Il 29 settembre la Casa Bianca ha riunito i vertici delle grandi aziende tecnologiche. Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sostituisce “intelligenza artificiale” con “superintelligenza” nei documenti federali, e ha indicato nell’autoregolamentazione delle imprese la strada per governare il settore. È un approccio opposto a quello europeo, che affida le regole alla legge. Resta aperta la questione di chi controlli ciò che alimenta questi sistemi: i dati.Abbiamo sentito il parere di uno dei massimi esperti di intelligenza artificiale, Michele Kettmajer. Nata per la difesa“La parola nasce nel 1956, intelligenza artificiale, da un professore di logica che si chiamava McCarthy”: così Michele Kettmajer, docente di fenomenologia dell’IA all’Università di Benguela, in Angola, in diretta ai nostri microfoni. Sul finanziamento di quella prima conferenza, a suo dire, c’era la Rockefeller Foundation: “Già loro nel ’56 erano parte attiva dei processi finanziari, sociali, politici a cui assistiamo ancora ad oggi”.Anche l’impulso iniziale, sostiene, fu militare: “Furono i militari, la difesa militare americana, a chiedere a questi scienziati di iniziare a capire come si poteva usare dei modelli”. “L’intelligenza artificiale fondamentalmente è una cosa fatta dall’uomo, completamente dall’uomo.” E ancora: “È grande matematica, grandi computer e grandi quantità di dati. Grandi quantità di dati che noi mettiamo a disposizione: dagli spazzolini Bluetooth collegati al telefonino fino ad arrivare ai dati invece quelli ‘importanti’ che servono per i droni per uccidere persone”.I dati, la vera materia prima“Senza i dati non esisterebbero il 99% delle intelligenze artificiali”, afferma l’esperto, che indica una responsabilità precisa: “La politica ha concesso che i nostri dati finissero in maniera completamente gratuita nelle mani di queste grandi big tech”. Google è “un grande posto dove noi consegniamo dati”.Non si tratta di semplici numeri: “Queste big tech ormai arrivano a capire tutto di noi, dal nostro interesse sessuale a come vestiamo. E sono molto forti. Ma prendete il caso dello spazzolino. Collegato al Bluetooth può dare una serie di informazioni a qualche assicurazione sanitaria. Nel momento in cui poi io vado a chiedere un finanziamento per un dente cariato, qualsiasi cosa, ovviamente la compagnia assicurativa può dirmi: ma no, ma guarda che io ho visto che i denti te li sei lavati male, che ti sei lavato bene il molare ma hai usato poca acqua, tanto dentifricio”.“La nostra colazione: è stato dimostrato qualche anno fa che la nostra colazione messa su Instagram sono dei dati importanti perché rilevano il nostro modo di vita. Quindi se io sono uno che fa colazione con grassi, con zuccheri in maniera incredibile, tu invece sei macrobiotico, attento, la tua aspettativa di vita è più alta rispetto alla mia. Così come se vedono che tu vai in bicicletta, io invece vado sempre in auto, e cammini e così via. E questi sono dati che arrivano ad esempio alle banche, che hanno a disposizione una serie di dati per poi dire: per due persone che vanno a chiedere un finanziamento, è più probabile che il mutuo per comprarsi la casa vada a finire alla prima perché ha un’aspettativa di vita più alta della mia”.L’analisi a Un Giorno Speciale | 5 ottobre 2026The post Il prossimo passo dell’IA: “Capiscono se darti un mutuo dalla tua colazione” | Con M. Kettmajer appeared first on Radio Radio.