SARAJEVO — Le sanzioni americane a Milorad Dodik, il leader dei serbi di Bosnia, erano state imposte nel 2017 e allargate nel 2022 anche per corruzione: tra le accuse, aver distribuito appalti ai propri soci d’affari nella Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba del Paese. Sei mesi dopo la loro revoca, il contratto più ricco della Bosnia, un gasdotto da 1,5 miliardi di dollari, sta per finire a una società americana nata l’anno scorso, senza esperienza nel settore energetico, guidata dall’ex avvocato personale di Donald Trump.Lo racconta oggi un’inchiesta di CBS News, che rilancia l’accusa dei parlamentari democratici: l’amministrazione avrebbe tolto le sanzioni a Dodik per arricchire e rafforzare alleati del presidente, a spese degli interessi che Washington difende nei Balcani da trent’anni. La società si chiama AAFS Infrastructure & Energy. La guidano Jesse Binnall, che ha difeso Trump nelle cause sul voto del 2020, e Joseph Flynn, fratello dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn.Il progetto è il Southern Interconnection, un gasdotto che collegherà la Bosnia alla rete croata e al terminale croato di gas liquefatto, con alcune centrali a gas lungo il tracciato. Dodik, che per anni lo aveva bloccato, ha fatto sapere che non lo avrebbe più ostacolato subito dopo l’annuncio dell’ingresso di AAFS. Le date, raccolte dal deputato democratico William Keating in un rapporto intitolato «Pay for Play in the Balkans», si susseguono strette.Il 17 e il 29 ottobre 2025 il Tesoro cancella dalla lista nera prima quattro soci di Dodik, poi Dodik stesso con i figli e le sue società. A novembre l’ambasciata Usa a Sarajevo incontra il premier bosniaco sul gasdotto; a fine mese Croazia e Bosnia firmano l’accordo alla presenza del segretario all’Energia Chris Wright. In aprile il parlamento di Sarajevo designa AAFS come investitore con una legge che evita la gara pubblica. Secondo Semafor, la società era stata costituita quattro giorni dopo i primi colloqui tra funzionari americani e bosniaci.Il rapporto parla di due decisioni «corrotte» che avrebbero fruttato oltre un miliardo di dollari ad alleati politici di Trump, ottenute con «influenza diplomatica e rapporti con personaggi loschi come Michael Flynn». Attorno all’affare gira anche molto denaro di lobby: 8,9 milioni di dollari pagati dalla Republika Srpska a studi di Washington, tra cui oltre 700 mila alla società dell’ex governatore dell’Illinois Rod Blagojevich.La difesa della Casa BiancaLa Casa Bianca ha risposto a CBS che la revoca è «un altro esempio della politica estera pragmatica e lungimirante del presidente Trump». Il Dipartimento di Stato, in una lettera al Congresso, sostiene che la fine delle sanzioni ha favorito la pace: pochi giorni prima, il parlamento della Republika Srpska aveva ritirato gran parte delle leggi che sfidavano gli accordi di Dayton, la pace del 1995 che regge la Bosnia. La scelta dell’investitore, aggiunge un funzionario, è stata una «scelta sovrana» delle autorità bosniache. Binnall ha detto a Semafor che furono i funzionari di Sarajevo a rivolgersi per primi ad AAFS e che i contatti con l’ambasciata sono «prassi standard». La società non ha risposto a CBS.Bruxelles la pensa diversamente. In primavera la Commissione europea ha avvertito che l’assegnazione senza gara può mettere a rischio il percorso di adesione della Bosnia e oltre un miliardo di euro di aiuti; Transparency International ha parlato di «pericoloso precedente». Senza l’arbitro internazionale a Sarajevo e senza più la leva delle sanzioni americane, quel miliardo europeo è rimasto l’unico contrappeso concreto all’intesa tra Dodik e la Casa Bianca.Domenica Dodik ha festeggiato la vittoria del suo partito, che ha conquistato il seggio serbo nella presidenza tripartita della Bosnia con la sua alleata Željka Cvijanović, al 55 per cento nei dati preliminari. «Se non fosse stato per la magnifica vittoria di Donald Trump saremmo probabilmente cadaveri politici oggi», ha detto ai sostenitori, ringraziando anche Vladimir Putin, che lo ha ricevuto a Mosca il 29 settembre. Dodik stesso non poteva candidarsi: è interdetto dai pubblici uffici dopo la condanna per aver sfidato l’Alto rappresentante internazionale, la carica che vigila su Dayton e che da maggio, dopo le dimissioni del tedesco Christian Schmidt, è vacante.AAFS aspettava proprio il voto per muovere le prossime pedine: le concessioni sugli aeroporti di Mostar e Sarajevo e un centro dati da circa 450 milioni di euro.