La Svezia manda un Patriot e 100 soldati a difendere Rzeszów, lo scalo polacco degli aiuti all’Ucraina

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STOCCOLMA — «Quante batterie partono?». È l’unica domanda a cui il governo svedese ha scelto di non rispondere, martedì, nell’annunciare l’invio di un sistema Patriot e di circa 100 militari in Polonia. Il primo ministro Ulf Kristersson ha detto che il contingente entrerà in servizio il 1° dicembre a Rzeszów-Jasionka, nel sud-est del Paese, sotto comando Nato, al posto degli olandesi la cui rotazione finisce in quei giorni, riferisce Le Monde.È la prima volta che la Svezia, nell’Alleanza dal 2024, impiega il Patriot in un’operazione reale. L’aeroporto di Rzeszów si trova a circa 80 chilometri dal confine ucraino ed è dall’invasione del febbraio 2022 il principale punto di passaggio degli aiuti militari occidentali verso Kiev. «Il compito sia dello schieramento dei Gripen sia di quello dei Patriot è proteggere l’hub logistico della Nato in Polonia, all’aeroporto», ha detto Kristersson.Per quanto tempo? Il mandato del governo copre dicembre e, di fatto, poche settimane. L’estensione di sei mesi nel 2027, ha spiegato il ministro della Difesa Pål Jonson, richiede un voto del Parlamento. Secondo la televisione pubblica svedese SVT la missione può arrivare a sette mesi, ma la decisione spetterà al prossimo governo.E che cosa resta a casa? Jonson ha ricordato che la Svezia dispone di quattro unità di fuoco Patriot per la difesa nazionale e ha giudicato il rischio «gestibile». Più netta la comandante del Reggimento di difesa aerea di Halmstad, Sofia Westermark, da cui proviene il contingente: «Certo, incide il fatto che una parte della nostra forza sia materialmente in un altro luogo», ma «in questo momento difendiamo al meglio la Nato risolvendo questa missione in Polonia». La definisce «l’operazione più complessa che la Svezia abbia intrapreso come alleato Nato».Lo scalo a 80 chilometri dal fronteChe cosa si difende, esattamente? Da Rzeszów passano, secondo le valutazioni svedesi, circa 18.000 tonnellate di materiale al mese, oltre alle delegazioni politiche che da lì proseguono in treno verso Kiev; lo scalo serve anche alla missione Nato di assistenza e addestramento per l’Ucraina. La difesa aerea del sito è passata di mano tre volte: prima gli americani, poi i tedeschi, poi gli olandesi. Il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz ha confermato il passaggio agli svedesi. Dal 1° ottobre caccia Gripen dell’Ala aerea di Blekinge pattugliano già la zona per due mesi, con base in Svezia e una presenza avanzata in Polonia.Da chi? Il premier polacco Donald Tusk aveva avvertito il mese scorso che l’intelligence indicava piani russi di attacchi ibridi con droni e missili contro i Paesi che sostengono Kiev. La ministra degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha parlato di «recenti tentativi» russi di indebolire il sostegno all’Ucraina; Westermark ha descritto una minaccia «da terra e dall’aria».Mosca non ha reagito all’annuncio nelle ore successive. La settimana scorsa il presidente Vladimir Putin aveva dichiarato che la Russia non ha intenzione di attaccare altri Paesi, aggiungendo che risponderebbe a un’aggressione.La notte fra lunedì e martedì ha mostrato di che guerra si parla. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver intercettato 868 droni ucraini su 11 regioni, sulla Crimea annessa e sul Mar d’Azov. Il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin ne ha contati oltre 650 verso la capitale; due morti, nove feriti, i quattro aeroporti chiusi per ore, nove aerei dirottati su San Pietroburgo. L’agenzia di Stato russa Tass lo ha definito uno dei maggiori attacchi su Mosca degli ultimi due anni. Fonti ucraine indicano come obiettivo il deposito petrolifero Volodarskaya, il più grande della regione, che rifornisce tre scali moscoviti.A Rzeszów, il 1° dicembre, gli olandesi consegneranno il turno ai cento svedesi di Halmstad. Il Parlamento di Stoccolma deciderà poi se tenerli lì fino all’estate.