Garlasco, il mistero dei reperti distrutti: la nuova bomba sui Ris

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Oramai è come un fiume in piena. La Procura di Pavia ha scoperto un’altra possibile “marachella” dei Ris di Parma, sempre in relazione al caso di Garlasco. Come riporta il Tg1, il materiale ricavato da tracce e reperti al centro dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi sarebbe stato distrutto nel maggio del 2016. Tutto questo, udite udite, sarebbe avvenuto ben 6 anni prima della regolare autorizzazione da parte del magistrato competente. Tale distruzione porta la firma del colonnello Marino del RIS di Parma – lo stesso al centro del pasticciaccio brutto del Dna rinvenuto sui pedali della bici di Alberto Stasi – prima del definitivo via libera, giunto nel febbraio 2022.In particolare, occorre sottolineare che nel 2016, quando le indagini sul delitto di Chiara Poggi non erano ancora del tutto chiuse, l’allora colonnello del RIS Alberto Marino aveva disposto la distruzione dei reperti senza il nulla osta del procuratore.Si trattava delle “soluzioni liquide del materiale genetico”, tra le quali anche vi era anche l’impronta 33, ovvero l’impronta sulla parete della scala dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi. La stessa impronta è oggi al centro delle nuove indagini perché, secondo gli attuali inquirenti, sarebbe attribuibile ad Andrea Sempio.Ora, malgrado sia ancora presto per tirare le somme di ciò che sta sconvolgendo il caso più mediatico della storia giudiziaria, tuttavia chi ha parlato finora di una regia non solo mediatica per far riabilitare Alberto Stasi dovrebbe quanto meno porsi la seguente domanda: “chi ha mosso sin dall’inizio i fili di questa intricata matassa, riuscendo a far convergere nei riguardi dell’attuale condannato ogni elemento che ne avvalorasse la colpevolezza? Ai giudici l’ardua sentenza.A margine del vaso di Pandora scoperchiato dai magistrati di Pavia, vorrei aggiungere che non sono assolutamente d’accordo con quanto dichiarato da Massimo Lugli nel corso dell’ultima puntata di Quarta Repubblica, secondo cui pare che la nuova indagine sia più che altro indirizzata a scagionare Stasi. In realtà io credo che quando un magistrato onesto e rigoroso si imbatte incidentalmente in tutta una serie di prove che dimostrano l’innocenza di un condannato (vorrei ricordare che il dottor Napoleone inciampa sul Garlasco mentre indagava sulla presunta corruzione che coinvolgerebbe anche gli uffici giudiziari pavesi), egli ha il dovere di fare il possibile per ridare la libertà a chi si presume l’abbia persa per un errore giudiziario. Su queste cose non si scherza, egregio Lugli.Claudio RomitiL'articolo Garlasco, il mistero dei reperti distrutti: la nuova bomba sui Ris proviene da Nicolaporro.it.