che l’unità nazionale resta un problema maggiore in Canada, nonostante la popolarità di Carney», dice.Il Québec, francofono per l’80 per cento della popolazione e già dotato di ampia autonomia, ha votato due volte sull’indipendenza: nel 1980 e nel 1995, quando il no vinse di strettissima misura. Da allora nessun governo provinciale ha più riaperto la questione.La Casa Bianca non ha commentato il risultato. Nella nuova Assemblea nazionale, accanto ai 59 deputati del Parti Québécois, siederanno i 40 liberali di Milliard e i 19 conservatori di Duhaime: sono i voti da cui dipende il quesito.