Le dinamiche del conflitto in Ucraina hanno svolto un ruolo di acceleratore per lo sviluppo di sistemi senza equipaggio in tutte le dimensioni, da quella aerea a quella navale, arrivando a quella terrestre. E se Kyiv ha brillato in questo senso, sia per sofisticazione sia per risultati ottenuti, sarebbe errato pensare che Mosca non abbia registrato progressi. Un promemoria arriva dall’edizione 2026 di Tsentr, l’esercitazione condotta dalle forze armate della Federazione Russa (assieme a contingenti di alcune nazioni partner) nel Distretto Militare Centrale, che copre l’area interna del Paese verso la regione dell’Asia Centrale.In questo frangente, in mezzo a centinaia di droni e a decine di sistemi robotici, sono stati impiegati anche veicoli da combattimento senza equipaggio derivati dal T-72B3M. Questi Unmanned Ground Vehicles (Ugv) appaiono legati (seppure la Tass, che è stata la prima a parlarne, non traccia alcun collegamento diretto) al programma Shturm, un progetto di sistema robotico pesante sviluppato attorno alla famiglia T-72 avviato dalla Uralvagonzavod nello scorso decennio. Il veicolo sarebbe stato impiegato in due diverse configurazioni, una più vicina al carro armato classico e una riconducibile ai cosiddetti Bmpt (Боевая машина поддержки танков), termine con cui i russi indicano veicoli corazzati di supporto ai Main battle tank.I veicoli in questione non sono sistemi autonomi, ma guidati da remoto. La logica dietro il loro impiego è quella di tenere gli equipaggi lontani dalle principali minacce (mine, armi anticarro, artiglieria, droni Fpv) senza rinunciare alla potenza di fuoco. Il risultato più evidente è che i veicoli sono stati impiegati in scenari di supporto a gruppi corazzati e unità d’assalto, e non mostrati solo come dimostratori statici; le fonti russe hanno anche insistito sulla presenza di un’architettura di controllo multicanale, resistente ai disturbi e con ridondanza dei componenti più vulnerabili.Restano però diverse incognite. Gli analisti evidenziano come il controllo remoto sposti la vulnerabilità da corazza a collegamenti dati, sensori e antenne, e che un disturbo elettronico può causare un “mission kill” anche con il mezzo integro. Non a caso Militarnyi ha riferito di un’interruzione del contatto radio tra un veicolo e la sua postazione di controllo durante l’esercitazione, notizia non confermata e in contrasto con la versione ufficiale. Le immagini suggeriscono inoltre una protezione limitata su tetto della torretta e vano motore, un punto debole di fronte a droni Fpv e munizioni sganciate dall’alto.Un fattore interessante su cui soffermarsi esula però dall’aspetto tattico e tocca quella del ciclo di acquisizione. Anziché sviluppare veicoli ex novo come nel caso ucraino, le forze armate russe hanno preferito impiegare un hardware già ben collaudato, così da risparmiare risorse e da concentrarsi principalmente sui sistemi di comunicazione. Una dinamica che permette di farsi un’idea generale sulle più generali logiche di innovazione nell’apparato militare-industriale di Mosca.