MADRID — Pedro Sánchez scioglie le Cortes. Gli spagnoli voteranno domenica 29 novembre, con mesi di anticipo sulla scadenza naturale della legislatura, prevista per l’estate del 2027. Il presidente del governo lo ha annunciato lunedì mattina in una dichiarazione istituzionale trasmessa in televisione dal Palacio de La Moncloa: «È giunto il momento che il popolo spagnolo decida che futuro vuole per sé e per il proprio Paese».Ci arriva in svantaggio. Tutte le rilevazioni recenti danno il Partito Popolare davanti ai socialisti: per l’istituto 40dB il distacco è di quattro punti, per SocioMétrica di quasi sette, con Vox, la destra nazionalista, in forte crescita sopra il 18 per cento. E ci arriva tre giorni dopo una sconfitta in Aula sul tema che lui stesso aveva scelto come bandiera.Venerdì 2 ottobre il Congresso dei deputati, 350 seggi, ha respinto i due decreti-legge sulla casa approvati dal Consiglio dei ministri il 29 settembre. Il primo è caduto per 178 voti contro 172, il secondo per 184 contro 166. Contro hanno votato i popolari, Vox e gli indipendentisti catalani di Junts, riferisce Reuters. La coalizione tra socialisti e la sinistra di Sumar conta 147 deputati e per arrivare a 176, la maggioranza assoluta, dipende dai partiti minori, Junts compreso.I decreti bloccavano gli sfratti delle persone vulnerabili fino al 2030, limitavano gli affitti turistici brevi e introducevano incentivi fiscali per chi affitta a prezzi calmierati. Il secondo rendeva di fatto indefinito il rinnovo dei contratti di locazione: un proprietario che avesse voluto rescindere avrebbe dovuto pagare 12 mensilità all’inquilino.Per Junts quelle misure avrebbero ristretto l’offerta e fatto salire i prezzi. «Se volessero davvero proteggere la gente, mettere il guinzaglio ai fondi avvoltoio e rilanciare la casa, l’avrebbero già fatto. Hanno avuto otto anni», ha scritto su X la portavoce parlamentare del partito, Miriam Nogueras, chiedendo al governo un nuovo testo. Alberto Núñez Feijóo, presidente del Partito Popolare, aveva invece chiesto subito le urne: «Non chiedo elezioni per rivalsa, le chiedo perché il mio Paese non ce la fa più». A metà giornata di lunedì Vox e il suo leader Santiago Abascal non avevano ancora commentato l’annuncio.Sánchez ha ammesso che il governo «ha commesso errori e non è riuscito a fare tutto ciò che si era prefissato», ma ha detto che restano «molte ingiustizie da correggere» e che per questo serve «una maggioranza progressista molto più ampia». La scelta è maturata in un fine settimana di consultazioni con i ministri e i dirigenti del Partito socialista.L’accampamento a Puerta del SolLa casa è da settimane la questione che muove le piazze spagnole. A Madrid il caso di María del Carmen Abascal, 87 anni, sfrattata dall’appartamento in cui viveva da 70 anni dopo che un fondo d’investimento internazionale aveva comprato l’edificio e alzato l’affitto di oltre il 200 per cento per farne alloggi turistici, è diventato un simbolo; secondo i suoi rappresentanti è poi rientrata in casa. Sabato decine di migliaia di persone hanno manifestato in tutto il Paese dietro il Sindacato degli inquilini, e a Puerta del Sol, nel centro della capitale, un accampamento permanente resiste da giorni. La Spagna è il secondo Paese più visitato al mondo, con 97 milioni di turisti l’anno scorso.Il voto sulla casa chiude mesi difficili per il governo: le inchieste per corruzione che toccano figure vicine ai socialisti, la crisi migratoria di Ceuta, l’enclave spagnola in Nordafrica investita a fine luglio da decine di migliaia di ingressi dal Marocco, e una lunga serie di sconfitte in Aula su un bilancio negoziato voto per voto. Andare alle urne, ha detto a Reuters il politologo Alejandro Quiroga, dell’Università Complutense di Madrid, poteva essere per Sánchez il modo di cambiare la narrazione dopo le accuse al suo partito.Il decreto di scioglimento sarà pubblicato martedì sulla Gazzetta ufficiale e aprirà un percorso di 54 giorni: liste dal 21 al 26 ottobre, campagna dal 13 al 27 novembre. I precedenti consigliano prudenza a chi legge i sondaggi: nel 2023 davano il Partito Popolare sei punti avanti, i popolari vinsero con il 33,1 per cento e 137 seggi, e Sánchez restò comunque alla Moncloa.Il voto non riporta in vita i decreti. Le misure sugli sfratti e sugli affitti brevi sono decadute con la bocciatura di venerdì e nessun nuovo testo può essere approvato da un Parlamento sciolto. Marta Soler Gallart, direttrice del Dipartimento di sociologia dell’Università di Barcellona, aveva detto ad Al Jazeera che neppure quei testi affrontavano il problema nel medio periodo: «In Spagna i fondi pubblici vanno in alloggi sociali che poi i beneficiari rivendono a prezzo di mercato».