KHARKIV — Tre bombe plananti russe hanno colpito lunedì pomeriggio il quartiere Slobidsky di Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina, a una quarantina di chilometri dal confine russo. Il bilancio, aggiornato in serata dal sindaco Ihor Terekhov, è di 6 morti e 59 feriti, fra cui tre bambini; 30 persone sono ricoverate, 3 in condizioni critiche. «Durante le operazioni di ricerca e soccorso è stato trovato il corpo di un’altra vittima», ha scritto Terekhov su Telegram.Gli ordigni sono caduti intorno alle 15 (le 14 in Italia) su tre punti diversi della città, ha detto Oleh Syniehubov, capo dell’amministrazione militare regionale: facciate di palazzi sventrate, balconi divelti, incendi in magazzini e capannoni industriali. È il secondo bombardamento in tre giorni sullo stesso quartiere. Mosca non ha commentato l’attacco.Le KAB, sigla ucraina che sta per «bomba d’aereo guidata», sono ordigni da caduta dotati di alette e di guida satellitare o laser: i cacciabombardieri Su-34 le sganciano a decine di chilometri dal bersaglio, fuori dalla portata della contraerea. Per Kharkiv, che nel 2022 respinse l’avanzata russa e che il presidente Volodymyr Zelensky aveva elogiato pubblicamente domenica per la sua resistenza, sono diventate la minaccia quotidiana. Venerdì 2 ottobre altre bombe plananti avevano colpito Slobidsky e il vicino distretto Nemyshliansky: due morti, due donne di 66 e 80 anni, e oltre trenta feriti, anche allora tre bambini.I ponti di KyivLo stesso giorno, a 400 chilometri di distanza, la Russia apriva un altro capitolo della campagna aerea. I droni hanno colpito il Ponte Sud di Kyiv, uno dei sei ponti stradali sul Dnipro, quattro volte in due giorni, l’ultima alle 17:40 (le 16:40 in Italia) in piena ora di punta: danneggiati un pilone, il manto stradale e la barriera che protegge i binari della metropolitana, con la linea sospesa. Sabato è toccato al Ponte Nord, con i cavi dei filobus tranciati e due feriti; chiusure anche sul ponte Paton e sul Ponte della Metropolitana. Domenica un nuovo drone ha puntato un grande ponte mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz entrava in città fra le sirene.Le strutture non sono crollate, e gli esperti giudicano improbabile che crollino: l’effetto cercato è la chiusura, perché una capitale tagliata dal fiume si ferma da sola. Oltre un terzo dei tre milioni di abitanti vive sulla riva sinistra, ma governo e aziende stanno sulla destra: circa 500 mila persone attraversano il Dnipro ogni giorno, calcola l’analista economico Andriy Shevchishin, citato da Reuters. Venerdì le code si sono allungate per chilometri e la gente ha attraversato a piedi il ponte chiuso ad auto e metropolitana. Il sindaco Vitali Klitschko ha convocato il consiglio di sicurezza cittadino e ha definito la situazione «molto drammatica».«Non sappiamo che cosa stiano pensando i russi, o che cosa si inventeranno. Che cosa succederà lunedì, è un’incognita», ha detto Larysa, 51 anni, su un autobus della capitale.Il ministero della Difesa russo ha rivendicato gli attacchi su Telegram: i ponti, un impianto elettrico nella regione di Kyiv, il porto di Izmail sul Danubio e una nave da carico sono «tutti obiettivi usati per scopi militari». Il Ponte Nord, secondo Mosca, serve a «facilitare i movimenti di truppe e la logistica delle forniture militari» ucraine.Dietro il cambio di passo un alto funzionario ucraino vede un ordine firmato il mese scorso da Vladimir Putin che toglie i vincoli alla campagna aerea, rivelato dal Financial Times. Dalla fine dell’estate la Russia lancia ogni giorno decine di droni a reazione, più veloci e difficili da abbattere dei modelli a elica: in una sola notte, secondo Zelensky, oltre 100 su Kyiv e altre otto regioni. L’Alto commissario Onu per i diritti umani Volker Türk ha parlato venerdì a Ginevra di «una catastrofe dei diritti umani che cresce e si intensifica di settimana in settimana».I ponti che oggi si chiudono erano, fino al febbraio 2022, la routine di una città cresciuta a cavallo del fiume: sulla riva sinistra i grandi quartieri residenziali, sulla destra il governo e gli uffici, e in mezzo, ogni mattina, mezzo milione di pendolari che attraversavano il Dnipro per andare al lavoro.