Garlasco, distrutte le provette delle unghie di Chiara Poggi

Wait 5 sec.

A Garlasco anche la distruzione delle provette e dei reperti è diventata un caso da ricostruire. Gli estratti ricavati dall’intonaco della famosa impronta 33 e dalle unghie di Chiara Poggi sono stati smaltiti insieme a quelli di altri procedimenti, senza un verbale specifico e senza una data certa.Per stabilire quando siano finiti tra i materiali eliminati, il Ris di Parma ha recuperato alcune fotografie e la spiegazione del reparto è questa: erano intermedi di lavorazione, non reperti giudiziari, e lo smaltimento avvenne dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi.Ma proprio sulle modalità di conservazione di quel materiale si concentrerebbero i dubbi della Procura di Pavia. Alle ombre sulle analisi dei pedali e sulla paternità di una consulenza personologica si aggiunge così un altro fronte: il destino di ciò che era stato ottenuto lavorando sui reperti del delitto del 13 agosto 2007.Materiale che oggi non è più conservato al Ris e sul quale la difesa di Stasi nel corso degli anni ha chiesto spiegazioni.A rispondere, in un documento datato 6 novembre, è il colonnello Matteo Donghi. La relazione, indirizzata ai magistrati dopo le sollecitazioni dei legali di Stasi, affronta i dati grezzi, la documentazione fotografica e la sorte dei prelievi di intonaco sul muro della cantina e dei frammenti delle unghie della ventiseienne.Questi ultimi, secondo la ricostruzione dei carabinieri, erano stati interamente consumati durante gli accertamenti, in accordo con le parti.Gli eluiti conservati nel freezerIl punto controverso riguarda però gli eluiti, cioè gli intermedi ottenuti durante la lavorazione. La difesa vuole sapere che fine abbiano fatto soprattutto quelli dei prelievi denominati «33dattilo» e «97F», oltre ai nove relativi ai frammenti delle unghie.Il Ris ricostruisce prima la conservazione, poi l’eliminazione. Gli eluiti, spiega Donghi, rimasero nel reparto anche dopo la stesura della relazione finale.Quelli al centro delle richieste «furono depositati, il giorno 20 dicembre 2011, all’interno di un freezer dedicato».Il congelatore si trovava in un locale con accesso protetto da lettori biometrici. Una collocazione precisa, dunque. Molto meno precisa è la ricostruzione della loro uscita.Lo smaltimento senza un verbale specificoLe provette andarono incontro a «uno smaltimento collettivo, cioè effettuato unitamente alle provette di altri procedimenti penali».E furono eliminate, dettaglio tutto da chiarire, «senza redigere uno specifico verbale, trattandosi di intermedi di lavorazione non assimilabili a reperti giudiziari».Il reperto, secondo il Ris, ha una propria identità nel procedimento penale; gli intermedi di lavorazione, invece, possono essere distrutti al termine degli accertamenti. Si tratterebbe, quindi, di una prassi.Le fotografie e la data dello smaltimentoResta inoltre da chiarire la questione del calendario. Il documento riconosce l’«assenza di certezza circa la data di smaltimento» e la colloca, come stima, nella seconda metà di settembre 2016.A sostegno vengono richiamate alcune fotografie: il 15 settembre il freezer era in procinto di essere rimosso dalla propria sede; altri scatti, del 20 e del 30 settembre, mostrerebbero le successive fasi dello smaltimento delle provette.Il Ris indica quindi ciò che considera accertabile: gli eluiti dell’omicidio Poggi non sono più nel reparto.Il freezer che li custodiva è stato dichiarato fuori uso con un atto del 29 novembre 2022.E, nella ricostruzione dei carabinieri, l’eliminazione degli estratti risale a mesi dopo il 12 dicembre 2015, quando la Cassazione rese definitiva la condanna di Stasi.La Corte d’Assise d’Appello di Milano il 12 gennaio 2022 ha poi disposto la restituzione a Stasi di alcuni reperti e respinto la richiesta della difesa di conservare tutti gli altri per future analisi.La nuova controversiaLa nuova controversia si concentra su questo punto.Il Ris assicura che lo smaltimento avvenne dopo la condanna definitiva, ma la data esatta non c’è, il verbale specifico neanche e le provette sono state eliminate.Per quel materiale, quindi, oggi si può ricostruire solo la fine.L'articolo Garlasco, distrutte le provette delle unghie di Chiara Poggi proviene da La Verità.