“Tua sorella a fare la prostituta”. Il ridicolo Bingo Bongo di Massini che insulta gli italiani

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Ho visto molti monologhi, ma mai uno capace di essere razzista con tanta cura e di credersi pure antirazzista, su Piazza Pulita. Stefano Massini sale sul palco per difendere i migranti e, per farlo, li presta a un personaggio che si chiama Bingo Bongo. Capito? Il nome è già la sentenza. La superiorità, in questo monologo, si ottiene in un modo solo: si mima l’idiota. Il teatrante dice “sono il rozzo che pensa questo”, e il pubblico concorda che il rozzo è rozzo. Facile, comodo, banale. A sentirlo sembra uscito dalla formaldeide: un’idea di mondo preparata trent’anni fa e mai aperta per prendere aria. Infantile, e con i tempi comici di un cartello stradale.Lo spettatore ride, annuisce, si sente un po’ più illuminato di quello sul palco e torna a casa convinto di aver salvato l’umanità, in genere dopo un aperitivo. Allora proviamo a rispondere al personaggio, e a chi l’ha scritto. Signor Massini, lei metterebbe a rischio la sua vita e quella dei suoi figli per attraversare un deserto, poi un mare, su un gommone, lungo una rotta piena di insidie? Può accettare la morte di migliaia di persone in acqua, nel deserto? Io no.Il suo moralismo infantile, invece, quelle morti le rende possibili, incita le partenze senza criterio: finché il confine resta una questione di sensibilità (e autocelebrazione, per sentirsi moralmente superiori) e non di sicurezza, il mare continuerà a prendersi la gente. Il Mediterraneo, che di applausi non sa che farsene, né dei suoi monologhi, lavora a ciclo continuo. Io voglio un’emigrazione sicura, pacifica, che non costi la vita.Poi il copione prosegue con “il migrante mette in pericolo la mia civiltà”. E no, teatrante mio, il punto non è questo. Il punto è che certe culture sono ostili in modo preciso, non tutte, non in ogni forma, ma le faccio un esempio che riguarda gay e trans, ed è una questione che non si risolve con una battuta. Hamtramck, Michigan: nel 2021 elegge un sindaco musulmano e un consiglio comunale interamente musulmano, e due anni dopo quel consiglio vieta le bandiere non governative sugli edifici pubblici, compresa quella arcobaleno. Gli elettori woke che li avevano votati sono rimasti lì, a guardare la propria bandiera ammainata: l’accoglienza, evidentemente, non includeva una polizza sull’arcobaleno. Non c’è nessun Bingo Bongo in questa storia, solo un risultato elettorale.Siamo sicuri che i diritti che difendiamo saranno difesi altrettanto da altre culture? La cultura è un ibrido, ognuno travasa nell’altra le proprie conoscenze, è sempre stato così storicamente: abbiamo preso e abbiamo dato. I sensi di colpa per la nostra identità lasciamoli nel camerino. Ora il compito è fare in modo che non ci siano ingiustizie, non fingere di non vederle, come fa Massini.Poi nel testo si parla della questione culturale, così banale che mi vergogno a commentarla. Imperatori, grandi civiltà, il minimo sindacale del liceo. Ricordo allo storico Massini che nella tratta araba una parte degli schiavi maschi veniva castrata per impedire la riproduzione, e per farne eunuchi da impiegare nelle corti, negli harem, a guardia di luoghi sacri.Poi arriva il centro vero del pezzo: “se io me ne vado, chi raccoglie i pomodori?” Eccolo. Il migrante come bracciante. Come forza muscolare a disposizione, come nuovo schiavo con applauso incluso a fine spettacolo. E per chi non regge i campi c’è il resto del catalogo: la strada, la prostituzione, il ricatto dei familiari rimasti in Africa. Un monologo che si dice antirazzista e che riduce l’uomo africano a una cassetta di pomodori. La schiavitù, in ogni forma, è da condannare, sempre. Salvo, pare, quando serve a raccogliere i pachino.Ogni tanto spunta una laurea, poi le badanti, poi di nuovo i braccianti: una confusione che ha l’aria di un’idea ma non lo è. A tipi come Massini i migranti servono per non farli lavorare, per usarli come sfondo, come pubblico morale dei loro monologhi. Come contorno per le sue insalate, con la coscienza a lunga conservazione.Infine il classico: “i migranti sono tutti criminali”, detto con la voce che interpreta un classico imbecille (nell’ideale micragnoso di Massina). Ma il crimine non ha pelle. Ha margine. Ha anche un indirizzo, e di solito non è quello del teatro. Il povero senza mezzi e senza formazione, italiano, bianco o altro, è più esposto alla delinquenza, e il colore non c’entra. Ridurre tutto alla pelle è la banalizzazione del punto di vista altrui, di cui Massini ha bisogno, perché la complessità richiede un pensiero che non si recita. E che forse non ha compreso.Io vorrei che nessuno fosse costretto a partire. Che l’Africa, ricchissima di materie prime, avesse il diritto di tenersi quello che ha sotto i piedi. Se resta com’è, è anche per colpa di una cultura bassa e ambigua come quella del teatrante in questione, che dovrebbe studiare un po’ di storia per capire quali meccaniche l’hanno ridotta così, prima di risalire sul palco a interpretare l’idiota altrui, quello che ovviamente non ha mai incontrato.Il migrante può essere una risorsa, oppure una fonte di disperazione, se non gli si permette di far parte del sistema economico. E Massini, e altri come lui, come Tesla Fratoianni, cosa fanno? Oltre a ridurre la realtà a uno slogan? Poco, niente. Applausi, sipario. Il mare resta dov’è, i pomodori invece aspettano Massini.Peter Cameron EllisL'articolo “Tua sorella a fare la prostituta”. Il ridicolo Bingo Bongo di Massini che insulta gli italiani proviene da Nicolaporro.it.