La politica italiana è entrata nella stagione delle variabili mobili. La legge elettorale, che per il governo Meloni è ormai diventata quasi un punto d’onore, si intreccia con un quadro di consenso tutt’altro che stabile: Vannacci, Di Battista, le primarie, le amministrative e una possibile data del voto ancora incerta. Sullo sfondo, un centrosinistra che prova a ridefinire il proprio rapporto con temi come sicurezza e leadership e un centrodestra che deve misurarsi con nuovi protagonisti e con una Meloni che, secondo Claudio Velardi, sta tornando a prendere l’iniziativa. Il direttore del Riformista legge così una fase nella quale “gli orientamenti elettorali sono confusi e dinamici” e nella quale, proprio per questo, fare previsioni rischia di essere più difficile che mai.Velardi, partiamo dalla legge elettorale. Il governo ha trasformato questa partita in un punto d’onore. Quanto può davvero incidere sugli equilibri politici?In termini di principio il governo sulla legge elettorale si gioca tanto. È diventata un punto d’onore. Non so quanto possa spostare realmente le cose, perché le fasi elettorali sono in grande movimento. In questo momento ci sono tanti fattori che possono incidere.Quali?Da una parte c’è il fattore Vannacci, dall’altra ci sono anche altri elementi, tra cui Di Battista e il fattore primarie. In tutto questo la legge elettorale diventa soprattutto un fattore psicologico per chi riesce a portarla a casa. Il risultato, però, è tutto da vedere.Perché è così difficile oggi immaginare le conseguenze di una nuova legge elettorale?Perché siamo in una fase nella quale gli orientamenti elettorali sono confusi e dinamici. E, peraltro, non sappiamo nemmeno quando si voterà. Se si va alle urne ad aprile è un conto, se si vota a fine legislatura è un altro. Non è detto, inoltre, che le amministrative portino necessariamente beneficio al centrosinistra.Quindi il rischio per il governo è soprattutto politico, più che elettorale?Se la legge elettorale non dovesse essere fatta, sarebbe un colpo politico per il governo. È diventata un punto d’onore. Dopodiché, capire quanto questo si traduca concretamente in voti è molto più difficile.Passiamo a Matteo Renzi. Il suo appello a Forza Italia per costruire un’area centrista è stato respinto. È una partita già chiusa?L’appello è stato respinto al mittente con energia. Contro si è schierato Tajani, ma soprattutto Occhiuto, che aspira alla leadership di Forza Italia. Renzi, però, nello spettacolo politico è bravo. Riesce ancora a tenere in piedi una Leopolda che dà segni di stanchezza, ma che continua a essere un evento importante e ad avere un rimbalzo mediatico.E sul piano politico, invece?Sul piano del consenso non so quanto gli porti. Sul piano politico, l’appello che ha fatto va letto dentro questa capacità di tenere aperto uno spazio.La sicurezza è tornata al centro del dibattito. Il centrosinistra può davvero recuperare terreno su questo terreno?Il centrosinistra è talmente distante dalla gente sulla sicurezza che ogni volta che viene richiamato su questo tema diventa un modo per rimarcare che se ne occupa male. Declamare va bene, ma servono politiche attive nelle città e nelle regioni.C’è qualche amministratore del centrosinistra che sta dimostrando che un approccio diverso è possibile?De Luca fa lo sceriffo a casa sua. Lo facesse pure de Pascale. Non ha senso declamare: bisogna fare politiche concrete. Altrimenti si finisce soltanto per sottolineare le proprie debolezze.E la posizione di Elly Schlein sulle primarie? È arrivata troppo tardi?Le parole sono tardive. Prima di adesso avrebbe dovuto avere questo sussulto. Io non sono tifoso della Schlein, ma nella contesa ha ragione. Il partito maggiore della coalizione è giusto che abbia il suo ruolo.Quindi le primarie non sono il problema in sé?No. Qualora si dovessero fare, vanno disciplinate.Veniamo a Futuro Nazionale. Dopo la botta di Reggio Calabria, il progetto di Vannacci rischia di aver già raggiunto il suo limite?Nell’opinione pubblica gli orientamenti cambiano facilmente. Adesso Vannacci ha toccato, secondo me, il tetto.E Giorgia Meloni? Il governo sembra attraversare una fase diversa rispetto ai mesi scorsi.La Meloni sta ritrovando un po’ di capacità di iniziativa. Non è più a rimorchio. Sta riprendendo il bandolo dell’iniziativa.È già possibile capire dove porterà questa nuova fase?È ancora presto per prevedere cosa succederà.