KHASAB — Un «proiettile non identificato», lo stretto di Hormuz a 11 miglia dalla costa dell’Oman, dodici marinai feriti su diciannove. La petroliera On Peace, battente bandiera panamense e di proprietà di una società di Dubai, è stata colpita martedì mattina mentre attraversava lo stretto al largo di Khasab, l’enclave omanita sulla punta della penisola del Musandam. Lo riferiscono Le Monde e Al Jazeera; i dettagli sull’equipaggio vengono dal ministero degli Esteri indiano, perché 17 dei marittimi a bordo sono indiani e 11 di loro sono tra i feriti.È la quinta nave mercantile colpita nello stretto dal 3 ottobre, e la notizia arriva nel giorno in cui l’Arabia Saudita annuncia di aver riportato a 5,8 milioni di barili al giorno l’oleodotto che porta il greggio al Mar Rosso evitando Hormuz. I due fatti insieme dicono dove si trova il Golfo a sette mesi dall’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran: lo stretto si attraversa sotto tiro, e chi può lo aggira.I feriti sono stati evacuati con l’aiuto delle autorità omanite e sono in cura a Khasab. «Condanniamo l’attacco di oggi contro la nave commerciale On Peace al largo delle coste dell’Oman», ha scritto il ministero di Nuova Delhi, che chiede «una cessazione immediata» degli attacchi alla navigazione. Nessuno ha rivendicato il colpo.Prima della On Peace erano state colpite due superpetroliere, la Cameroon Prosperity il 3 ottobre e la Ghana Prosperity il 4, poi una gasiera e una metaniera. L’organismo della Marina britannica che vigila sul traffico mercantile nella regione, lo UKMTO, ha diffuso quattro allerte in quattro ore. Lo stesso organismo ha raccontato che lunedì i guardiani della rivoluzione iraniani hanno chiamato via radio una petroliera in transito intimandole di invertire la rotta, pena essere colpita: il comandante ha obbedito.Teheran non parla della On Peace, ma rivendica il metodo. L’agenzia semiufficiale iraniana Fars ha riferito nel fine settimana che la marina dei pasdaran ha colpito in cinque giorni almeno sette petroliere «in violazione», una al giorno, «nonostante le ripetute affermazioni del presidente americano Donald Trump secondo cui lo stretto di Hormuz è aperto». La On Peace compare in una lista nera di 81 navi compilata dall’autorità iraniana per lo stretto, accusate di aver violato i protocolli di Teheran e minacciate di multe, fermo o confisca. Sabato un messaggio radio dei pasdaran su canale pubblico diceva: «Non fidatevi della Marina americana e non usate il corridoio sud, non mettete a rischio la vostra vita».Il Comando centrale americano, che dirige le operazioni in Medio Oriente, ha risposto lunedì con i propri numeri: 130 navi dirottate dall’inizio del blocco dei porti iraniani e 13 distrutte perché lo violavano o facevano parte della flotta ombra dei pasdaran. Sulle rivendicazioni iraniane non ha commentato.I barili di YanbuA Manama, capitale del Bahrein, il ministro saudita dell’Energia, il principe Abdulaziz bin Salman, ha scelto un forum economico per dare la notizia dell’oleodotto. «Non tutti sanno che entro cinque o sei giorni abbiamo ripreso a usare l’oleodotto dopo il grande attacco che lo ha colpito», ha detto. «E, grazie a Dio, da questa mattina siamo tornati a 5,8 milioni di barili».L’oleodotto Est-Ovest, costruito nel 1981, corre per 1.200 chilometri dai giacimenti della provincia orientale al porto di Yanbu, sul Mar Rosso. La sua capacità massima è di 7 milioni di barili al giorno: il dato annunciato da Riad vale circa l’83%. In agosto vi passavano circa 2 milioni di barili, il minimo da gennaio, per gli attacchi degli houthi yemeniti alla rotta del Mar Rosso; a metà settembre un attacco con droni lo aveva fermato del tutto, e Riad aveva parlato di chiusura «precauzionale». Il riavvio è del 22 settembre, a regime ridotto, riferisce Reuters.Martedì il greggio ha perso oltre il 2%, spinto al ribasso dalla ripresa dell’export del Golfo, dal ritorno dell’oleodotto e dai 100 milioni di barili di scorte d’emergenza messi sul mercato dal G7; gli attacchi in corso frenano la discesa. A inizio settembre il Brent aveva toccato 97 dollari, il massimo in sette settimane.A Teheran il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha detto che lo stretto resta chiuso finché Washington non accetta sette condizioni; il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha parlato di una riapertura possibile «entro sette giorni» se le condizioni sono accolte, e il suo vice ha confermato che Teheran sta esaminando una risposta americana. Chi abbia sparato alla On Peace, martedì sera, nessuno lo ha ancora detto.