Piero Taruffi, l’«ingegnere volante» torna sull’Appia Antica

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Per la prima volta l’archivio privato del pilota e ingegnere Piero Taruffi viene esposto al pubblico. Dal 8 ottobre all’8 novembre 2026, il Casale di Santa Maria Nova, sulla Via Appia Antica, ospita la mostra «L’Ingegnere Volante. Taruffi torna sulla Via Appia Antica», dove il 20 marzo 1951 superò i 300 km/h sulla storica strada romana al volante del futuristico Bisiluro Tarf.Il Casale di Santa Maria Nova, parte del complesso della Villa dei Quintili nel Parco Archeologico dell’Appia Antica, ospita documenti, progetti, fotografie, trofei e oggetti personali appartenuti a Taruffi. Un patrimonio che ricostruisce la carriera di un uomo che fece della ricerca sulla velocità e sull’aerodinamica il centro della propria attività.«Piero Taruffi scelse l’Appia perché era un tracciato dritto, regolare, affidabile: le stesse qualità che in antico avevano fatto di questa strada un’opera straordinaria, senza precedenti», spiega Luigi Scaroina, direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica. «Ventidue secoli dopo, “l’Ingegnere Volante”, che cercava le condizioni migliori per portare un’automobile oltre ogni limite noto, trovò la risposta in un’infrastruttura di età romana, spesso definita proprio per questo “l’autostrada dell’antichità”».L’archivio è oggi di proprietà del collezionista Corrado Lopresto, che lo ha acquisito da Prisca Taruffi, figlia di Piero. Diari, progetti tecnici, modelli per la galleria del vento, contratti, telegrammi, fotografie e cimeli permettono di ripercorrere una carriera segnata da numerosi record mondiali e da una continua ricerca di soluzioni innovative.L’«Ingegnere Volante»Piero Taruffi, nato nel 1906 e morto nel 1988, fu ingegnere, progettista, inventore e pilota automobilistico e motociclistico. La sua attività si sviluppò lungo un confine poco frequentato tra sport e ricerca: le gare erano anche un banco di prova per sperimentare nuove soluzioni tecniche.Taruffi concentrò gran parte del suo lavoro sull’aerodinamica. La velocità, nella sua visione, non dipendeva solo dalla potenza del motore, ma anche dalla capacità di ridurre la resistenza dell’aria. Prima ancora del Tarf aveva applicato gli stessi principi alla moto Gilera «Rondine», con cui nel 1937 stabilì il record mondiale del chilometro lanciato a 274 km/h su un prototipo appositamente carenato.Nel dopoguerra trasferì questa ricerca alle automobili. Nel 1948 nacque il primo Bisiluro Tarf, equipaggiato con un motore Guzzi 500. Il progetto venne poi sviluppato nel Tarf II, costruito nel 1951 attorno a un motore Maserati da circa 1,7 litri.Il Bisiluro TarfIl Tarf era, prima ancora che un’auto da record, un laboratorio di aerodinamica. La vettura aveva due corpi affusolati e affiancati, simili a siluri, collegati da elementi strutturali a profilo alare. In uno trovavano posto il pilota e i serbatoi, nell’altro il motore e il cambio. La configurazione consentiva di ridurre la sezione frontale e quindi la resistenza all’avanzamento.Il Tarf II montava un quattro cilindri Maserati derivato dal motore da Gran Premio, portato a circa 1.720 cm³ e sovralimentato con due compressori. La potenza viene indicata in circa 240 CV da Prisca Taruffi; una fonte tecnica dell’epoca descrive invece il motore utilizzato a Monza nel 1956 come un 4CLT portato a 1.750 cm³.Anche la meccanica seguiva criteri poco convenzionali. Il cambio era collegato al motore attraverso una campana adattata, un albero trasmetteva il moto a un differenziale e due catene indipendenti azionavano le ruote posteriori. Le sospensioni erano indipendenti e il pilota comandava la vettura attraverso due leve al posto del tradizionale volante, con movimenti simili a quelli di una motocicletta.Il 20 marzo 1951, sulla Fettuccia di Terracina della via Appia Antica, Taruffi portò il Tarf II a una velocità di punta di 313 km/h, con una media di 298,507 km/h nei due passaggi del chilometro lanciato. Fu uno dei risultati più spettacolari della sua carriera e uno dei momenti che trasformarono il Bisiluro in una delle vetture più singolari della storia dei record di velocità.La ricerca proseguì negli anni successivi. Il Tarf venne impiegato per altri record, sulla Fettuccia di Terracina, a Monthléry e a Monza. Nel 1956, proprio a Monza, il Tarf II stabilì nuovi primati internazionali di Classe E sulle 100 miglia, sui 200 chilometri e sull’ora, quest’ultimo portato a circa 212 km/h.La scelta della Via Appia non fu quindi soltanto simbolica. La regina viarum, costruita nel 312 a.C., offriva un tracciato rettilineo e regolare, caratteristiche preziose per tentare nuovi primati. A distanza di quasi duemila anni, una strada progettata dagli ingegneri romani diventava così il banco di prova di una delle più avanzate sperimentazioni automobilistiche dell’epoca.L’eredità di Piero TaruffiA custodire la memoria di Taruffi è oggi la figlia Prisca, pilota, giornalista e autrice. È lei a continuare a valorizzare l’eredità del padre e a organizzare ogni anno «La Volpe Argentata», l’appuntamento dedicato alla sua figura.La mostra permette ora di entrare in contatto con una parte di questa storia attraverso materiali rimasti per decenni nell’archivio privato. Documenti e oggetti restituiscono il profilo di un progettista per il quale la pista e la strada erano anche luoghi di sperimentazione.La collaborazione tra il Parco Archeologico dell’Appia Antica e GranMotori porta così la storia dell’automobilismo all’interno di uno dei principali siti archeologici di Roma. Un incontro tra patrimonio antico e storia della tecnologia che trova proprio sull’Appia il suo punto di contatto.L’inaugurazioneLa mostra sarà inaugurata il 7 ottobre alle 10.30 con un saluto di Luigi Scaroina, direttore del Parco Archeologico dell’Appia Antica. Interverranno Mauro Dorigo, CEO di Beit Events e cofondatore del Festival GranMotori, Prisca Taruffi e Corrado Lopresto, proprietario dell’archivio.Ritratto di Piero Taruffi con il primo Bisiluro motorizzato GileraLa via Appia AnticaTaruffi su Alfa Romeo 8C negli anni TrentaTaruffi taglia il traguardo della Mille Miglia 1957 a Brescia su Ferrari 315SL'articolo Piero Taruffi, l’«ingegnere volante» torna sull’Appia Antica proviene da La Verità.