L’esultanza liberatoria con cui il centrodestra ha accolto la vittoria nelle elezioni suppletive a Reggio Calabria — dove si è imposto il candidato sostenuto dalla coalizione — racconta molto più di quanto dicano i numeri dello spoglio. A un primo sguardo, la tentazione potrebbe essere quella di liquidare i festeggiamenti come la normale celebrazione di un risultato largamente annunciato. Dopotutto, in Calabria e nella stessa Reggio il centrodestra governa su radici profonde e può contare su una struttura capillare e ampiamente consolidata. Sulla carta, dunque, la partita non avrebbe dovuto riservare sorprese e il candidato del centrosinistra partiva in evidente svantaggio.Eppure, dietro quelle urla liberatorie c’è dell’altro. C’è la spia di una tensione accumulata nei giorni scorsi, alimentata dalla veemente irruzione sulla scena politica reggina di Roberto Vannacci e dal timore, sussurrato ma concreto, che il nuovo fattore dirompente potesse scompaginare gli equilibri tradizionali. Quella dei vincitori è, in fondo, la misura dello scampato pericolo: il timore che la coalizione potesse subire una clamorosa battuta d’arresto, peraltro in una fase così delicata, ha reso il traguardo molto più pesante del previsto. A dimostrazione che, dietro la sicurezza di facciata, si celava un’ansia da prestazione tutt’altro che trascurabile.D’altra parte, bisogna guardarsi dall’errore opposto: esultare oltre misura pretendendo di traslare i rapporti di forza di Reggio Calabria su scala nazionale. Reggio e la Calabria rappresentano una realtà a sé stante e non possono essere assunte come termine di paragone per l’intero Paese. Qui la presenza di Forza Italia e dei suoi alleati affonda le radici in una filiera di governo territoriale fortissima, in dinamiche locali fortemente polarizzate e in una struttura di potere e di radicamento capillare che non ha eguali e che difficilmente può essere riprodotta altrove.Leggi anche:Vannacci cresce. Perché il centrodestra deve stare all’ertaVannacci festeggia l’11%. Ma il risultato di Reggio racconta tutta un’altra storiaTraslare questo successo su scala nazionale significherebbe, dunque, commettere un errore politico madornale: ignorare la natura della politica contemporanea e i reali rapporti di forza che attraversano il Paese. Nel collegio reggino non ha agito soltanto un volatile voto d’opinione, bensì una macchina organizzativa locale che risponde a logiche molto diverse da quelle che muovono l’elettorato nazionale, dove lo spazio per i flussi e gli orientamenti variabili è assai più ampio e imprevedibile.Il centrodestra, dunque, può legittimamente gioire: ha mantenuto la propria posizione, respinto la concorrenza da sinistra e, per la prima volta in modo così evidente, anche quella da destra, tenendo botta in un passaggio politicamente delicato. Ma una cosa è vincere a Reggio Calabria, altra cosa è leggere quella vittoria come la fotografia dell’Italia. La roccaforte reggina resta una realtà con equilibri, radicamenti e dinamiche proprie. Confonderla con il Paese sarebbe, questo sì, un pericoloso azzardo politico.Salvatore Di Bartolo, 5 ottobre 2026L'articolo Ansia da Vannacci proviene da Nicolaporro.it.